Editoriale
Sergio Mattarella
Aproposito della libertà d’informazione e della necessità di tutelarla in tutte le sue forme, nei giorni scorsi, in occasione della tradizionale cerimonia del Ventaglio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato parole assai incisive, che giustamente non sono passate inosservate e che stanno producendo echi preziosi nel dibattito pubblico. Celebrare un valore fondamentale come quello della libera circolazione delle notizie di pubblica utilità non vuol dire soltanto rilanciare l’attualità della Costituzione, che all’art.21 tutela la libertà di manifestazione del pensiero, ma anche sottolineare la centralità della professione giornalistica, chiamata a garantire il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati.
Nell’infosfera la cacofonica e ridondante miscela di contenuti non vagliati e non verificati, prodotti da avventurieri e sciacalli del web, finisce per allontanare i cittadini dalla comprensione della realtà e per alimentare sfiducia anche nell’informazione di qualità, prodotta dai giornalisti e incentrata sulla ricerca delle fonti e sull’elaborazione di resoconti cronachistici ispirati ai principi della deontologia professionale.
Il valore aggiunto dell’affidabilità dell’informazione giornalistica risulta spesso non riconoscibile, (...) a volte anche per negligenza dei giornalisti stessi, ma molto più frequentemente perché nella congerie di contenuti riversati in Rete da milioni di utenti si fa fatica a discernere quelli riconducibili a fonti attendibili, verificati con scrupolo e competenza da chi ha la missione di ricercare e raccontare la verità sostanziale dei fatti, con buona fede, trasparenza e onestà intellettuale.
L’opacità, l’anonimato e l’approssimazione di molte informazioni che reperiamo in Rete contribuiscono sensibilmente a disinformarci e ci impediscono a volte di percepire con nitidezza il fondamentale apporto che un’informazione responsabile e prodotta professionalmente può dare alla democrazia nel suo complesso.
Questi concetti sono il presupposto concettuale del discorso fatto dal Capo dello Stato ai giornalisti della stampa parlamentare per riaffermare la centralità dell’informazione libera e indipendente come antidoto «alle forme più diverse di disinformazione che in modo massiccio si propalano nei sistemi delle comunicazioni digitali». Il giornalismo professionale va dunque messo al riparo da qualsiasi tentativo di irreggimentazione perché l’indebita intrusione di moventi extraeditoriali nelle scelte redazionali finirebbe per contaminare la purezza e neutralità di queste ultime e per indirizzare i contenuti informativi verso la difesa di interessi costituiti e di obiettivi predeterminati. «E i giornalisti devono essere al riparo da ogni forma di intimidazione - ha puntualizzato Mattarella -. Vorrei ribadire che è compito dei giornalisti essere certificatori di fronte alla pubblica opinione della corrispondenza tra i fatti e la loro rappresentazione, concorrendo così all’esercizio di democrazia costituito dall’informazione. L’autenticità dell’informazione è affidata, dalle leggi, alla professionalità e alla deontologia di ciascun giornalista».
Il passaggio chiave dell’intervento del Presidente della Repubblica è stato quello relativo ai cosiddetti fact checker, i controllori della veridicità delle notizie, gli «sceriffi» anti-fake news dei quali ciclicamente si parla e che sono tornati d’attualità per un equivoco generato dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto del Presidente del consiglio dei ministri sulle agenzie di stampa, promosso dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi. «Sarebbe fuorviante - e contraddittorio con le stesse disposizioni costituzionali - immaginare che organismi terzi possano ricevere l’incarico di certificatori della liceità dei flussi informativi», ha opportunamente sostenuto il Capo dello Stato.
Il messaggio è chiaro: l’autonomia del giornalista nella selezione e valutazione delle fonti d’informazione non è in alcun modo comprimibile e la validazione dei contenuti è responsabilità di chi li elabora per assicurare ai cittadini notizie di interesse pubblico, accettando il rischio di sbagliare ma dopo un attento e scrupoloso vaglio critico di tutti gli elementi a disposizione. Niente «ministeri della verità», quindi, né strutture di controllo politico delle notizie.
Il decreto sulle agenzie di stampa, fortemente voluto dal sottosegretario all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, introduce come obbligatoria nelle agenzie la figura di un «Garante della informazione avente la funzione di assicurare la qualità delle informazioni ed impedire la diffusione di fake news, avente provata professionalità, esperienza, imparzialità e senza una pregressa appartenenza all’Agenzia presso cui opera». Qualcuno ha inizialmente creduto che il monito di Mattarella potesse riferirsi proprio a questo. In realtà è stato lo stesso Barachini a fugare ogni timore, chiarendo che il Garante di cui dovranno dotarsi le agenzie di stampa non è un controllore politico ma un professionista neutrale e con competenze multidisciplinari in grado di supportare il lavoro delle redazioni nelle doverose azioni di contrasto alla disinformazione, senza in alcun modo limitare la discrezionalità dei giornalisti. In una nota ufficiale Barachini ha ringraziato il Presidente Mattarella «per aver posto l’accento sulla professionalità e la deontologia del giornalista» e ha difeso la sua scelta di «coadiuvare il lavoro dei direttori e delle redazioni nell’evitare i pericoli di fake news».
Proprio mentre molte redazioni iniziano a puntare con convinzione sull’intelligenza artificiale per supportare il lavoro dei giornalisti nella faticosa valutazione delle fonti a disposizione, senza in alcun modo pretendere di sostituirlo, il decreto del governo prova a puntellare l’organizzazione delle redazioni, non già per menomarne l’indipendenza bensì per rafforzarla. «L’attuale velocità di diffusione delle notizie e la difficoltà concreta e quotidiana a fermare quelle false, la crescente tendenza degli attacchi hacker ad inquinare il settore delle news con deep fake e manipolazioni sempre più sofisticate, ci ha fatto sentire il dovere di supportare l’informazione primaria che costituisce nella gran parte dei casi la fonte degli altri media», si legge ancora nella nota di Barachini. Più che a una «longa manus» del potere il Garante somiglia, quindi, a un competente ed esperto alleato dei vertici redazionali per metterli nelle condizioni di offrire al pubblico un’informazione ancora più seria, responsabile e neutrale. Si può dunque combattere in modo energico la disinformazione e proteggere la buona informazione dalle minacce del web, senza compromettere il pluralismo e senza censurare alcuna opinione.
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