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L'intervista

Il ds Mauro Pederzoli: «Vogliamo crescere. E valuteremo eventuali mosse di mercato»

Il ds Mauro Pederzoli: «Vogliamo crescere. E valuteremo eventuali mosse di mercato».

06 Gennaio 2023, 03:01

Gennaio è il mese delle riparazioni, degli acquisti last minute e low cost che non sempre poi si tramutano in punti. Lo sa bene Mauro Pederzoli, direttore sportivo del Parma, impegnato in questi giorni a monitorare le possibili occasioni che potrebbero presentarsi. Anche se la consapevolezza sua e di mister Pecchia è quella di avere in mano una macchina già rodata e di alto livello.

Come sempre in questo periodo le voci sono tante e incontrollate. Ma la domanda è una: il Parma ha intenzione di tornare sul mercato?

«Le voci sono fisiologiche e scontate ma da un certo punto di vista anche giuste visto che c'è grande interesse da parte dei tifosi. L'approccio del Parma è di assoluta serenità. Se vogliamo fare un paragone, lo scorso anno avevamo approcciato il mercato di gennaio con grande aggressività perché sentivamo forte il bisogno di porre rimedio a una situazione che stava diventando problematica. Quest'anno la situazione è completamente diversa perché pensiamo di avere una rosa estremamente competitiva per cui non c'è nessuna ansia. Ovvio che ogni rosa è migliorabile e che il mercato è dinamico ma non siamo obbligati a fare operazioni. Dopodiché è nostro compito essere attenti e vigilare e non ci tireremo indietro se si presentasse l'opportunità di migliorare ulteriormente una squadra che, lo voglio ripetere, per noi è già di ottimo livello e pronta per i prossimi impegni».

A differenza dei primi due anni della gestione Krause, in questa stagione c'è una maggiore attenzione ai costi e all'aspetto finanziario. Concetto che varrà anche per il mercato di gennaio?

«Voglio precisare che non lavoriamo a budget ma semplicemente con criteri di buon senso cercando di stare nel perimetro del progetto stabilito ma sempre con un occhio alla sostenibilità economica. Detto questo, non c'è nessuna frenata a prescindere sempre tenendo conto che la stella polare è quella di puntare su giocatori giovani e di proprietà. D'altronde riteniamo di aver già raggiunto la gran parte degli obiettivi nel mercato estivo che non è stato faraonico ma legato a innesti mirati che, col senno di poi, riteniamo essere stati azzeccati».

Molto si è parlato in questi giorni di attaccanti e della famosa punta da 15-20 gol che mancherebbe a questa squadra. Se arrivassero offerte o possibilità di scambi, Tutino e/o Inglese potrebbero partire?

«Quello della punta per me è un falso problema. Ciò che conta è la produzione offensiva della squadra e da questo punto di vista possiamo essere più che soddisfatti. Siamo il quinto miglior attacco della serie B e come numero di occasioni create siamo fra i primi un po' in tutte le classifiche. A me e al nostro allenatore interessa innanzitutto che la squadra faccia tanti gol, poi chi li fa è un dato relativo. Voglio rilevare che nella prima parte di stagione sono andati in gol ben dodici giocatori. E' segno di qualità e della partecipazione di tutti alla manovra della squadra. Questo è un elemento di cui andare orgogliosi. Per il resto, e cioè il discorso legato ai singoli giocatori, non offriamo nessun giocatore. Il mercato è aperto e valuteremo tutte le opzioni che possono essere interessanti».

Domanda connessa: tanti giovani del Parma sono nel mirino di club italiani e stranieri. Ma davvero il Parma potrebbe privarsi, non a gennaio ma a fine stagione, di alcuni dei prospetti più interessanti?

«Intanto mi fa piacere tutto questo interesse intorno ai nostri giovani perché dà un senso compiuto al lavoro fatto in questi anni. Vedere la crescita di ragazzi come Delprato, Circati, Hainaut, Bonny, Oosterwolde, per fare alcuni esempi, è per noi motivo di vanto e posso confermare, come direttore sportivo, che l'attenzione di tanti club sui nostri giovani è altissima. Poi il discorso è quello che ho fatto prima: non siamo disposti a cedere nostri giocatori a maggior ragione se hanno evidenziato un percorso di crescita importante perché questa è la nostra mission come club. E in questo è centrale il grande lavoro di scouting da parte di Massimiliano Notari che produce nomi e opportunità che cerchiamo di cogliere».

Di contro ci sono giovani, penso a Benek, che l'anno scorso avevano fatto vedere grandi doti e che in questo campionato sembrano aver intrapreso un percorso di involuzione. Come se lo spiega?

«Penso sia una caratteristica molti evidente di tutti i giovani calciatori quella di avere alti e bassi. L'anno scorso Benek ha fatto un campionato straordinario mentre in questa stagione sta trovando un po' meno spazio ma penso che tutto questo sia fisiologico. E comunque voglio dire che l'interesse di molti club per il giovane attaccante polacco non è venuto meno, anzi. Sulle sue qualità siamo tutti convinti e questo può essere per lui un momento di appannamento dettato anche dal fatto che, proprio perchè è giovane, non ha forse ancora l'esperienza, in particolare a livello mentale, per una contnuità di prestazioni che siamo certi arriverà».

Capitolo infortuni. Verrebbe da dire, ci risiamo. Anche quest'anno è proseguito lo stillicidio di guai, soprattutto muscolari, che hanno costretto allo stop tanti giocatori. Dalle valutazioni che sicuramente avrete fatto che cosa è emerso?

«Se ci fosse una motivazione avremmo risolto il problema in maniera facile e veloce. Purtroppo non è così. C'è un elemento che può sembrare quasi paradossale: quest'anno il Parma ha avuto meno infortunati che nelle scorse stagioni. Questo non vuol dire che il problema non esiste ma in generale mi sembra che purtroppo stiamo assecondando una tendenza e mi spiego. A livello nazionale e internazionale le statistiche dicono che siamo i viaggia sui nostri parametri. E' chiaro che oggi nel calcio si va molto forte sempre e l'atleta è sottoposto a grande stress dal punto di vista fisico. Mi piace fare il paragone con la Formula Uno: se tiri sempre la macchina al massimo il rischio di una rottura aumenta a dismisura e questo sta accadendo nel calcio di oggi».

Questo è un campionato che sembra ribaltare i pronostici. In testa ci sono due squadre che in estate non erano certamente inserite nel lotto delle favorite e ci sono delle sorprese soprattutto sul fronte delle neopromosse (Bari e Sudtirol su tutte). Che girone di ritorno prevede?

«Vedo un po' la solita serie B con l'equilibrio che regna sovrano e qualche squadra che si è staccata. Chi sta in alto, penso al Frosinone, beneficia della continuità di lavoro di un gruppo squadra ormai consolidato e di un tecnico che ha avuto tempo per forgiare un gruppo. Nel girone di ritorno penso che il copione sarà lo stesso con un grande livellamento di valori ma penso anche che alla fine emergeranno, in un campionato lungo e stressante come è quello di serie B, i valori tecnici. Per questo sono fiducioso sul cammino futuro del Parma che, mi sbilancio, farà una grande seconda parte di stagione».

L'obiettivo del Parma a questo punto è quindi quello di centrare i play off?

«Non voglio e non posso parlare di obiettivi in questo momento perché fin dall'inizio l'unico obiettivo nostro era quello di avviare un percorso di crescita e di creare una identità tecnica e ambientale per tornare ad essere una squadra che possa dare grandi soddisfazioni ai suoi tifosi».

La domanda era ad uso e consumo dei tifosi che guardano sempre più al risultato che ai progetti di medio, lungo termine...

«Io sono molto contento di come la squadra si è espressa nel girone di andata. Certo ci sarebbe piaciuto avere qualche punto in più ma parlavo di progetto di crescita finalizzato a ottenere risultati. E' questo l'obiettivo che dobbiamo continuare a perseguire con forza e determinazione».

E rifacendoci proprio ai punti persi per strada, non crede che questa squadra soffra di una sorta di fragilità psicologica viste anche le recenti sconfitte maturate in partite dove il Parma ha praticamente dominato?

«Non sono d'accordo sul fatto che i risultati negativi siano venuti da un atteggiamento mentale. E' vero che non abbiamo mai rimediato quando siamo andati sotto ma è vero anche che la squadra ha continuato a giocare con la consueta grinta. Anche vivendo la gara dalla panchina ho sempre visto la squadra sul pezzo. Vero che abbiamo sofferto, soprattutto in casa, contro squadre arroccate ma giocando sempre e mai deprimendoci. Forse alcuni risultati sono nati anche da una certa ansia di voler dare soddisfazioni ai tifosi perchè di una cosa sono certo: questa squadra, soprattutto al Tardini, sente molto il calore e l'abbraccio dei tifosi. Un entusiasmo che vorrebbe sempre ripagare».

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