Via Calatafimi
«Prima quel ragazzo su un monopattino mi ha rallentato, poi addirittura mi ha bloccato. E dietro di lui è spuntato un complice». Sembra la scena di un film, ma invece è quello che è successo sulle strade della nostra città. È ancora piuttosto scosso un sessantacinquenne parmigiano che ha raccontato alla Gazzetta la disavventura in cui è incappato mentre, assieme alla moglie, stava viaggiando a bordo della sua auto.
Quella che è capitata alla coppia, e che i malviventi non sono riusciti a mettere a segno, potrebbe essere definita la truffa del monopattino. Ma, per il modus operandi, non sarebbe neppure tanto distante dalla realtà definirla la rapina o il furto con il monopattino. Tutto dipende infatti dagli esiti, spesso infausti per le vittime. Comunque, di colpi sul monopattino si è cominciato a parlare negli ultimi tempi. Ad esempio, a Bologna di recente sono stati segnalati dei membri di una baby gang o, come si dice ultimamente, di una banda di «maranza» che, in monopattino, fingono un incidente con un'auto per poi circondarla ed estorcere denaro agli occupanti.
Forse non si saprà mai, ma qualcosa di simile poteva infatti capitare alla coppia parmigiana che, martedì dopo le 19, stava viaggiando lungo via Calatafimi in direzione viale Milazzo. A un certo punto è scattato quello che l'uomo ha definito un vero e proprio agguato. «Siamo stati superati da un monopattino guidato da un ragazzo che sarà stato, per quello che ho potuto notare, tra i 17 e i 18 anni, vestito di scuro, cappello da baseball in testa e sigaretta in bocca - racconta -. Ma non ha fatto come avrebbe dovuto e cioè rimanere sulla destra. Si è spostato in mezzo alla strada proprio davanti a noi e ha iniziato a rallentare con la chiara intenzione di distanziarmi dall'auto che avevo davanti e, nello stesso tempo, di rallentare anche me. Poi, ha addirittura messo il monopattino di traverso in modo da bloccarci». A quel punto il 65enne si è dovuto fermare anche per evitare di scontrarsi. Un'atmosfera già molto inquietante, con un ulteriore colpo di scena. «Qualche secondo dopo - riprende il racconto - ho sentito un colpo alla parte posteriore dell'auto dalla parte del passeggero, mi sono voltato e ho visto un'altra persona su un monopattino. Questa aveva addirittura il volto coperto da qualcosa che sembrava un passamontagna e, come l'altro, era vestito di scuro».
In trappola. Ma in quei secondi di paura, l'uomo non ha perso la calma e, soprattutto, né lui né la moglie sono scesi dall'auto. Ha percepito che qualcosa non andava e che quella specie di incidente era stato inscenato dalla coppia di malviventi per costringerlo a scendere. Poi, chissà cosa sarebbe potuto accadere. «Ho accelerato ed evitando quello che mi aveva bloccato che comunque non si è assolutamente mosso - riprende -, mi sono allontanato. Una volta arrivato a casa, ho notato che l'auto aveva subito un danno alla parte posteriore e mi sono poi recato in questura per denunciare l'episodio».
«Ho voluto raccontare questo episodio che mi ha scosso profondamente - conclude - anche per avvertire gli automobilisti. Quello che, in un primo momento, avevo giudicato un brutto modo di divertirsi, un atto vandalico, a freddo ho capito che poteva trattarsi di qualcosa di addirittura più grave». Truffa o rapina, a questo punto poco importa. L'importante è non avere perso la calma ed essere riusciti ad allontanarsi. Limitando, per fortuna, i danni.
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