×
×
☰ MENU

Visita a sorpresa

Il pranzo parmigiano dei «miti» Bugno e Chiappucci: «La nostra, una rivalità nata per il pubblico»

Il pranzo parmigiano dei «miti» Bugno e Chiappucci: «La nostra, una rivalità nata per il pubblico»

23 Dicembre 2022, 03:01

Metti un pranzo parmigiano, nel quale le danze vengono aperte con un tagliere che solo a guardarlo ti viene l'acquolina in bocca: Prosciutto e culaccia serviti da Enzo De Santis, titolare del Ristorante Pizzeria Il Gabbiano. Al tavolo siedono due signori che hanno fatto la storia del ciclismo, protagonisti all'inizio degli anni Novanta di una delle rivalità più accese ed entusiasmanti di questa disciplina lungo le strade del Giro, del Tour, di mille altre corse. Diversi nel carattere, così come anche nella scelta delle bibite: l'uno, Gianni Bugno, sorseggia una Coca Cola; l'altro, Claudio Chiappucci, si gusta invece una birra fresca. «Fare un brindisi del genere, con Coca Cola e birra, è proprio il massimo della vita, non trovate?» esordisce subito El Diablo. «Però possiamo gustare un Prosciutto che è davvero speciale» incalza Bugno. Di fatto, metaforicamente parlando, imprimendo il primo affondo sui pedali, che propizia subito un ricordo lasciato da queste parti. «Scommetto che sta pensando alla cronometro Collecchio-Langhirano, al Giro d'Italia»: Bugno gioca d'anticipo. Era il 1991. Quel giorno a Langhirano, la tappa fu sua. Ma la maglia rosa rimase sulle spalle di Franco Chioccioli, per un secondo. E si dice che fu proprio l'esito di quella tappa, che non cambiò le cose in classifica generale, uno dei fattori chiave che determinarono poi la vittoria finale di Chioccioli.

La storia non si fa con i se e con i ma. Bugno glissa, quindi. Ma questo fa parte del suo carattere: vale anche quando gli si ricordano le imprese da lui realizzate. Memorabili. Come quel Giro dominato nel 1990, mantenendo la maglia rosa dalla prima all'ultima tappa. Come solo i grandi: Merckx e, prima ancora, Girardengo e Binda. «Vincere il Giro d'Italia, e farlo in quella maniera è un qualcosa di inimmaginabile, un'emozione unica. Ma tutte le vittorie, per me, sono state belle e importanti: le metto sullo stesso piano e le porto dentro» osserva il campione nato a Brugg, in Svizzera, ma brianzolo doc. «Eccolo, il grande pregio di Gianni: l'umiltà» interviene Chiappucci. «Lui è così adesso, ma posso garantirvi che non è cambiato di una sola virgola rispetto a quando correva. È sempre stato una persona misurata, che il suo valore non lo ha mai ostentato». «Il miglior pregio di Claudio è invece la determinazione» fa notare Bugno.

I due si scambiano sorrisi e cenni d'intesa: da veri amici, certo, capita che qualche volta si punzecchino ancora. «Diciamo che la nostra è stata una rivalità... voluta» la butta lì, Bugno. Ad esplicitare il concetto ci pensa Chiappucci: «Vede, la rivalità nasce perché c'è un pubblico. Non accade solo nel ciclismo, ma in tutti gli sport. Il bello è proprio questo. Il nostro calendario seguiva uno schema ben definito: c'erano i grandi giri, le grandi classiche, i Mondiali. Gareggiare per lo stesso obiettivo, era quindi nell'ordine delle cose. E la gente aveva tante aspettative su di noi». «Che correvamo sempre per fare risultato» rammenta Bugno. «Differenze col ciclismo di oggi? Non ne vedo: il ciclismo è sempre quello. Oggi però, fra gli italiani, non ci sono corridori che fanno la differenza: l'ultimo è stato Nibali». «Non ci sono nemmeno quelli dotati di carisma, capaci di appassionare e di trascinare il pubblico» aggiunge Chiappucci. «Il carisma è una dote innata: o ce l'hai oppure non ce l'hai» sentenzia Bugno. «Detto questo, quando pedalavamo noi era anche un'altra epoca: i social, allora, non esistevano. Se volevi far breccia nel cuore della gente, dovevi apparire in tv: dovevi vincere, insomma».

Vederli conversare, tra una portata e l'altra, è un vero piacere. «Noi apparteniamo a quella generazione che preparava le corse senza l'aiuto di mental coach e motivatori» ricorda il varesino. «E pensa che non esistevano nemmeno tutte le tecnologie di adesso, a cominciare dalle radioline» ribatte Bugno.

Le loro gesta restano però scolpite sulla pietra della memoria collettiva. Chiappucci, ad esempio, è uno che al Tour, sul Sestriere, ebbe la forza di mettere in ginocchio un certo Miguel Indurain. «Non è stato mica facile» ammette El Diablo, ripensando a quella sua fuga solitaria che lo condusse, dopo sei ore, al trionfo di tappa. «Non avrei mai pensato di poter fare una cosa simile, sono azioni – afferma - che non puoi prevedere». Epiche, eroiche.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI