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Via Zarotto

Ex Castelletto, nell'abbandono l'area destinata all'Archivio

Ex Castelletto, nell'abbandono l'area destinata all'Archivio

01 Febbraio 2023, 03:01

Dal dopoguerra e sin quasi alla fine degli anni Novanta la grande superficie di oltre 60mila metri quadrati denominata del «Castelletto» confinante con via Sidoli a Nord, via Zarotto a Ovest e via Traversetolo a Sud, mentre a Est si trovava il vecchio stabilimento della Rossi&Catelli (poi trasferito in via Paradigna) era un'area militare, vietata alla frequentazione dei «civili». La destinazione era quella a deposito di mezzi militari e di materiali destinati all'Esercito.

Chiusura e abbandono
A metà degli anni Novanta, però, arrivò la scelta dei vertici militari di dismettere il deposito di Parma, nell'ambito del ridimensionamento dei presidi sul territorio che portò anche alla chiusura delle caserme di via Padre Onorio e borgo Riccio da Parma. Nel giro di qualche anno, così, tutti i vecchi capannoni vennero svuotati e per una ventina d'anni l'area, nonostante la sua presenza in piena area urbana, venne lasciata in completo abbandono senza neppure la possibilità di intervenire per sistemarla in quanto ancora ufficialmente «militare». Per qualche tempo i capannoni furono così anche rifugio per i «senzatetto» mentre cresceva senza controllo una foresta vegetale disordinata.

Il primo progetto
Ai tempi dell'insediamento dell'Efsa a Parma (primi anni Duemila), si era parlato del trasferimento all'ex Castelletto della sede del comando provinciale dei Carabinieri, con costi di realizzazione dell'intervento che sarebbero stati coperti dalla realizzazione di un quartiere residenziale nella parte non occupata dalla nuova caserma. Il progetto però non andò a buon fine, anche perché l'Efsa, al suo arrivo a Parma, si insediò provvisoriamente con i propri uffici al Dus e venne pianificata la nuova e attuale sede di viale Piacenza accantonando quella che era stata l'idea originaria di trasferire l'Arma da Palazzo Ducale e farne la prestigiosa sede di rappresentanza e degli uffici principali dell'Authority.

La messa in vendita
L'area ex militare del Castelletto continuò così a essere una «ferita aperta» nel cuore della città senza alcuna destinazione fino a quando la proprietà non venne trasferita, sempre all'interno dello Stato, dal Demanio militare a quello Civile per inserirla in un vasto piano di alienazioni su scala nazionale. E così l'area venne suddivisa in tre lotti di circa 20mila quadrati ciascuno e messa all'asta fra il 2017 e il 2018, con la clausola di prelazione gratuita se qualche istituzione statale avesse manifestato il proprio interesse. A quel punto, il Comune di Parma decise di farsi avanti per ottenerla.

No a prelazione gratuita
Il Comune, però, non riuscì ad ottenere gratuitamente l'area perché nel frattempo si era manifestato anche l'interesse per una porzione di 20mila metri quadrati da parte del Ministero dei Beni culturali. Lo scopo, che venne ufficializzato solo in un secondo momento, era di dare nuovi spazi all'Archivio di Stato. Il risultato pratico fu che il Comune dovette pagare allo Stato prima 800mila euro per acquisire il primo lotto a fianco di via Sidoli e alcuni mesi dopo altri 600mila euro: un totale di circa 45 mila metri quadrati sugli oltre 60mila dell'area.

Lavori e abbandono
La lunga, ma necessaria, ricostruzione storica serve per dire che, a oggi, il Comune ha iniziato i lavori per costruire la nuova «Scuola nel Parco», una media che dovrà essere completata entro il 2026 visto che è finanziata con fondi nel Pnrr. Lavori che, non senza polemiche, hanno comportato l'abbattimento di tutti gli alberi e il verde esistenti, che saranno sostituiti da nuove piante in futuro. Ma dall'altra, nella zona tra via Traversetolo e via Zarotto dove fra l'altro è presente il maggior numero di vecchi capannoni, tutto è rimasto esattamente come era stato lasciato quasi 30 anni fa dai militari. Questo perché lo Stato ha esercitato l'opzione per acquisire un lotto da 20mila metri quadrati ormai quasi 5 anni fa, ma da allora nulla si è letteralmente mosso. «Il problema - sottolinea Stefano Berti, titolare del distributore Eni all'inizio di via Traversetolo - è che all'interno è cresciuto di tutto e in più si trovano anche rifiuti gettati o forse portati da qualcuno attraverso i numerosi squarci aperti lungo la recinzione. In primavera e in estate i rovi e i cespugli invadono marciapiede e pista ciclabile e vengono tagliati da un volontario». In teoria in quel luogo dovrebbe sorgere un polo culturale archivistico importante, proprio a fianco della nuova scuola. Nella pratica, invece, nulla si muove e non si ha notizia né di progetti, né di finanziamenti da parte dello Stato. E così il quartiere resta con una «ferita aperta» e la nuova scuola rischia di trovarsi a fianco un'area simbolo di abbandono e degrado.

L'auspicio è che istituzioni e politici intervengano presto per trovare una soluzione allo «stallo» burocratico in cui si trova quest'area, in pratica una «figlia di nessuno», anche se il proprietario è lo Stato.

Gian Luca Zurlini

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