L'intervista
Sandro Piovani
Anche al telefono te lo immagini sorridente, come sempre. Anche adesso che, da pochi giorni, è entrato nei club dei cinquantenni. Una data di mezzo dove si scavalla quella collina che è la vita, dove si inizia a vedere la discesa e dove si inizia far di conto, un bilancio che andrà aggiornato anno dopo anno. E Fabio Cannavaro, se si guarda indietro, motivi per sorridere ne ha: una carriera incredibile da capitano dell'Italia, da calciatore dell'Inter, della Juventus e del Real Madrid oltre che dell'Al Ahli. Campione del Mondo, pallone d'Oro, con il Parma ha vinto due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una Supercoppa Italiana. Oltre a una infinita serie di premi alla carriera. Ed ecco che, con la scusa di augurargli buon compleanno, la telefonata si trasforma in una chiacchierata per parlare della sua carriera, del presente e del futuro. E si capisce come Parma abbia rappresentato per lui una tappa fondamentale. E non solo calcisticamente parlando.
Cinquant'anni, traguardo strano, misura piena.
«Altro che strano. La gente inizia a darti del lei, ti guarda in maniera diversa. Diventa un percorso diverso della propria vita».
Ci racconti le tue giornate? Come sono adesso, che fai?
«Tre volte a settimana esco in bicicletta, mi alleno un po'. Poi al pomeriggio mi aggiorno, studio, guardo delle cose che possono interessarmi. Sono giornate diverse dal solito, non è che mi sono abituato (ride ndr)».
Come vivi il calcio adesso, da cinquantenne...
«Il calcio, adesso per me da allenatore, lo vivo purtroppo da casa. E mi dà fastidio, perché mi piacerebbe lavorare. Però lo vivo sempre con grande passione, come facevo peraltro anche da giocatore».
L'anno scorso hai sfiorato la serie B sulla panchina del Benevento. Tra l'altra la prima vittoria della tua gestione arrivò proprio a Parma... Che impressione hai avuto?
«Un campionato dove servono certe caratteristiche. Un campionato, quello passato, molto difficile perché c'erano squadre come Cagliari, Genoa, squadre da serie A. Un campionato poi molto lungo».
Che impressione ti aveva fatto il Parma? In fondo non è cambiato molto, ha un anno di esperienza in più e qualche rinforzo mirato...
«Il Parma sicuramente è una squadra piena di giovani. Ed è allenato da un allenatore che conosce bene la categoria. Penso che, vedendo anche le altre squadre, vedendo quello che c'è in giro, quest'anno sia una delle favorite».
Tra l'altro l'anno scorso “radiomercato” parlava di un tuo possibile arrivo a Parma. Cosa c'era di vero in queste indiscrezioni?
«Niente. Non c'era nulla. La mia storia è molto legata a Parma ed è normale che in certe situazioni venga fuori il mio nome. Ma è solo tutto legato al mio passato, alla mia storia».
Pensando alla tua storia viene in mente una canzone di Celentano, “il ragazzo della via Gluck”, viene in mente “però quel ragazzo ne ha fatta di strada”... Arrivasti a Parma da ragazzo poi ne hai fatto di strada...
«Vero. Parma mi ha fatto crescere e non poco. A Parma ho messo le basi per poi arrivare a quello che ho fatto in carriera. Parma è stata una tappa importante, importantissima della mia storia di calciatore e della mia vita. Sono arrivato ragazzo e sono andato via che ero capitano. Se penso alle prestazioni fatte a Parma sicuramente erano prestazioni importanti, prestazioni che restano nella mia storia».
Da allora, dal Cannavaro giocatore, ad adesso, al Cannavaro allenatore, come è cambiato secondo te il calcio? Arabia, Stati Uniti... Ci sono nuove frontiere? Tu hai giocato in Arabia ed anche in Cina...
«Ormai c'è una globalizzazione in tutto. Guarda il nostro paese, guarda quante aziende straniere acquisiscono le nostre. Anche il calcio è così. Si sta adeguando a questa tipo di vita sociale».
Tra l'altro tu hai alzato una Coppa Mondiale e adesso la Nazionale è in evidente difficoltà, in crisi tecnica evidente.
«Nella globalizzazione, ci stiamo perdendo un po'».
Tu hai risposto un po' alla crisi del calcio italiano acquisendo il vecchio centro sportivo del Napoli.
«Sì, ho preso il vecchio centro sportivo dove ho iniziato a giocare io. A Soccavo. C'è una storia dietro, che è quella del Napoli. Era giusto riportarlo in vita. L'ho preso per questo».
Quindi secondo te investire sui giovani è il futuro del calcio?
«I giovani sono cambiati. Passano la giornata sui social, attaccati ai telefonini. Bisogna adeguarsi e cercare di aiutarli a tornare in campo».
Chi è un punto di riferimento del calcio come sei tu, può fare qualcosa in più aiutare i giovani a crescere, in campo e fuori dal campo?
«La mia esperienza in Cina è stata molto formativa proprio sotto questo punto di vista. Avevo proprio l'incarico di studiare allenamenti adatti per i giovani, ho dato indicazioni sui giovani giocatori. Perché dico questo? Perché allenare i giovani ti dà molti stimoli e spesso molte soddisfazioni».
Adesso sei a casa, nella tua Napoli. Ma come lo segui il calcio? In tv o vai in giro anche negli stadi?
«Mah... Quasi sempre in televisione, questo perché ogni volta che vado a vedere una partita scattano le indiscrezioni, esce il nome, viene strumentalizzato. E poi qualcuno si offende. certo, vedere il calcio dal vivo è tutta un'altra cosa. Vado spesso al San Paolo».
Hai provato, come allenatore, una lunga esperienza all'estero ed una breve in serie B in Italia (con il Benevento ndr). Adesso come ti immagini il tuo futuro?
«Il mio obbiettivo è allenare. Ho bisogno di un progetto che mi faccia lavorare bene. Benevento è stata una parentesi negativa, in una squadra che aveva delle difficoltà enormi e che nel mercato di gennaio, invece di trovare soluzioni per migliorare, ha venduto alcuni giocatori importanti. Un'esperienza che è iniziata male e finita peggio. In ogni caso non sono certo quattro mesi che cambiano le mie idee dopo otto anni che faccio l'allenatore. Un'esperienza negativa ma spero di avere la possibilità di rifarmi. Al di la della squadra, al di la della categoria, ho bisogno di un progetto serio che mi dia la possibilità di allenare. Un posto dove almeno ci sia un ufficio per l'allenatore (ritrova il sorriso ndr)».
Chiudiamo parlando ancora del Parma: hai detto che è una delle favorite. Da chi deve guardarsi?
«Beh, intanto dal Catanzaro che ha fatto un inizio importante. Un campo difficile. Oltre al Parma, il Palermo, Modena che si è rinforzato, la Samp e lo Spezia hanno bisogno di tempo, il Pisa: sono le squadre che più potranno tenere il passo nelle zone alte».
Terzo anno di B per il Parma ma anche per i tifosi crociati che tu conosci bene. Vuoi dire qualcosa alla gente di Parma?
«Quando sono tornato a Parma (col Benevento ndr) ho visto la solita grande passione, quella che conoscevo. E questo è importante perché i giocatori sanno di giocare in una piazza altrettanto importante, difficile. Da Parma sono passati i più grandi giocatori del mondo. Quindi devono avere pazienza perché adesso l'importante è avere una società seria e il Parma ce l'ha. E questo è davvero importante. Poi si devono incastrare cose, serve un po' di fortuna, ma credo che quest'anno sarà l'anno giusto».
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