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Mé, Pék e Barba, 20 anni di musica

Mé, Pék e Barba, 20 anni di musica

01 Marzo 2023, 03:01

20. Che è il nome del Cd celebrativo. Ovvero vent'anni. Che è l'età dei Mé, Pék e Barba. Gente parmigiana che canta al Mondo la nostra terra e non solo. E che, dopo vent'anni, si guarda indietro pensando al futuro. Arie irlandesi all'inizio, più melodia ultimamente ma sempre legati a quei suoni, a quella voglia comunque di cantare sorridendo. Anche quando i temi sono la malinconia, il ricordo, il tempo che passa, le brutture della guerra. Perché in fondo questa è la Bassa, sorridere dei guai e soprattutto vivere (per terminare la citazione). Sandro Pezzarossa sorride. Mé, Pék e Barba, ovvero sempre la stessa persona. Anche il nome della band nasce da un modo di dire. In sintesi, da Roccabianca al mondo, andata e ritorno. Questa è la musica di questa band che porta il nostro dialetto, il nostro modo di essere, ormai in tutta Italia. E ai loro concerti ridi e piangi, sorridi e rifletti. «La band è nata per gioco – spiega Sandro Pezzarossa -. In un lunedì di inizio luglio 2002 erano state chiamate le Mondine di Novi ad esibirsi alla Festa de l’Unità di Roccabianca e gli organizzatori chiesero ad un gruppo di giovani ragazzi del paese con la passione per la musica, di suonare qualche canzone per intrattenere il pubblico più giovane a fine serata. Fu una bella esperienza con tanti amici ad ascoltarci e cantare insieme a noi. Il gestore del bar I Portici ci chiese di ripeterla in Piazza Minozzi Loris la notte di capodanno tra il 2002 e il 2003. In quella serata si definì la prima formazione dei Mé, Pék e Barba, pur non avendo ancora un nome ufficiale che arrivò dopo poche settimane, quando anche i gestori del Denny Pub di Stagno ci proposero una serata. Eravamo in 5, e 3 di loro ne fanno ancora parte: io (voce e chitarra acustica), Federico Romano (Fisarmonica), Nicola Bolsi (Batteria), con loro c'erano anche Andrea Magni (Voce) e Fabio Bianchi (Basso)».

Le prime canzoni?

«Quelle primissime date iniziarono tutte con la canzone “Fiume Sand Creek”, scritta da Fabrizio De Andrè e Massimo Bubola. E soprattutto con il piacere di vecchi amici d'infanzia che stavano bene insieme».

Cantavate sin da subito canzoni scritte da Sandro o Federico o avete iniziato con le cover?

«Le prime scalette erano formate interamente da cover principalmente di: Guccini, De Andrè, Modena City Ramblers, Davide Van de Sfroos, Bandabardò, Vasco, Ligabue, U2 e altri. A fine 2003 io e Federico iniziammo a scrivere canzoni e la prima fu “Pùtost la bev tòta me” che racconta dell’alluvione del 2000 quando il lavoro di un paese intero ed unito, salvò Roccabianca dalla piena del Grande Fiume. Un signore di nome Berto Tonna, riferendosi all'acqua del Po, disse che piuttosto di farla arrivare in paese l'avrebbe bevuta tutta lui e diede a tutti la carica».

Sapori d'Irlanda poi l'evoluzione.

«Tutti noi eravamo affascinati dal filone folk d’ispirazione Irlandese che scoprimmo con il primo cd dei Modena City Ramblers “Riportando tutto a casa” e grazie anche agli amici del Guinness Party di Sissa che che invitavano gruppi folk ad esibirsi in questa per noi meravigliosa festa che ancora esiste e resiste».

Vi sentite un manifesto della Bassa parmense o semplicemente più esponenti sdella cultura popolare?

«Ci sentiamo semplicemente un gruppo di amici che in mezzo a mille difficoltà da 20 anni si diverte nel cantare e suonare le proprie canzoni. Ci sentiamo privilegiati nel poter suonare ormai da diversi anni, una scaletta fatta quasi esclusivamente di canzoni da noi scritte e prodotte in modo indipendente e avere davanti un pubblico sempre più numeroso che le canta e spesso balla insieme noi. Abbiamo la Bassa Parmense nel DNA e anche quando abbiamo dedicato CD a diversi argomenti come il vino, i libri, il mistero, ci siamo accorti di aver raccontato, spesso involontariamente, storie della terra dove viviamo».

Dialetto e italiano, un mix vincente?

«Ci piace molto ogni tanto scrivere e cantare in dialetto, quello di Roccabianca che utilizziamo è molto difficile da pronunciare e a volte capire per chi non lo vive quotidianamente, ma per noi è molto poetico e musicale. Nelle nostre case si è sempre parlato più il dialetto della lingua italiana quindi viene naturale utilizzarlo. Negli ultimi cd lo abbiamo inserito un po' meno, anche perché Michela che con me canta nel gruppo, parla il dialetto della città che ha suoni molto differenti, comunque in scaletta qualche pezzo in vernacolo non manca mai. È stato bello pochi mesi fa poter dedicare per la prima volta un progetto intero al dialetto, intitolato “AL Mónd Picén”».

Non solo cd, anche un libro legato comunque alla vostra musica...

«In questi 20 anni ci siamo tolti tante soddisfazioni ed abbiamo avuto il piacere e la fortuna di suonare su palchi e ad eventi che ci hanno fatto realizzare veri e propri sogni nel cassetto. C’è però un palco che sogno da sempre ed è quello del concertone del Primo Maggio a Roma, chissà se mai ci riusciremo ad arrivare, ma almeno con la fantasia ci ho fatto suonare la nostra canzone “Solstizio d’estate” come scritto in “Favola Umida”. Chissà se in futuro ne arriverà un altro, magari anche scritto da qualche altro componente del gruppo».

E molte collaborazioni con importanti musicisti e personaggi della cultura italiana.

«Altri sogni realizzati: Abbiamo avuto la direzione artistica in 2 cd di Alberto Morselli (Ex voce dei Modena City Ramblers), in altri 2 cd siamo stati diretti da Gigi Cavalli Cocchi (Batterista: Ligabue, CSI, ecc…), abbiamo cantato nostre canzoni con Alberto, Danilo Sacco (ex Nomadi), Marino Severini (Gang), Omar Pedrini (Ex Timoria), ha recitato in una nostra canzone lo scrittore Mauro Corona e più canzoni hanno la voce narrante dell’attore Stefano “Vito” Bicocchi, nel nuovo cd “20” hanno suonato in 2 canzoni Francesco Gualerzi (ex Nomadi) e Daniele Campani (Batterista dei Nomadi) e sicuramente purtroppo dimentico qualcuno. Bellissima è stata anche l'esperienza Mé, Pék e Banda, dove abbiamo suonato le nostre canzoni arrangiate dalla numerosa Ass. Bandistica G.Verdi di Busseto diretta da Alessandra Tamborlani. Abbiamo il piacere di avere in pianta stabile ormai da qualche anno Elisa Minari al basso, che io, Nicola e Federico abbiamo visto tante volte ai concerti dei Nomadi una trentina di anni fa, quando iniziammo a scoprire la bellezza della musica live».

Una frase guardandoti indietro.

«Grazie di cuore alla musica per avermi fatto vivere, se pur tra alti e bassi, questa bella storia chiamata Mé, Pék e Barba che dura ormai da quasi la metà della mia vita».

Una frase pensando al futuro.

«Spero che la musica dal vivo, soprattutto quella inedita e indipendente, torni ad avere gli spazi ed il pubblico che merita ed il futuro sarà sicuramente più bello per tutti».

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