INTERVISTA
Giovanni Galli, dopo aver ricoperto per anni il ruolo di direttore delle biblioteche e poi anche del Settore cultura del Comune di Parma, è oggi anche presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca San Leonardo. L’Absl, nata alla fine del 2017, raduna un gruppo di cittadini convinti che occorra costruire una nuova identità per la zona di San Leonardo e Cortile San Martino e che si possa raggiungere tale scopo soltanto attraverso una forte e, soprattutto, costante iniziativa culturale. In particolare, tramite la realizzazione, insieme alle istituzioni, di un grande Centro socio-culturale, che possa diventare il nuovo polo di sviluppo per tutto il quartiere.
Quali iniziative l'Associazione ha portato avanti e sta portando avanti nell'ultimo periodo?
«Nella primavera del 2020, in piena pandemia, abbiamo sottoscritto col Comune un accordo per studiare insieme questo problema, costruendo un “tavolo della cultura”, ossia una rete di oltre venticinque realtà vive (numerose associazioni, le parrocchie, i due istituti comprensivi “Micheli” e “Toscanini”, un'importante azienda come la Chiesi Farmaceutici, il Punto comunità, il centro giovani Casa nel parco, i Ccv, un rappresentante del Comune) che si sono confrontate e, da un lato hanno elaborato l'idea progettuale di un Centro socio-culturale, dall'altro hanno dato vita a numerose iniziative. Voglio ricordare i cicli di conferenze di storia del quartiere e di cultura scientifica, in amichevole collaborazione con l'Università la cui presenza in quartiere ci auguriamo si rafforzi anche con qualche nuovo insediamento, le letture pubbliche, la partecipazione da protagonisti al “Patto di Parma per la lettura”. Stiamo lavorando ad un Archivio anche digitale per la storia del nostro territorio. Abbiamo promosso e contribuito a realizzare il processo partecipativo per il restauro del Parco Nord: adesso stiamo lavorando con l'assessorato Opere pubbliche per mantenere aperto il confronto su questo e su altri cantieri imminenti. Abbiamo avviato anche un corso di cultura italiana per donne migranti. Infine il progetto più ambizioso: d'intesa con l'assessorato Politiche sociali del Comune, l'Università e le Aziende sanitarie stiamo impostando un progetto sperimentale propedeutico alla Casa della Comunità, che veda al suo centro il ruolo dei cittadini attivi del quartiere».
Che cosa c’è in programma per il periodo primaverile ed estivo?
«Il “tavolo” sta studiando con l'assessorato alla Cultura e quello alla Partecipazione il rafforzamento della stagione estiva “Teatro sul Naviglio”, coinvolgendo anche lo Csac. Col Teatro Regio stiamo studiando l'innesto del Verdi Off nel nostro quartiere. Forse una festa di Quartiere in settembre. Ma non posso svelare tutto».
Quali traguardi l'associazione ha raggiunto e quali ha in agenda?
«Il risultato principale credo consista nell'aver contribuito, attraverso il “tavolo cultura”, a far diventare la rinascita del Quartiere un problema attuale e rilevante nell'agenda pubblica della città: naturalmente gli ostacoli sono tanti, perché ricostruire la fiducia dei cittadini nei processi partecipativi non è facile, dopo tanti anni di delusioni. Ma queste difficoltà potranno essere superate se sapremo lavorare insieme con perseveranza».
Dopo vari anni di lavoro e di riflessione per cercare di creare un luogo di cultura a San Leonardo, quale le sembra oggi l'ipotesi più realizzabile e incisiva per il quartiere?
«Noi abbiamo uno slogan: prima il contenuto e poi il contenitore, esattamente il contrario della prassi italiana in fatto di opere pubbliche. Il “tavolo” ha studiato la realtà del quartiere, si è confrontato anche con esperienze di altre città ed ha concluso che ci serviva un luogo per attività polivalenti come lettura e studio, quindi biblioteca e archivio, aggregazione sociale e interculturale, laboratori e corsi per tutte le fasce d'età ed una vocazione spiccata per la cultura scientifica-tecnica e del lavoro. L'abbiamo trovato inevitabilmente nel luogo simbolo del quartiere: gli edifici storici dell'ex-Vetreria Bormioli Rocco, là dove da anni il valoroso Gruppo Medaglie d'oro opera per realizzare il Museo del Vetro. Noi e loro ci siamo alleati in questa impresa ed abbiamo trovato la disponibilità del Comune, promessa in campagna elettorale dal candidato Michele Guerra e da lui ribadita una volta sindaco, a negoziare una soluzione con la proprietà dell'area. In questo sta la difficoltà maggiore del progetto: convertire ad uso pubblico parte di un edificio privato. Ma si tratta anche di un'affascinante sfida di partecipazione e di cittadinanza attiva, che confidiamo possa essere vinta da tutto il quartiere, così da trasformare San Leonardo - Cortile San Martino in un grande laboratorio di rigenerazione urbana e sociale, ispirato a quell’idea di “rammendo delle periferie” che ci raccomanda Renzo Piano e che vorremmo ritrovare nel nuovo Piano urbanistico generale della nostra città».
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