Accordo fra Parchi e Atc
Soprattutto nelle zone della provincia confinanti con Piemonte e Liguria, l’aumento dei cinghiali desta preoccupazione. Da un lato per il pericolo di collisione con i veicoli in transito lungo le strade, dall’altro per i danni causati alle coltivazioni e, non da ultimo, per il rischio di portare nel territorio parmense virus e malattie attualmente non presenti e, di conseguenza, potenziali problemi per gli animali delle zone interessate.
Un quadro che ha convinto il Ministero della Salute ad emettere un’ordinanza che prevede, oltre agli obblighi di segnalazione di animali malati, anche misure di controllo, zone di restrizione, obbligo di installazione di reti e staccionate, e un incremento degli abbattimenti. E le aree protette della provincia, preziosi scrigni della biodiversità, non sono certo «immuni» dal rischio né esenti dall’obbligo.
Nei giorni scorsi, l’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Occidentale ha siglato un protocollo operativo con gli Atc del parmense e del piacentino che circondano il Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano per definire le modalità operative, a seconda dei periodi, all’interno delle aree protette. A siglare il documento, al centro visite «Millepioppi», sono stati il presidente dei Parchi del Ducato Agostino Maggiali, affiancato dalla direttrice dell’Ente Marcella Ghiretti e da Alberto Tomeo funzionario dell’Area Vigilanza e Gestione Faunistico Venatoria; i delegati degli Atc PR7, PC5, PC6 e PC7 e della Cia-Agricoltori Italiani; e Gian Luigi Molinari in rappresentanza della Regione Emilia Romagna. «Per essere più efficaci, abbiamo coinvolto gli Atc contermini – ha spiegato la Ghiretti -. Naturalmente, all’interno dei Parchi, le regole devono essere diverse: si lavorerà con le gabbie e con il metodo della girata, che prevede l’utilizzo di un solo cane. Dal 15 marzo al 15 luglio, periodo previsto dalle misure di conservazione per la salvaguardia del periodo riproduttivo, inoltre, i cani non potranno essere utilizzati. Una regola che tutela anche i quattrozampe: con l’erba alta, infatti, non potrebbero lavorare bene e sarebbero esposti a rischi elevati».
L’obiettivo dell’accordo è principalmente quello di rendere più efficiente e coordinato il controllo dei cinghiali, attualmente in sovrannumero. «A questa convenzione si aggiunge l’accordo, a livello regionale, con i carabinieri forestali che ci garantiscono il supporto in tutte le zone protette – ha sottolineato Maggiali -. Noi abbiamo un numero ridotto di persone operative e con le nostre sole forze non potremmo farcela: è necessario quindi coinvolgere più realtà possibili per proteggere i nostri habitat».
Chiara De Carli
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