La storia
Alla pallanuoto la famiglia Catellani ha regalato tre gioielli. Sara, classe 1990, la più grande, ha smesso di giocare da qualche anno. Oggi è una donna che ha tutto per essere felice: un lavoro, due splendidi bambini (Arianna, 4 anni, e Lorenzo, 2) e un curriculum sportivo che l'ha vista arrivare in serie A, con le calottine di Bergamo, Nervi e Firenze. Le sorelle, Chiara (nata nel 1997) e Alessia (classe 2002), hanno ripercorso le sue orme. Il ruolo, in tutti e tre i casi, è lo stesso: portiere. Così come identico è l'amore per questa disciplina.
Chiara e Alessia militano fra le fila di quella Sport Center Parma che, nel giugno scorso, ha sfiorato la promozione in A2, mancata per una questione di differenza reti. Roba da non dormirci la notte.
«In effetti quell'epilogo è ancora una ferita aperta» ammette la «millennial» Alessia, titolare e capitana della squadra. «Anche se non sarà facile, abbiamo il dovere e la voglia di riprovarci. Siamo determinate: nel gruppo ci sono ragazze che, per ragioni di età e impegni lavorativi, avevano pensato di smettere. Ma poi hanno tenuto duro deciso di rimanere, perché abbiamo un conto in sospeso». Brave in campo e fuori, sono iscritte entrambe all'Università di Parma: Alessia studia Scienze Zootecniche e tecnologie delle produzioni, Chiara invece Scienze dell'educazione, impegno che porta avanti insieme al lavoro in una scuola materna. E, naturalmente, alla pallanuoto. «Mi ero stancata di nuotare a livello agonistico – racconta Chiara -, ma non volevo saperne di allontanarmi dall'acqua: così ho provato e mi sono innamorata del gioco con la palla. Per un periodo avevo lasciato, ma il richiamo è stato troppo forte: lo scorso anno ho ripreso ad allenarmi, giocando anche qualche minuto per aiutare la squadra».
Alessia e Chiara, insieme ai genitori, hanno sempre seguito Sara, anche in trasferta. Sara invece non ha mai visto, dal vivo, una partita delle sorelle. «Però mi dà sempre buoni consigli: i programmi dei suoi allenamenti sono preziosi...» rivela Alessia.
Sara ha mosso i primi passi alla Polisportiva Coop. «Come sono diventata un portiere? È il ruolo che ha scelto me, non il contrario: avevo una certa prestanza fisica e braccia lunghe da occupare tutto lo specchio della porta. Assecondai la richiesta del mio allenatore e questa collocazione l'ho amata fin dal primo momento, forse anche per una sorta di predisposizione caratteriale». Un'esperienza che le è servita anche per maturare. Sotto tutti i punti di vista. «Con il tempo – spiega la maggiore delle sorelle Catellani - ho dovuto imparare a non sentirmi l’unica responsabile quando prendevamo un gol, ma capire quando ero io a sbagliare oppure il resto della squadra». La pallanuoto ha aiutato Sara anche nella costruzione del proprio futuro, al di là dello sport. «Caparbietà e capacità organizzativa: ecco le competenze che lo sport riesce a dare» sottolinea Sara. «Se non ci fosse stata la pallanuoto, probabilmente dopo le superiori sarei andata subito a lavorare. Invece ho intrapreso gli studi universitari, che ho poi felicemente portato a termine. L'esperienza a Nervi è stata la più importante: eravamo una squadra giovane, che doveva salvarsi. Invece abbiamo fatto un grande campionato, arrivando a disputare i play-off».
Ad accomunare le Catellani, è il gusto per la sfida. «È anche per questo che sono diventata un portiere» accenna Chiara. «Le prime volte andavo un po' nel panico, ma è un ruolo che mi affascina, forse proprio perché difficile».
La pallanuoto entra poco nella vita privata delle tre sorelle e nel rapporto che le lega. «Io e Alessia viviamo più l'essere zie che la comune passione per la pallanuoto» rileva ancora Chiara.
Alessia, che delle tre è la più scaramantica (indossa sempre le stesse scarpe da ginnastica prima della partita «e non oso pensare se un giorno dovessero rompersi...» ride), si concentra sulla sua crescita sportiva: «Tecnicamente sono migliorata, negli spostamenti e nei salti, grazie anche alla scelta della società e del tecnico Natasha Kutuzova di affiancarmi un preparatore. I gradi di capitana, poi, mi hanno responsabilizzata». Sara e Chiara annuiscono. Il loro sorriso è pieno di orgoglio.
Vittorio Rotolo
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