Monache di clausura
Sono nove le ultime monache di clausura rimaste in città. Dopo la chiusura, la scorsa estate, dell'antico monastero delle Clarisse Cappuccine di barriera Farini -conosciute da sempre come le «suore del Bambino per la stretta vicinanza a Santa Maria degli Angeli, la Céza dal Bambén - ora l'ultimo «avamposto» si trova in periferia, in via Montebello, ed è abitato dalle Carmelitane Scalze.
L'attuale struttura è stata edificata alla fine degli anni Cinquanta, ma le monache erano già presenti da secoli in città (il monastero originario si trovava in borgo Tanzi). Al di là dei traslochi, quello che non è cambiato nel corso del tempo è la vita quotidiana delle monache, «filtrata» dalle grate e lontana dalla frenesia del mondo odierno. Un microcosmo fatto di preghiera e silenzio, lavoro e riposo, come vuole la vita monastica. «Siamo felici di avere le grate - spiega Suor Teresa, seduta dall'altra parte del piccolo parlatorio che le lega al mondo - perché testimoniano la scelta di donarsi a un amore più grande, quello di Dio. La rinuncia allora non è un peso, perché significa lasciare qualcosa di superfluo per dedicarsi a qualcosa di più grande, che riempie di senso la vita».
Suor Teresa, originaria di San Giovanni Rotondo, ha 44 anni è la madre priora e vive nel monastero di via Montebello da sette anni. Ha sposato la vita monastica quando aveva 24 anni. «Fin da bambina ho chiesto a Gesù che cosa volesse da me - racconta -. Non avevo nessuna intenzione di diventare suora, ho vissuto fanciullezza e gioventù come tutti. Poi, durante l'Università, ho conosciuto il monastero delle Carmelitane Scalze e ho provato». «Ho rischiato - continua - e dopo anni in monastero, ho capito che sono veramente felice. Ho cominciato seguendo una intuizione, senza avere certezze, ma ora dico: «Che bello». Invito i giovani a buttarsi, a non avere paura di ascoltare il proprio cuore».
In una società basata sull'apparire, scegliere di «scomparire» attraverso la clausura può essere difficile da comprendere. «L'ultima volta che sono andata dal dentista - sottolinea suor Teresa - ho visto una pubblicità per sbiancare i denti, con una bellissima ragazza sorridente. Una volta tornata, sono andata in infermeria dalle nostre consorelle più anziane e guardandole negli occhi, ho visto un volto rugoso, con una dentatura imperfetta, ma felice. I loro occhi trasmettevano l'amore che avevano ricevuto. Ho compreso la bellezza dell'esserci, che supera l'apparire».
Clausura non significa però ignorare il mondo che ci circonda. Da anni le monache gestiscono un sito internet molto visitato: www.carmelitanescalzeparma.org. Al suo interno è presente un indirizzo email a cui è possibile scrivere e chiedere una richiesta di preghiera. «Ci arrivano richieste anche per i nostri lavoretti (candele, corone del rosario e altri piccoli oggetti di artigianato ndr) con i quali contribuiamo al nostro sostentamento» precisa la madre priora. Le monache infatti vivono unicamente della Provvidenza. «Viviamo di quello che ci dona la gente - aggiunge -. cercando di autogestirci al meglio».
In tanti bussano alla porta del monastero perché hanno bisogno di conforto e preghiera. «Abbiamo una piccola foresteria per i sacerdoti o per giovani che vogliono fare discernimento nel silenzio e nella preghiera - precisa -. Spesso chi si ferma una volta rimane toccato nel profondo e ritorna».
Luca Molinari
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