CONDANNA
Un'azienda leader nel commercio di prodotti di fissaggio e utensileria, con sede nel Veronese. E lui era entrato a far parte della scuderia, come agente di commercio per Parma, nel febbraio del 2015. Solo dieci mesi prima che cominciassero i problemi per l'azienda. E i guai (con la legge) per lui, 49enne di origini siciliane, ma da tempo con casa nel Parmense. Alla fine del 2015, infatti, la società aveva verificato che mancavano all'appello 2.832 euro di pagamenti dall'area di Parma. Ma nei mesi successivi il «buco» si era allargato, perché era emerso che l'agente di commercio avrebbe fatto ordini, a nome di fantomatici clienti, per oltre 18mila euro. Accusato di truffa e appropriazione indebita, ieri è stato condannato a 9 mesi e 200 euro di multa dal giudice Nicola Giusteschi Conti, come richiesto dal pm Antonella Destefano. Il difensore Sandro Milani ha però già annunciato appello.
Il campanello d'allarme era suonato con quei primi pagamenti (non pervenuti) da parte di alcuni clienti di Parma. Ma lui aveva assicurato i suoi responsabili dicendo di aver incassato personalmente i 2.832 euro in assegni e che avrebbe provveduto a breve a versarli alla società. Passarono un po' di giorni, invece, ma dei soldi nessuna traccia, tanto che a quel punto l'azienda inviò una formale contestazione all'agente. Ma il 5 gennaio 2016 lui presentò le dimissioni con effetto immediato, sostenendo che non gli erano state corrisposte alcune provvigioni. In realtà, nei mesi successivi, dopo alcune segnalazioni di clienti, che si erano visti recapitare diffide di pagamento dall'azienda per fatture rimaste insolute, le verifiche avevano portato alla luce tutta un'altra storia: l'agente, dopo aver ricevuto gli assegni, li avrebbe incassati mettendo o facendo apporre il proprio nome a lato di quella della società nello spazio del beneficiario. Peccato, però, che poi non li abbia versati all'azienda.
Nello stesso periodo, inoltre, erano cominciate a fioccare altre segnalazioni sull'agente. E la società aveva così fatto partire ulteriori verifiche. Si era così scoperto che le perdite erano ben superiori a quei duemila euro e poco più in assegni: secondo quanto ricostruito, infatti, il 49enne aveva fatto numerosi ordini di merce con il sistema telematico interno della società. Ordini per oltre 18mila euro a nome di clienti che, però, nulla sapevano di quella merce.
E il guadagno dell'agente? I prodotti stessi, perché il piano era tanto semplice quanto efficace. Come da lui richiesto, la merce veniva recapitata nella sede di un corriere in provincia di Parma e - in un caso - in un cantiere edile nel Piacentino. Sarebbe poi toccata a lui la consegna ai clienti, se gli ordini fossero stati veri. Invece, nessun cliente, nessuna consegna. E merce rimasta nelle sue mani.
Georgia Azzali
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