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TRIBUNALE

Si era finto figlio di ex vicini: tre anni e mezzo al truffatore degli anziani

Si era finto figlio di ex vicini: tre anni e mezzo al truffatore degli anziani

06 Maggio 2023, 03:01

 «Ma non mi riconosci?». Lei scosse il capo. No, per quanto si sforzasse, quel tizio alto uno e 80 non riusciva proprio a metterlo a fuoco. Colpa della memoria? O di occhiali, pizzetto e cappellino che coprivano parte del viso da identificare? In realtà, la colpa era proprio dell'amichevole trentenne in questione, che si inventava tutto, per macchiarsi presto di altre colpe. Era l'ora di pranzo del 23 novembre 2018: la signora, ottantenne, era entrata nel mirino di una banda specializzata nel turlupinare e derubare gli anziani. Come spesso accade, fu lei stessa a dare un'identità allo sconosciuto: le venne in mente il nome del figlio di una famiglia di ex vicini, e l'altro esclamò: «Sono proprio io».

Rotto il ghiaccio, il malvivente raccontò di essere tornato a vivere in zona e di avere bisogno di aiuto. Travolta da un fiume di parole, la donna lo invitò a salire in casa. Poco dopo lui la fece uscire sul terrazzo, chiedendole se anche lei avesse problemi di infiltrazioni. Intanto, qualcuno suonò alla porta. «Carabinieri» tuonò una voce. Alla padrona di casa un giovane in borghese mostrò un tesserino contraffatto. «Hanno rubato in casa sua, ma li abbiamo fermati. Ora dobbiamo fare una verifica» disse il finto carabiniere, mostrando a conferma del furto la fotografia di una parente che la donna teneva sul comò. La camera era davvero sottosopra (a metterla a soqquadro era stato lo stesso falso militare entrato e uscito di nascosto).

Sotto choc, la pensionata fece ciò che le veniva richiesto: mise sul letto tutti i propri preziosi (del valore di un paio di migliaia di euro). Poi, accompagnò il finto militare in cucina, dove in una busta teneva un migliaio di euro in contante. In quegli attimi convulsi, il finto ex vicino contribuì a creare confusione, facendo la spola tra la cucina e la camera (per far sparire i gioielli che la signora aveva «gentilmente» disposto sul letto). A un certo punto, però, la vittima cominciò a sospettare e chiese di ricontrollare il contante.

«Mette in dubbio la mia integrità?» sbottò il finto carabiniere. «No - replicò lei - ma non capisco perché si sia tenuto le mie banconote». La scena si fece sempre più assurda, con il primo dei due che, infilate le mani nelle tasche dell'altro (un carabiniere, in teoria), disse di non trovare i soldi. «Ma la busta è vuota» insisté la signora. Messo alle strette, il falso carabiniere gettò la maschera e fuggì per le scale. «Al ladro, al ladro» cominciò a urlare la donna, mentre il finto ex vicino si mise a sua volta a correre, simulando di voler bloccare l'altro. Fu allora che entrò in scena un vicino (questa volta vero) che, allarmato dalle grida, si lanciò dietro i due, che da largo Leopardi stavano fuggendo in via Pacinotti. Prima che potessero sparire, l'uomo annotò la targa della Fiesta nera che li aspettava con un complice a bordo.

L'auto non era rubata: ai carabinieri della Compagnia di Fidenza che indagarono sull'episodio risultò intestata a un torinese allora 39enne con un «curriculum» di tutto rispetto. Sarebbe il falso ex vicino: ieri, l'uomo è stato condannato a tre anni e 6 mesi di reclusione e al pagamento di 1000 euro di multa dal giudice Giuseppe Monaco dopo che il pm Rino Massari a suo carico aveva chiesto una condanna a quattro anni e il pagamento di una multa sempre di mille euro. I due complici non sono mai stati individuati.

Roberto Longoni

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