OSPEDALE
Merce rara. E altrettanto preziosa. In quella fine di febbraio del 2020, quando il Covid aveva cominciato a fare maledettamente paura, mascherine e guanti erano quasi introvabili. Se non a prezzi stellari. Ma c'è stato chi ha pensato di fare affari. E sciacallaggio.
Un operatore socio sanitario, autista di mezzi ospedalieri, avrebbe fatto sparire diverse confezioni di dispositivi sanitari: una quarantina di mascherine, oltre 100 paia di guanti, ma anche gel disinfettanti. Accusato di peculato, l'uomo - oggi 60enne, residente a Torrile - è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, come richiesto dal pubblico ministero Emanuela Podda, oltre al pagamento di 400 euro come riparazione pecuniaria.
Il collegio, presieduto da Gabriella Orsi, ha anche disposto 5.000 euro di risarcimento per l'Azienda ospedaliero-universitaria, che si era costituita parte civile assistita dall'avvocato Paolo Moretti. Insieme al 60enne, era stato indagato in concorso per peculato anche un altro ausiliario ospedaliero: 42enne, parmigiano, era stato condannato in primo grado a 1 anno, 2 mesi e 20 giorni con rito abbreviato (pena sospesa), ma poi è stato assolto in appello. Una sentenza ormai diventata definitiva. Aveva ottenuto, invece, la messa alla prova un 34enne parmigiano, titolare di una sala di videopoker in città, che era accusato di ricettazione.
Era stata una segnalazione alla Guardia di finanza a far partire l'indagine in quel periodo. Una fase che forse qualcuno ha dimenticato o rimosso, ma allora il personale sanitario era impegnato a combattere un nemico sconosciuto con poche armi (protezioni comprese) a disposizione. E così quelle mascherine erano diventate un business per qualcuno, visto che sarebbero state piazzate fuori dalle mura ospedaliere anche a 70 euro l'una. L'ultimo anello fondamentale dell'operazione era infatti il gestore della sala slot: a lui venivano piazzate le mascherine che poi i clienti ritrovavano in vendita sul bancone del locale.
Non si trattò di grandi ruberie, ma ciò che rende la storia piuttosto squallida, come ha sottolineato il pm durante la requisitoria, è il momento in cui i dispositivi sono spariti dai magazzini dell'ospedale. Nel blitz a casa del 60enne erano state sequestrate 43 mascherine, un centinaio di guanti e qualche flacone di disinfettante. Ma è chiaro che il danno è andato ben oltre il costo dei singoli dispositivi, benché in quel periodo fossero arrivati a prezzi folli. Un colpo all'immagine del Maggiore, ma anche un affronto per chi lavorava giorno e notte in prima linea. E i 5.000 euro di risarcimento ne sono la prova.
Georgia Azzali
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