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Intervista

Antonella Degasperi, star dell'operetta: «Come in una favola»

Antonella Degasperi, star dell'operetta: «Come in una favola»

28 Dicembre 2022, 03:01

Mara Pedrabissi

Incarna l'esatto profilo della “soubrette” che tutto fa e pure bene, alla Delia Scala per intenderci con chi ha buona memoria. Antonella Degasperi canta, balla, recita, ha i tempi della risata. Un po' merito dei “geni”, nata a Merano in una famiglia di musicisti dove ha «imparato a parlare e cantare contemporaneamente». Molto merito dello studio: dieci anni di danza classica, canto lirico al Comunale di Bologna, recitazione e tanto altro ancora.

Nei riguardi di una signora non si dovrebbero mai fare i conti, ma Antonella sta nella Compagnia d'operetta di Corrado Abbati dalla fondazione, nel 1992: debutto al Teatro Regio di Parma con «La Vedova allegra». Così sono passati trent'anni, «sempre con la valigia in mano; nei tempi d'oro al ritmo di 150-180 recite l'anno, ora, dopo il Covid, un po' meno. Ma la Compagnia resta la “prima” famiglia», racconta. La tappa a Parma «un rito», il pubblico di qui «un amico». Anche per questo San Silvestro, al Teatro Regio dalle 21, con l'operetta «Il paese dei campanelli», per la regia di Corrado Abbati, con Alberto Orlandi sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana (info: 0521 203999).

«Il paese dei campanelli», operetta di Lombardi e Ranzato, nel 2023 compirà cento anni. Perché piace e continua a piacere?

«Perché è una favola. L'intreccio è semplice, ruota intorno a una serie di incroci di coppie in un’immaginaria isola olandese dove sopra ad ogni casa c’è un piccolo campanile con un campanello. Secondo la leggenda, questi campanelli suonano ogni volta che si verifica un tradimento. I personaggi principali, il comandante dei marinai Hans, intento a tenere sotto controllo l'attendente pasticcione La Gaffe, il borgomastro del paese e la moglie Pomerania, Nela e Bombon, amiche di Pomerania, trasmettono spensieratezza. Se a ciò si aggiungono musiche accattivanti e bei balletti, la magia è servita. Ed è la magia, in generale, del mondo dell'operetta».

Lei è una Bombon di riferimento. Quante volte l'ha interpretata?

«Direi, per approssimazione, 400 volte. Non c'è un segreto per interpretarla. Semplicemente metto tutto il mio amore e la mia passione. Quando mi chiedono il mio luogo preferito, rispondo “il palcoscenico”. È la mia vita. Poi con Corrado c'è intesa, ci si diverte...».

Lei e suo marito, Fabrizio Macciantelli, altro “nome” dell'operetta, siete entrati nella Compagnia Abbati da subito...

«Corrado conobbe Fabrizio in una trasmissione Rai e, poiché aveva bisogno di un baritono, subito dopo lo contattò. Vedemmo il modo di lavorare di Corrado, ci piacque subito: invogliava a salire sul palcoscenico con lui. Qualche anno dopo, fondò la Compagnia e fu naturale per noi essere con lui».

Negli anni avete sempre lavorato a Parma, spesso con altri parmigiani, da Artemio Cabassi a Paola Sanguinetti...

«Sì, questo è un mestiere che lega, credo fortemente nelle amicizie che portano a scambi, arricchimenti. Così è con Artemio e con Paola, anche lei agli inizi in Compagnia con noi».

La sera del 31 anche Paola Sanguinetti sarà impegnata in un «Gala» con brani d'operetta al Magnani di Fidenza...

«Lo so, so tutto, ci sentiamo spesso e chissà che non torniamo a fare qualcosa insieme. Non è vero che tra “primedonne” c'è competizione. Dico sempre che c'è da imparare dagli altri...».

Invece le capita di litigare, per lavoro, con suo marito?

«Nella vita, per fortuna, mai! Ci capita però spesso di interpretare personaggi che litigano in scena. Eccome».

Il teatro musicale - operetta e musical - richiede professionisti completi, a tutto tondo. A un ragazzo, una ragazza che volessero imboccare il suo percorso cosa direbbe?

«Intanto un grosso “in bocca al lupo” perché i due anni di pandemia hanno lasciato uno strascico ed è tutto più difficile. Poi di studiare tre cose allo stesso modo: danza, canto e recitazione. Io ho studiato e continuo a studiare, specie il canto, in questo mestiere non si può abbandonare lo studio. Terzo di avere passione: solo la passione non ti fa sentire il peso dei sacrifici».

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