Condannato
Nove anni. L'età è quella dei giochi, e come tale era spacciato lo strano modo di scambiarsi «amicizia» da chi aveva proposto al bambino di fotografarsi e riprendersi svestito e in posizioni particolari. L'età è sempre più spesso anche quella dello «smartphone perenne»: a nove anni, il bambino non solo era in possesso di un cellulare, ma aveva già un profilo Instagram. Ed è in questo spazio virtuale che è stato avvicinato da un uomo dai turpi propositi: un padre originario del Meridione, ma residente a Parma. Appena separato dalla moglie, il pedofilo ha raccontato al bimbo di avere sedici anni anziché 29.
Il giovane - che aveva a disposizione un'utenza intestata all'ex suocero per poter comunicare con la figlia - si è complimentato con il bambino per le foto postate. Poi ha cominciato a chiedere ritratti del piccolo (residente in Sicilia), che ha accondisceso anche quando si è sentito chiedere di inviare fotografie solo con le mutandine indosso.
L'altro ha continuato con le richieste. Ma intanto, per fortuna, il piccolo ha cominciato a opporre resistenza. A questo punto, il 29enne, non riuscendo a ottenere ciò che voleva, è passato al ricatto: se il bimbo non avesse obbedito, lui avrebbe messo in rete le sue foto con indosso solo le mutandine. Un giorno, si è fotografato in particolari posizioni, ordinando al bambino di chiudersi in bagno, spogliarsi e mostrarsi allo stesso modo in una videochiamata. Il piccolo ha invece rivelato tutto ai genitori che hanno sporto denuncia. La Polizia postale ha individuato il 29enne in breve tempo. Il giovane, difeso dall'avvocato Gisella Mesoraca del foro di Reggio Emilia, si è difeso sostenendo di aver convissuto con altri che potevano avere accesso al suo telefono. Ma il giudice Francesco Guerino Gatto non gli ha creduto, accogliendo la richiesta del pm Elena Riccardi e condannando per adescamento di minori il 29enne a un anno e 4 mesi, pena ridotta di un terzo perché il processo si è svolto con rito abbreviato.
rob.lon.
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