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Intervista a Valerio Casagrande

«Debiti fiscali a rate? Il Parma dice no»

«Debiti fiscali a rate? Il Parma dice no»

08 Gennaio 2023, 03:01

Il Parma è una delle poche società di serie A e B a non aver fatto ricorso alle agevolazioni del cosiddetto decreto «salva calcio», inserito nella manovra approvata a fine anno e che consente ai club di spalmare nei prossimi cinque anni i debiti fiscali accumulati da gennaio a novembre 2022 a causa dell'emergenza pandemica. Una misura che ha sollevato molte polemiche anche all'interno dello stesso Governo. Valerio Casagrande, direttore finanziario del club crociato, spiega perchè è stata assunta questa linea che si può definire atipica rispetto a quella attuata da gran parte delle società di calcio.

«Ci sono stati diversi interventi normativi sul tema che risalgono al 2020 con una proroga a luglio che spostava la scadenza a dicembre. Un quadro chiaro che ci ha permesso di fare una pianificazione economico finanziaria tempestiva per cui non siamo stati colti impreparati al momento del versamento come invece sembrava trasparire dall'atteggiamento di altri club».

In pratica avete deciso di non rateizzare questi debiti?

«Per noi è fondamentale l'elemento della credibilità e della responsabilità e in questo senso è basilare la stabilità delle regole. Alla luce di questi valori abbiamo deciso di procedere comunque al versamento anche perchè avevamo la solidità economico finanziaria per permettercelo consapevoli di dover sacrificare un potenziale vantaggio finanziario considerato questa decisione a livello statale assume i contorni di un finanziamento agevolato. Finanziamento che pesa su tutti i contribuenti, quindi su tutti noi».

Non è quindi solo una scelta di carattere finanziario?

«No, si tratta di una linea che va nella direzione del rispetto di tutta la comunità e che definirei etica».

Questo decreto ha sollevato polemiche e critiche. Le condividete?

«Abbiamo sentito molte voci dissenzienti rispetto a questo provvedimento. Lo stesso Ministro dello sport si era detto poco favorevole salvo poi essere smentito dai fatti».

Ritenete il decreto «salva calcio» anche una sorta di concorrenza sleale rispetto alla volontà delle società virtuose di rispettare tutti gli impegni?

«Per quanto ci riguarda abbiamo avuto la possibilità di versare una cifra consistente pari a circa dieci milioni di euro nonostante fossimo consci dei vantaggi finanziari che potevamo ottenere. Sono curioso di vedere dove verrà investito il risparmio finanziario operato dalle società che hanno fatto una scelta diversa rispetto alla nostra. Non vorrei che andasse a finire, ad esempio, nel mercato invernale che si è appena aperto. Fra l'altro il calcio ha identificato come valore di controllo l'indice di liquidità. Si deve cioè rispettare una determinata soglia fra debiti e crediti a breve. Se si rispetta questa soglia si può operare sul mercato trasferimenti. Con lo strumento che è stato introdotto si ha anche un vantaggio per quanto riguarda questo indice perchè i debiti a breve vengono spalmati sui cinque anni. Insomma, un mondo un po' al contrario e non proprio equo».

Avete notizie di altri club che hanno fatto la vostra scelta?

«Da quello che abbiamo letto solo Fiorentina e Cremonese in serie A e nove club di B, compreso il nostro, hanno deciso di non sfruttare questa agevolazione. Fra questi, mi pare anche Pisa e Palermo e c'è un filo rosso che le lega vale a dire le proprietà americane. Il calcio italiano, a mio avviso, ha bisogno di una sorta di stabilità delle regole in modo da poter attrarre investitori che considerano questo aspetto basilare».

Carlo Brugnoli

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