Tizzano
Un inverno per ora senza neve e un grave danno all’economia dell’Appennino. Da Schia, al Cerreto, fino al Corno alle Scale la situazione è la stessa.
Prati verdi, temperature sopra la media stagionale e gli effetti del cambiamento climatico sempre più evidenti preoccupano gli operatori, già in difficoltà a causa del caro energia.
Nei giorni scorsi l’appello lanciato dal presidente della Regione Stefano Bonaccini e dell’assessore regionale a Turismo e Commercio Andrea Corsini, che, in accordo con i colleghi di Toscana e Abruzzo hanno chiesto un incontro urgente a Daniela Santanchè, fissato dal ministro per mercoledì.
«Occorre un piano straordinario per far fronte a una situazione altrettanto straordinaria», hanno dichiarato. Gli impianti sciistici, motore per l’economia grazie alle ricadute che hanno sul territorio, sono purtroppo fermi e si è perso un prezioso periodo come quello natalizio.
Dopo le stagioni cancellate dal Covid, un altro momento nero per gli operatori, che devono anche fare i conti con le salatissime bollette dell’energia, che, nel caso di Schia, avevano costretto a prendere decisioni quali il rinunciare all’innevamento artificiale pur di salvare la stagione, affidandosi al cielo e alla speranza di copiose nevicate.
Ma le cose si stanno ulteriormente complicando perché, dopo una breve apparizione a fine novembre, di neve ora non c’è traccia.
«Se non c’è la neve si ferma un indotto. Spero che il governo risponda in tempi brevi», commenta Mariangela Bocchi della Montecaio srl, che non nasconde la stanchezza di fronte all’ennesima prova che il comprensorio di Schia si trova a fronteggiare.
«Ora - prosegue - abbiamo da affrontare i costi di revisione dell’impianto, che sono altissimi, e se non nevica siamo di fronte al baratro. Nonostante la nostra sia una Regione molto attenta, che ogni anno ci versa un contributo a fondo perduto sulle spese dell’impianto sostenute la stagione precedente, per noi una boccata d’ossigeno, oggi questo, purtroppo, non basta».
«Avevamo fatto la scelta di aprire gli impianti nonostante i prezzi dell’energia, rinunciando però all’innevamento artificiale, perché troppo oneroso. Per affrontare i costi delle bollette ancora non abbiamo visto un aiuto e le prime che sono giunte, relative alla messa in moto degli impianti per la manutenzione ordinaria, sono altissime. Se non nevica e non arrivano aiuti – prosegue Bocchi – tutti rischiamo di sparire».
Una situazione che impone una riflessione a lungo termine, guardando al futuro, perché il rischio è che la neve in Appennino, in particolare a certe altitudini, si faccia sempre più desiderare, minando la certezza dell’inverno bianco.
«Sto seriamente pensando a un progetto diverso. Forse noi siamo i meno penalizzati perché abbiamo un’attività che riusciamo a differenziare - riflette con il solito spirito positivo che la anima -. La neve non deve essere più il volano, il traino del turismo. Se arriva bene, si scia. Se non nevica pazienza. L’unica via – conclude - potrebbe essere quella di cambiare progettualità».
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