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L'ex crociato

Zè Maria: «Il Parma dei giovani può crescere come il mio»

Zè Maria: «Il Parma dei giovani può crescere come il mio»

20 Aprile 2023, 03:01

D ai suoi piedi educatissimi partivano cross ricamati che i vari Crespo, Melli e Chiesa trasformavano in gol. Era il Parma rivelazione che stupiva per la freschezza e le trame di gioco. Era il Parma dei giovani semisconosciuti che avrebbero scritto pagine memorabili del calcio italiano. Era il Parma di Zè Maria, qualità brasiliana e temperamento europeo, che rifiutò un sontuoso contratto con il Real Madrid per vestire la maglia gialloblù. 56 presenze e un gol prima di trasferirsi al Perugia e poi all'Inter. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Josè Marcelo Ferreira è tornato per un periodo nel suo paese natale ma poi, colpito dalla «saudade» al contrario non ha resistito ed è tornato nel Belpaese. Prima a Perugia (una sorta di sua seconda patria italiana) e poi a Parma («i miei due figli si sono innamorati all'istante di questa città»). Il presente di Ze Maria, 49 anni portati magnificamente, è fatto ancora di campo. Un «maestro» per i ragazzi del settore giovanile del Parma ai quali trasferisce competenze tecniche ed esperienza.

Come è cambiata Parma rispetto alla fine degli anni novanta?

«Molto, è cresciuta ma è sempre bellissima. Quando sono tornato qui ho fatto un po' fatica a orientarmi, ho visto quartieri che si sono trasformati, a volte non riuscivo più a riconoscere le strade. E' una città molto diversa da come me la ricordavo, ha una dimensione più internazionale».

E il calcio come è cambiato?

«Rispetto a 25 anni fa è un altro sport. Prima tecnicamente quello italiano era il calcio più forte al mondo non solo dal punto di vista tattico ma anche tecnico».

Più qualità allora e più muscoli e corsa oggi?

«Vero. In quel periodo nel campionato italiano c'erano almeno dieci o dodici giocatori che potevano risolvere la partita in qualsiasi momento. Il Parma si è inserito come protagonista in quel contesto. Siamo tutti cresciuti velocemente. Crespo che all'inizio non riusciva a centrare la porta e poi è esploso, Cannavaro, Thuram, poi Stanic e Chiesa, io che facevo cross e assist. Insomma, il miracolo sportivo del Parma».

Un giocatore di oggi che avrebbe potuto brillare in quel periodo?

«Faccio fatica a trovarlo. Se guardo al Parma attuale penso a Vazquez. In serie B, soprattutto, nessuno ha un giocatore di quel livello. Non è velocissimo ma nelle movenze e nel pensiero va a una velocità tripla rispetto agli altri. Anche lui, comunque, avrebbe dovuto sudarsi il posto dal titolare nel mio Parma. Bernabè è un altro elemento che può crescere tanto e fare la differenza».

Che evoluzione vedi in questo Parma dei giovani? Può intraprendere un percorso simile alla squadra di fine anni Novanta?

«Il paragone ci può stare. Quando sono arrivato c'erano tanti giocatori che venivano dalla Primavera. Penso ad esempio a Buffon che aveva 17 anni o a Simone Barone. E c'erano tanti altri giovani che nel percorso di crescita avevano accanto elementi di esperienza come Bucci, Apolloni, Minotti e Melli che si erano già misurati con un Mondiale. Freschezza ed esperienza, un mix che si avvicina molto al Parma di oggi».

Adesso lavori con i ragazzi. Prima della tecnica, degli schemi e della qualità che cosa cerchi di trasmettergli?

«Vorrei trasferirgli l'esempio del mio percorso di vita e professionale. Per arrivare in prima squadra ci sono tanti sacrifici da fare. Mi rivedo ragazzo a San Paolo prendere l'autobus per andare agli allenamenti e magari non avere nemmeno i soldi per pagare la corsa. Spesso andavo al campo a piedi. La passione per quello che fai, poi c'è l'impegno e la perseveranza ma anche un obiettivo da raggiungere. Il mio, venendo da una famiglia povera, era quello di arrivare a dare più stabilità ai miei genitori e ai miei parenti. Questa è la base ma deve essere un'aspirazione del ragazzo e non di chi gli sta intorno perchè spesso i giovani sono indotti dall'esterno, quasi forzati a raggiungere determinati traguardi. E questo non va bene».

I giovani calciatori oggi sono troppo coccolati?

«In generale credo di sì. Molti vedono Ronaldo, Haaland o Mbappè e vogliono diventare come loro senza sacrificarsi. Una partita di calcio è un po' come uno spettacolo teatrale. Quello che vedi in campo è la conclusione di un percorso duro e faticoso di preparazione, di cura dei dettagli ma anche di volontà e sudore. Di questo parlo con i ragazzi ancora prima di affrontare temi tecnici o tattici».

E come ti trovi in questo nuovo ruolo?

«Benissimo. Un settore giovanile come quello del Parma, per la storia e il palmares di questo club, deve essere per forza uno dei più forti a livello nazionale. Per questo ho risposto con entusiasmo alla chiamata del presidente Krause e del direttore tecnico Mattia Notari che hanno in animo di alzare la qualità di questo settore del club. Questo significa riuscire a portare in prima squadra il maggior numero di giocatori del settore giovanile. Non è una questione di numeri ma di qualità».

Chiudiamo con un salto nel passato. Ti ricordi l'unico gol che hai segnato in maglia crociata?

«Certo. Giocavamo a Udine e andammo avanti proprio con un mio gol ma alla fine perdemmo per 3-1. Quel giorno, era il dicembre del 1996, Ancelotti mi mise a centrocampo vista l'indisponibilità di Crippa e Stanic. Ma poi si è pentito e non mi ha più fatto giocare in quel ruolo...».

Carlo Brugnoli

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