ACCOGLIENZA
Per protestare, per dire «no» al centro di accoglienza, ma anche per capire quanti profughi arriveranno e per quanto tempo il centro resterà attivo. Infine, per chiedere più attenzione, quando il polverone mediatico sarà svanito, nei confronti di una frazione dimenticata dalle istituzioni. «Si ricordano di noi solo quando ci sono le elezioni. Qui mancano anche le fogne. Sono anni che chiediamo un collegamento con il bus, oltre ad una migliore illuminazione e ai marciapiedi. Tante promesse, ma non succede mai niente». A Martorano, davanti ai cancelli della ex Columbus in strada Barghetto, ieri mattina il clima era questo durante l'incontro organizzato da Lino Cirri per accendere i riflettori dei media sul centro che dovrebbe aprire a giorni.
Battaglia mediatica
A quanto pare la sua operazione è riuscita: tra le oltre sessanta persone riunite davanti all'ex fabbrica per protestare e per avere risposte, ieri mattina si aggirava anche una troupe di Rai 3, decisa a tastare il polso agli abitanti di questa piccola frazione circondata dai campi. Giovedì sera, alle 21.30, sarà invece la volta delle telecamere di «Dritto e rovescio», la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio in onda su Rete4. Anche loro sono state attirate dalla protesta di Martorano.
Incertezze e paure
Ma cos'è che più spaventa chi vive a pochi metri dall'ex fabbrica? L'incertezza, la mancanza di chiarezza sui numeri del centro. «Pretendiamo risposte, perché l'incertezza genera paura e reazioni forti». A parlare è Chiara, da nove anni residente nella frazione che a giorni si prepara ad ospitare i profughi smistati a Parma e per ora accolti in emergenza al Cornocchio, un centro in grado di ospitare una cinquantina di persone, ma che è già saturo.
Sulla capienza del centro di Martorano è un balletto di cifre: prima si è parlato di 50 migranti, poi di 100 e infine la stima è stata ridotta a 70. Anche dopo l'incontro della scorsa settimana a Palazzo Rangoni tra il prefetto e un gruppo di residenti restano molti dubbi che agitano la frazione e la tensione arriva fino alla vicina San Prospero.
Le due «piazze»
«Martorano è migliorata nel corso degli anni. Vogliamo che resti un posto dove vivere tranquilli e in sicurezza», aggiunge Chiara, contornata da un combattivo gruppo di residenti. Lo stesso gruppo che ieri mattina era sull'altro lato della strada rispetto al capannello riunito attorno a Cirri e ad alcuni esponenti di Forza del popolo.
«Non sono contraria a prescindere, ma vorrei almeno sapere quante persone verranno ospitate a Martorano. Per quanto tempo sarà attivo il centro migranti?», chiede Maria Cristina, tra le memorie storiche della frazione e ieri posizionata sull'altro lato della strada rispetto al gruppo riunito davanti allo striscione «Accoglienza? Ghetti per emigrati e cittadini».
Lotta al sistema
L'ala più radicale, quella meno disposta alla mediazione, si raccoglie attorno a Cirri, già deciso oppositore delle restrizioni anti Covid per i locali pubblici. «Abbiamo tutti i diritti per dire no ai profughi a Martorano». Quando prende il microfono, lascia poco spazio al dialogo. «Lo Stato è incapace di gestire i problemi e li scarica direttamente sui cittadini». Chi protesta è razzista? Cirri si schermisce. «Non siamo razzisti e non siamo contro i profughi. Siamo contro la politica che non risolve i problemi, ma li crea».
Durissimo anche il commento di Luca Furlotti, consigliere comunale di Langhirano, e di Andrea Carrara, consigliere comunale di Roccabianca, a margine della manifestazione. «Siamo qui insieme ai residenti – spiegano in una nota – per denunciare una decisione imposta da un prefetto che sembra più concentrato nel piazzare questi sedicenti profughi che a contrastare, in nome del Governo che rappresenta, il traffico mafioso di essere umani, oltre al proteggere la sicurezza dei cittadini italiani, come sarebbe suo esclusivo compito». Tra i manifestanti - ma solo in qualità di osservatori - c'erano anche i consiglieri comunali Pd Sandro Campanini e Franco Torreggiani, che si sono ben guardati dal lanciarsi in qualche polemica pro o contro migranti. «Sono qui per ascoltare e capire le ragioni dei residenti», si limita a dire Campanini, poco prima di iniziare un botta e risposta con alcuni manifestanti.
Mali storici
Il centro però è solo la punta dell'iceberg. Luigi, residente a Martorano da quasi trent'anni, elenca i mali della frazione. «Per 26 anni abbiamo ospitato dei migranti nell'ex scuola, sopportando risse e ubriachi. Per anni sono state attive due cave e in paese c'era un viavai costante di camion. Poi mancano i servizi: non c'è la fogna, manca l'illuminazione, non ci sono i marciapiedi e manca perfino il bus». Per chiederlo era stata fatta una raccolta firme, rimasta fino ad oggi lettera morta.
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