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IL DISCO

"Tales from topographic oceans": i racconti progressive degli Yes - Video

"Tales from topographic oceans": i  racconti progressive  degli Yes

24 Febbraio 2023, 14:05

“Il disco” lo ha già omaggiato cinque anni fa in occasione del suo quarantacinquesimo compleanno. Ma repetita juvant, come avviene spesso nel celebrare gli album di un anno veramente d'oro com'è stato il 1973. Proprio allora esce uno dei lavori più criticati degli Yes, leggendario gruppo inglese di progressive rock, capitanato da Jon Anderson. “Tales from topographic oceans” ha da sempre diviso fan e critica, che a dire il vero lo stroncò, tanto da essere giudicato, dai più tiepidi controverso. Da molti altri, invece, pomposo, magniloquente - aggettivi che accompagnarono sempre gli Yes, ma anche altri grandi gruppi prog - ed eccessivamente lungo. Tra chi lo ama tantissimo c'è, però, ovviamente per quello che conta, anche l'autore di questo pezzo. A cui entrò subito, come si dice in gergo, nell'anima. Perché ascoltare i “Tales” è un po' come tuffarsi nelle acque profonde di un oceano senza ovviamente saper nuotare. Per provare cosa si prova a essere in balia della musica.

Il doppio concept, diviso in quattro suite, della band britannica pagò forse anche lo scotto di arrivare dopo “Close to the edge”, considerato il capolavoro degli Yes. I “Tales” erano, inoltre, ispirati da un progetto ambizioso: quello di mettere in musica l'“Autobiografia di uno yogi” di Paramhansa Yogananda, filosofo e mistico indiano. Nei quattro brani - “The revealing science of God”, “The remembering”, “The ancient” e “Ritual” -, critiche a parte, si trovano acrobazie vocali difficili da dimenticare e virtuosismi strumentali come quelli di Wakeman e Howe. Quindi, come quasi sempre capita al capitolo progressive, anche questi racconti “meritano una visita”. Il sacro prog aperto anche ai profani.

La copertina di Roger Dean è, inoltre, degna di “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, opera di cui a distanza di oltre un secolo si dibatte ancora. Quello della copertina è, però, anche forse l'unico aspetto che mise d'accordo tutti, appassionati e critica. Uscito il batterista Bill Bruford, che successivamente suonerà anche nei King Crimson e nei Genesis, la squadra dei “Tales” era composta da Jon Anderson alla voce, Steve Howe alle chitarre, Chris Squire al basso, Alan White alla batteria e Rick Wakeman alle tastiere. Comunque una gran formazione. Proprio Wakeman, che criticò aspramente questo lavoro, dopo questo disco lascerà il gruppo e da solista firmerà lavori come “The six wives of Henry VIII”, da poco celebrato da questa rubrica, “Journey to the centre of the earth”, da Jules Verne, e, tra spade nella roccia, duelli e incantesimi, “The myths and legends of King Arthur and the knights of the round table”. Dischi che hanno suscitato le “solite” critiche ma che, come quelli degli Yes, anche grandissimo entusiasmo. E, soprattutto, hanno lasciato un segno nella storia della musica.


Yes - Tales from Topographic Oceans (Full Album) - YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=_rwNe2QXwrU

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