FONDAZIONE LIGABUE
Ci sono persone che sono come quegli antichi alberi in un verde prato al limitare di una strada che se scompaiono, non lasciano solo rimpianto e acuta nostalgia, ma l’amara e irreparabile scoperta che il paesaggio non è più lo stesso, che tutto è irrimediabilmente diverso. Non solo la lenta elaborazione del lutto, ma il senso atroce che bisogna ricominciare da capo, senza continuità con tutto quello che è stato.
E’ quanto succede oggi alla dirompente notizia della morte a Guastalla di Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione e Archivio Antonio Ligabue di Parma, che l’amicizia di cinquanta anni e la condivisione di mille progetti, uno più avventuroso dell’altro, spesso vincenti, non consola e acquieta. Era nato a Guastalla il 17 novembre 1938 e sin da subito aveva dovuto affrontare l’asperità del vivere, rimanendo orfano in una famiglia numerosa, poiché durante la guerra il padre ed un fratello morirono per l’esplosione di una bomba giocattolo.
Conobbe così l’orfanotrofio e la durezza dell’inserimento anticipato nel mondo del lavoro nel dopoguerra, adattandosi a molteplici mestieri. Alcuni improvvisati, come quello di mercante d’arte, nei primi anni cinquanta, per il rapporto amichevole che, appena ragazzo, era riuscito a creare con il pittore Antonio Ligabue e che seppe mantenere nel tempo, con passione e dedizione, fino a dedicarsi interamente a questa attività, divenendo non solo prestigioso operatore e organizzatore culturale ma anche editore d’arte, amico e apprezzato da Franco Maria Ricci per cui realizzò la prima mostra temporanea all’inaugurazione del Labirinto della Masone.
Augusto Agosta Tota era un padano ben radicato nelle lanche del Po, come tale ben cosciente e innamorato della sua identità, ma con una visione ed una disponibilità di muoversi velocemente a livello internazionale, vivendo i fenomeni, osservandoli e proponendoli da ampi orizzonti.
Il primo legame con Parma avvenne dal 6 marzo al 12 aprile 1971 con l’organizzazione del «1° Premio Ducato di Parma», rassegna annuale di pittura naïve e fantastica, con direttore artistico Arsén Pohribny (Prešov, 1928-Darmstadt, 2012) uno storico dell’arte cecoslovacco, già noto a livello internazionale, fuggito da Praga nel 1968, al momento dell’invasione da parte delle truppe sovietiche; dopo la breve «primavera» di quel Paese, rifugiatosi in Germania. Insegnò arte a Darmstadt. A differenza di tutte le altre esposizioni del tempo, più o meno casuali, questa aveva un carattere nazionale. In seguito al «1° Premio Ducato di Parma» nasce, nel 1972, il primo volume de «I naïfs italiani», con prefazione di Cesare Zavattini, note critiche di Nevio Iori, testi di Mario De Micheli (Genova, 1914-Milano, 2004) e Renzo Margonari (Mantova, 1937). E’ la prima pubblicazione di Agosta Tota in collaborazione con il socio Dante Passera. La grafica è ancora straordinaria opera di Franko Benedetti e Mauro Buzzi. Era la prima classificazione del fenomeno e dei suoi protagonisti a livello nazionale. Dal 7 aprile al 6 maggio 1973 è la volta del «2° Premio Ducato di Parma», che si sposterà in Palazzo Rospigliosi a Zagarolo dal 26 maggio al 17 giugno dello stesso anno. Il presidente della giuria era Anatole Jakovsky, allora considerato il più importante critico internazionale dei naïfs. Nel 1975 viene invitato dall’onorevole Renzo Filippi, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, a partecipare all’organizzazione della «Prima Biennale d’arte naïve e popolare» con 700 opere esposte a Palazzo Braschi.
Già questo inizio mostra come Augusto Agosta Tota fosse non solo propositivo al massimo livello, ma anche esigente e cercasse la collaborazione dei maggiori esperti a livello internazionale.
Lo stesso vale da subito con Antonio Ligabue che promuove con dedizione appassionata in molteplici iniziative. Ricordiamo le antologiche di Toronto (’78) - in concomitanza con «Il premio delle Americhe» assegnato allo sceneggiato RAI di Salvatore Nocita - e di Milano (’80) al Palazzo dell’Arengario, di Parigi (’82) e di Orzinuovi (‘83), sempre coinvolgendo diversi Ministeri della Repubblica italiana, da quello dei Beni Culturali a quello degli Esteri, fino alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e i vertici di diverse Regioni e Comuni. Ottenendo spesso anche l’alto patronato del Presidente della Repubblica.
Con la nascita del Centro Studi e Archivio Antonio Ligabue, istituito a Parma nel 1983, l’attività si intensifica negli anni successivi, con le esposizioni di Cencenighe Agordino (’84), Lerici (’85), Viterbo (’90), Dubai (’95) fino alla grande antologica itinerante del ’96 (Gualtieri, Cencenighe Agordino, Modena, Napoli) e alla serie di manifestazioni del 1999, anno in cui il centenario della nascita dell’artista viene celebrato con una grande mostra antologica a Zurigo, in uno dei templi dell’arte contemporanea al Kunsthaus. Seguiranno mostre importanti per innovazione critica che coinvolgono i maggiori studiosi italiani, per ricordare in sintesi: quella romana in età di Giubileo, inaugurata da Giovanna Melandri, allora Ministro per i Beni Culturali, nel complesso Monumentale di San Michele a Ripa Grande, appena restaurato; quelle con Franco Maria Ricci alla Casa del Mantegna di Mantova (2002) e a Palazzo Reale di Milano (2008); le mostre di Palazzo Pitti a Firenze (2010), Catania (2014), Mosca (2018), per citarne solo alcune.
Non solo di Ligabue Agosta Tota si è interessato, ha realizzato anche mostre, tra gli altri, di Giorgio De Chirico (La Versiliana -1988, Casa Museo del Manzoni, Milano - 1989); Salvatore Fiume con le grandi rassegne di Mosca (1991) e l’antologica a Gualtieri (1998) ad un anno dalla morte, fino alla recente mostra di Ottone Rosai alla Casa del Mantegna di Mantova (2020). Per arrivare a quella di Michele Vitaloni con Ligabue, che ha inaugurato gli spazi di Palazzo Tarasconi a Parma nell’anno in cui la città è stata capitale italiana della cultura e quindi l’esposizione di Banksy (2021-2022). Non solo mostre, ma anche cinema: nel 2009, il Centro Studi, presieduto da Augusto Agosta Tota, ha co-prodotto con Rai Trade e Officina della Comunicazione un film documentario del regista Salvatore Nocita dal titolo «Antonio Ligabue: fiction e realtà», con la presenza di Flavio Bucci in qualità di narratore.
Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla «Festa del Cinema di Roma» (15-23 ottobre 2009) e ha partecipato al «Film, Fashion and Art Festival» di Los Angeles (28 febbraio - 6 marzo 2010). Il filmato, in dvd, è stato distribuito nelle edicole nel mese di ottobre dal gruppo editoriale Repubblica l’Espresso. Con il Festival di Roma, il Centro Studi ha organizzato la mostra, con 80 dipinti, intitolata: «Antonio Ligabue: espressionista contemporaneo», inaugurata dall’ex Presidente della Repubblica Luigi Scalfaro. La Fondazione Archivio Antonio Ligabue, che ha affiancato il Centro Studi, è stata presentata a Montecitorio il 5 luglio 2017.
Collaborando con Augusto Agosta Tota, dopo anni di ricerche e di studio, nel 2005 abbiamo realizzato, in due volumi, la pubblicazione del «Catalogo Ragionato dei Dipinti di Antonio Ligabue», aggiornato a tutta l’opera nel 2020, in tre volumi, con le sculture, i disegni e la grafica. Ma il maggior pregio che Augusto aveva era il senso dell’amicizia, la generosità e l’interesse autentico per chi era in difficoltà e l’amore per la famiglia. Ora il nostro paesaggio interiore è più spoglio.
Marzio Dall'Acqua
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