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«I lupi hanno sbranato un vitellino nella mia azienda a Baganzolino»

«I lupi hanno sbranato un vitellino nella mia azienda a Baganzolino»

08 Settembre 2023, 03:01

Le foto sono per stomaci forti. Quel che resta di un vitellino che aveva meno di dieci giorni lo hanno trovato al mattino, a una cinquantina di metri dalla stalla che avrebbe dovuto proteggerlo, in mezzo a un campo di erba medica. Dell'animale non restava che la carcassa spolpata da fauci fameliche, la testa e le zampe, di cui una strappata e trascinata a qualche metro di distanza, dove parte una carraia.

Chi lo ha sbranato è ancora là fuori nei campi alle porte di Parma, periferia nord. Già, ma chi è stato?

Ulisse Catellani, 50 anni, agricoltore nato e cresciuto in una famiglia di agricoltori, non ha dubbi. «È stato un lupo». Anzi, un branco di lupi. «Guardando con attenzione il calpestio dell'erba si capiva benissimo che non poteva trattarsi di un lupo soltanto».

Non siamo in alta montagna, in una fattoria sperduta tra i boschi dell'Appennino. L'azienda agricola di Catellani è in strada Baganzolino, in aperta campagna ma a poche centinaia di metri dalla massicciata ferroviaria della Milano-Bologna e dalle trafficatissime corsie dell'Autosole. Insomma, non proprio un luogo isolato dove ci si può immaginare di imbattersi in un branco di animali selvatici. Tanto meno in un branco di lupi.

«Il vitellino, nato da circa una decina di giorni, lo avevamo messo in un box attaccato alla stalla. Mio figlio, quando è andato a cercarlo al mattino seguente, non lo ha trovato. Dopo qualche ricerca ha scoperto la carcassa dell'animale, completamente spolpata e smembrata. I lupi lo hanno trascinato a una cinquantina di metri dal box. Era a brandelli». Non stiamo parlando di un cucciolo: sebbene fosse appena nato, il vitello pesava 45 chili. «I lupi hanno agito in branco», assicura l'agricoltore, che ha una stalla con circa 240 capi e che abita da sempre a Baganzolino.

«È la prima volta che uno dei miei animali viene sbranato, ma ultimamente c'è qualche presenza che agita le mucche». Sensazioni? Suggestioni? Niente di tutto questo, l'agricoltore di oggi è lontano anni luce dal mondo magico dei nostri nonni. Il sospetto di Catellani è supportato dalla tecnologia. Il suo strumento di indagine è il pedometro, un dispositivo che serve a parametrare il calore, l'attività delle vacche. «Tre o quattro volte negli ultimi sei mesi - racconta - quando al mattino controllavo i valori della mandria al computer, i parametri degli animali dimostravano che durante la notte era successo qualcosa, o meglio, che nella stanza c'erano delle presenze che le avevano agitate».

Lupi anche in quelle circostanze? Su questo l'agricoltore non si sbilancia, ma fa notare che ultimamente la sua stalla, di notte, è molto più agitata del solito.

L'episodio del vitello sbranato è stato denunciato - anche per smaltire correttamente la carcassa -, ma Catellani è stato costretto a denunciare altri attacchi. «In primavera, tra marzo e aprile, i cinghiali mi hanno devastato un campo di mais. Avevo appena seminato e quando i semi hanno iniziato a germogliare, il branco mi ha divorato il 60% del campo. Anche in quell'occasione ho fatto denuncia e dei cacciatori autorizzati hanno fatto gli abbattimenti».

Lupi, cinghiali: anche alle porte della città la fauna selvatica reclama i suoi spazi.

«Il problema è che questi animali sono portatori di malattie come la peste suina. Basta poco per scatenare il contagio in un allevamento».

E i virus spaventano gli agricoltori forse più delle fauci dei lupi.

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