Processo
Cominciò con una manovra maldestra sotto casa e un paraurti contro la fioriera dei vicini. Il trentenne proprietario dell'auto ammise la colpa, chiese scusa e si offrì di risarcire. Ma i 750 euro da lui proposti non si rivelarono sufficienti: gli altri ne pretendevano 1.100 e si rivolsero al giudice di pace, costretti da quest'ultimo ad accontentarsi infine proprio di 750 euro.
Mesi dopo, il titolare dell'auto capì che la manovra sbagliata era stato piuttosto il trasloco che l'aveva portato lì: perché gli altri erano diventati «troppo vicini», ossia controparte in una lite perenne. Non bastò cambiare indirizzo. Ieri mattina, tra l'«automobilista» e gli altri la distanza era di nuovo ridotta: quella che ci può essere tra un imputato e la parte civile seduti davanti a un giudice.
Bisognava passare dal tribunale, per trovare un'uscita da questa storia perché nel frattempo l'automobilista distratto e sfortunato era stato rinviato a giudizio dopo essere denunciato dalla coppia. Il capo di imputazione? Molestie. Innanzitutto, per gli schiamazzi e i fumi che, a detta dei querelanti, venivano esalati dal barbecue in giardino, poi di nuovo per l'auto. Questa volta per una questione di decibel: la vettura non era proprio un'utilitaria e l'accensione del suo motore avrebbe evocato la liberazione di una scalpitante scuderia di cavalli a vapore. Abitando nella prima periferia, il titolare aveva bisogno ogni giorno di usare l'auto. Ma finì per venderla, acquistando un modello più silenzioso.
Tra sé e i vicini, il futuro imputato eresse anche una cortina di cannicciato, per sottolineare la volontà di non coinvolgere gli altri nella propria vita (né di farsi coinvolgere nella loro). Ovvio che per il fumo del barbecue non potesse fare nulla, anche se in aula si sarebbe poi dimostrato che le finestre dei querelanti non erano proprio affacciate sulla graticola della discordia.
Ma il colpo di grazia ai precari rapporti venne con il drone acquistato dal futuro imputato in vista di una vacanza. Dopo il primo decollo, l'apparecchio sorvolò anche la casa dei vicini. Questi ultimi si sentirono spiati dall'alto e fecero partire la contraerea della denuncia, anche se il volo di prova del drone era stato anche l'ultimo, dopo un prematuro schianto contro i cavi dell'alta tensione.
Assistito dagli avvocati Giuseppe Rosafio e Riccardo Parisi, che hanno anche prodotto sentenze della Cassazione in tema di droni, il proprietario dell'auto (e del barbecue e della sventurata macchina volante) ieri è stato assolto dal giudice Francesco Guerino Gatto, che ha accolto la richieste dello stesso pm Elena Riccardi, la prima a non vedere colpe a carico del trentenne. L'uomo, nel frattempo, si è trasferito altrove, dopo aver venduto in tutta fretta la casa.
Roberto Longoni
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