PATTEGGIAMENTO
Sfrecciando in bici, l'avevano sentito spesso insultare qualche passante. Un volto conosciuto, quel ciclista intemperante. Oltre che dalla polizia, anche da qualche commerciante della zona. Ma quella mattina di giugno del 2022 era andato ben oltre le ingiurie. Se l'era presa con una famigliola cinese che aveva l'unico «torto» di occupare in quel momento una parte della pista ciclabile: «Cinesi di m..., andate a casa», aveva urlato. Poi una raffica di cazzotti al padre, 45enne, che era stramazzato a terra, davanti alla moglie e alla figlia di 3 anni. Parmigiano, 51 anni, un passato macchiato da qualche precedente, è stato accusato di lesioni pluriaggravate. E tra le aggravanti, oltre a quelle per la presenza di una minore e per la recidiva, anche quella dell'odio razziale. Dopo l'accordo con il pm, ieri ha patteggiato 1 anno, ma nessun beneficio.
E proprio poco più di un anno fa il 51enne parmigiano aveva trasformato un angolo del marciapiedi di via Gramsci, a qualche metro dall'incrocio con piazzale Santa Croce, nel suo personalissimo ring. Erano quasi le 13, quando la madre e il padre, che stavano camminando accanto alla bambina in sella alla sua biciclettina sulla pista ciclabile, si erano ritrovati faccia a faccia con un tizio che non conoscevano. Nessun saluto o convenevole, però, perché l'uomo aveva esordito con una serie di ingiurie. Sbigottiti, avevano subito dopo capito che il 51enne voleva avere via libera. «Io gli ho detto che mi sarei spostato, ma avrebbe dovuto chiedermelo in maniera educata, non insultando me e la mia famiglia», aveva poi spiegato il padre ai poliziotti.
Parole che non erano state per nulla gradite, visto che l'altro, per tutta risposta, gli si era piazzato davanti sbarrandogli la strada. E quando poi lui l'aveva allontanato spingendolo di lato, il 51enne aveva cominciato a colpirlo, facendolo cadere sull'asfalto. Aveva sbattuto pesantemente una mano (14 poi i giorni di prognosi), ma l'altro aveva continuato piazzandogli altri due pugni in faccia.
Pieno giorno e sulla strada, con tante persone che potevano vedere. E soprattutto intervenire. Come aveva fatto subito un ragazzo uscito da uno dei portoni che si affacciano sulla via. Si era precipitato anche il titolare della pizzeria dall'altra parte della strada: era già al telefono con la polizia, perché aveva assistito a tutta la scena, ma anche lui era corso a dare una mano all'uomo e alla famiglia, che peraltro conosceva perché dipendenti di un locale nelle vicinanze.
Una volante era arrivata in pochi minuti. Gli agenti si erano ritrovati di fronte l'uomo con il volto sanguinante e anche l'aggressore. Non aveva tagliato la corda, pur avendo capito che era partito l'allarme alla polizia. Ma era rimasto per dare la sua versione: «Abbiamo discusso, lui mi ha spintonato e io ho reagito tirandogli dei pugni», aveva spiegato agli agenti.
Un'ammissione. Seppure con qualche dimenticanza: si era scordato di specificare che era partito lui con gli insulti (razzisti), che di fatto sempre lui aveva sbarrato la strada al padre della bambina. E quando era stato spinto di lato, era andato all'attacco. Ma c'era chi aveva memorizzato ogni istante.
Georgia Azzali
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