Comune di Parma
Ammonta ad oltre 8 milioni e 200 mila euro l’evasione Imu in città accertata da Parma gestione entrate nel corso del 2022 e relativa all’ultimo quinquennio.
In parte sono soldi già riscossi e in parte no: questo poiché nel totale delle 4.346 notifiche per irregolarità arrivate nelle cassette delle lettere dei parmigiani, ce n'è una buona parte che è stata inviata a dicembre.
Resta dunque la possibilità di poter pagare il tributo nei tempi previsti e ben prima che scatti il meccanismo che porta ad azioni amministrative e cautelari.
Ecco perché il vicesindaco Lorenzo Lavagetto preferisce usare termini più moderati rispetto a quelli che gli sembrano facili slogan: «Qualcuno la definirebbe "lotta all’evasione”, ma trattandosi di Imu non mi pare corretto. Il tema è tecnico e complesso, il calcolo può essere complicato e non è paragonabile all’altro tributo che fa capo ai Comuni, ossia l’addizionale Irpef, che va direttamente nella dichiarazione dei redditi e quindi non è eludibile».
Di certo, però quei soldi, una volta recuperati, «costituiranno una importante voce di bilancio da cui attingere - sottolinea Lavagetto - . Ancora più importante considerato che nel passato queste cifre erano molto più piccole e ora, invece, crescono di anno in anno. Ed è per questo che i miei complimenti vanno agli uffici competenti di Comune e Pge: hanno fatto evidentemente un buon lavoro e l'intensa attività di controllo dimostra la sua efficienza».
I dati dell’attività di accertamento da parte di Parma gestione entrate compaiono in una determina dirigenziale datata 19 gennaio. Il lavoro svolto durante gli scorsi 12 mesi ha portato ad inviare 5.154 avvisi di accertamento relativi ad irregolarità o mancato pagamento dell’Imu. In 799 casi – per un valore di 672.317 euro - altrettanti contribuenti hanno consegnato i documenti che dimostravano l’avvenuto pagamento o l’inesigibilità , mentre in 329 è stato rettificato l’importo dovuto, per un valore in meno di 260.218 euro. Dalla cifra di partenza di 9.145.881 euro si è dunque arrivati a quegli 8.213.346 che – spiega Andrea Minari, dirigente dall’ottobre 2020 del Settore Entrate, Tributi, Stazione unica appaltante e Organismi Partecipati - «hanno permesso non solo di rispettare gli obiettivi di bilancio, ossia un recupero di 8 milioni, ma anzi di superarlo leggermente». «E’ importante segnalare due cose – continua – La prima è che l’azione di accertamento è stata fatta su tutta la platea di contribuenti per garantire l’equità fiscale, con la possibilità di rivolgersi agli sportelli di Pge nel caso si ritenessero errate o anomale le cifre contenute in avvisi e notifiche». L’altro aspetto riguarda la percentuale di errore nei controlli effettuati: «Si è ridotta in misura fisiologica: siamo sotto il 15 %, a testimonianza dell'ottimo lavoro fatto negli ultimi due anni grazie alla collaborazione tra l’Ufficio tributi e Pge».
E’ invece fra il 20 e il 30 la percentuale delle azioni cautelari e amministrative che vengono avviate quando anche l’ultimo sollecito arrivato via posta viene ignorato. E a quel punto scattano fermi delle auto e pignoramenti. Insomma: meglio aprirla, quella busta.
C.C.
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