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LUTTO

Il commosso addio a Frie, morta durante il parto

Il commosso addio a Frie

02 Agosto 2023, 03:01

Sull’altare c’è l’ultima foto dal sorriso pieno: Frie dolcissima regina alla Festa dell’attesa organizzata pochi giorni prima dell’arrivo presunto di Maria Chiara, la corona di rose dai colori tenui che sono le stesse che ricoprono la bara. L’hanno accolta con pianti e lamenti strazianti, le amiche della comunità etiope ortodossa all’arrivo davanti alla chiesa cattolica dello Spirito Santo. E’ in questa unione di fedi cristiane - una «doppia» fede che ha sempre riempito la vita di Frehiwet Tesfaye, morta a 38 anni durante il parto - che la famiglia ha voluto con forza che le fosse tributato l’ultimo saluto. Di fronte a un’assemblea numerosissima di familiari, amiche e amici, dipendenti della Torneria meccanica Cosmi, tocca al sacerdote-amico don Giuseppe Mattioli e alle due guide della chiesa ortodossa etiope Bayesasasahu Worku e Kessi Habte Mariam Tesfaye indicare una strada oltre il dolore e oltre ciò che oggi sembra inaccettabile.

Nell’omelia il riferimento è alla Passione di Cristo: «Su quella croce ci sono tutti i nostri perché - risuona la voce di don Mattioli - Ma chi perde la propria vita per amore, la riprende: ecco cosa ci indica la Resurrezione di Gesù. Si, certo: oggi abbiamo il cuore fragile. La fede non può togliere la tristezza e l’assenza: il Signore sa. Ma la fede ci aiuta a dare un senso a quella morte, che ha dato una piccola vita. Frie rimane nel volto di Maria Chiara, nella testimonianza preziosa lasciata alla sua famiglia e a chi le ha voluto bene: la sua generosità, il suo altruismo, il suo essere profondamente credente». «Una persona buona e cara, con cui abbiamo condiviso tanto. Silenziosa, ma sempre pronta a fare» ricordano i sacerdoti ortodossi.

Di fronte alla disperazione lasciare spazio a una speranza illuminata dalla fede, è il messaggio di don Mattioli: «Nessuno vive per se stesso e nessuno muore per se stesso. E neanche questa morte è fine a se stessa: dare la propria vita per amore produce molto frutto». Ed è d’amore la lettera che legge il marito Luca Cosmi «nel giorno più difficile della mia vita: mai avrei pensato di doverti dire addio per sempre». «Non so – le si rivolge dall’altare, mentre attorno la commozione diventa un’onda inarrestabile - se sono stato all’altezza di ciò che eri tu: sempre attente alle esigenze mie e di chi ci era accanto prima che alle tue. Hai lasciato un vuoto inaccettabile, ma la tua forza ci servirà d’esempio. Ci hai già spinto a ritrovarci uniti per superare il dolore. Ora ti immagino in cielo a mettere tutti a tavola con la tua cucina». E poi il pensiero a Maria Chiara, «che hai desiderato tanto e per cui hai lottato a costo della tua stessa vita».

In questo binario di opposti in cui li ha messi di fronte il destino, c’è anche una promessa di giustizia nelle parole del marito: per arrivare capire cosa sia successo «quella notte in cui il nostro sogno si è trasformato nel peggiore degli incubi». Ma senza perdere vista l’altra parte: quel miracolo che si è compiuto in un altro reparto del Maggiore, quello di Terapia Intensiva Neonatale. «Faremo una donazione per dire grazie al professor Romanini e a tutto il suo staff: sono stati eccezionali». Un miracolo che venerdì si compirà fino in fondo, quando Maria Chiara – che sì, tanto ha nel volto di quella mamma che non ha conosciuto - sarà dimessa .

Chiara Cacciani

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