×
×
☰ MENU

LA STORIA

La «favola» dei tre bussetani campioni di bob

La «favola» dei tre bussetani campioni di bob

15 Novembre 2023, 03:01

Chi mai avrebbe scommesso un nichel sul fatto che qui nella Bassa Bussetana c’è chi trepida per le sorti delle piste di bob di Cortina e di Cesana? Vai a capire come ti prendono in ostaggio le passioni. Uno, una volta, da’ un’occhiata distratta alla tv che trasmette le Olimpiadi invernali: e resta basito nel vedere due o quattro tipi in tuta e casco che dapprima spingono a più non posso uno strano siluro infossato nel ghiaccio: uno sforzo bestiale per 50 metri: poi di corsa storta, a uno a uno, ci saltano dentro e, pigiati come sardoni in una lattina d’acciughe, vanno giù ai 100 e passa l‘ora nel buio. Va bene: il pilota vedrà pure qualcosa ,però mica tanto di più di un biancore niveo acciecante. Ma e l’altro ? o gli altri tre?. Secondo me questi crionauti recitano corone e giaculatorie devozionali alla Madonna dei Ghiacciai del Monte Rosa. Ma c’è poco da ridere. Non dev’essere uno scherzo guidare il bolide lombricone scivolante per mezzo di due levette collegate ai due pattini . Come si fa? Certo: date le forze e la velocità e l’angolo della curva si può….? Sorride Tosini l’asso delle levette che sa tutte le equazioni: ‘«Si»’ fa lui simpatico: «Ma l’importante è che il frenatore non freni..!»

Ma come mai i tre bassaioli nati con i piedi nei limacciosi mulinelli del Po sono rimasti fulminati dal bob e dai ghiacci eterni? Al di là della vicenda agonistica, c’è la solita solfa dell’Italia pasticciona, terra di cattivi conduttori della cosa pubblica. Siamo il Paese del Rinvio e del Ritardo, dell’Emergenza e dell l’Urgenza, mostri burocratici mangiasoldi. Che cos’è accaduto alle due piste di bob, a Cortina e a Cesana? Semplice: per anni nessuna manutenzione: sicché le si dovettero chiudere. E adesso si scopre quel che già era noto. Se volete organizzare le gare invernali- ci intima Il Comitato olimpico - dovete garantire piste adeguate. E così via che parte la giostra milionaria. A pensar male si fa peccato ma ci si prende, diceva Andreotti, davanti a queste eruzioni di pecunia a quintali: bisognerà tirar fuori dai 60 ai 130 milioni di euri per sistemare uno dei due tracciati o farne uno nuovo..

Scuotono la testa, i tre bussetani spericolati. Come sempre lo sport aiuta ad essere lucidi: c’è poi l’orgoglio doppiamente ferito di atleta e di cittadino. Chiaro che il Trio si auguri che il Paese si doti di una pista come si deve. Ma sempre nel rispettodella regola prima: «Fare il bene comune» sintetizza Scaramuzza, il decano che ha chiamato a sé i due accoliti Tosini e Romanini. Vita dura quella del bobbista: allenamenti faticosi per acquisire al massimo velocità e potenza. Ore e ore in palestra con i pesi. Romanini è un Maciste in grado di sollevare 290 kg nello “Splat”, l’esercizio di portare il peso in alto in una alzata; e 180 kg nel sollevamento in due tempi. Poi corsa di fondo e di spinta dei bob : 420 kg massimo per il bob a 2 e 660 quello a 4. Cifre impressionanti. Ma la cosa stupefacente delle imprese di questi eccentrici atleti è quello della fatica che fanno con i lunghissimi allenamenti in rapporto alla fulmineità della gara.

Nemmeno quasi ll tempo di dirti «ma questi qui son matti per davvero», che loro son già arrivati giù dopo 50 secondi o massimo un minuto sul bob che fila via ai 130 o 150 o addirittura a 171 chilometri l’ora . Scendono un bel po’ rintronati dal siluro, i nostri eroi nelle due manche previste ai Campionati italiani; quattro invece le prove da sommare nei Mondiali. Una faticaccia di quelle, perché il siluro sferragliante e prodigo di sobbbalzi deve fare i conti con la legge di gravità che appioppa quintalate sulle spalle degli intemerati bassaioli. Spiega Samuele Romanini, il gigante, per fortuna buono come il pane: ’«La pista ha parecchie curve , quella di Sankt Moritz per esempio ne conta 20 e a quelle velocità la pressione che ti schiaccia è di 4G o addirittura di 5G’».

Ignorante come un talpa, non so cosa significhi quel G…’«Che ti precipita addosso una forza pari 4 o 5 volte il tuo peso corporeo». Ripeti una ventina di volte il pondo supplizio quantificato da Galileo, Newton ed Einstein e «alla fine-, scherza Fabrizio Tosini, il “plurimedagliato” della compagnia ’«ti senti una sogliola appiattita o una bistecca lavorata col batticarne».

Simpatici, questi tre bussetani: e bei ragazzi ancora tra i 40 e 54 anni. Samuele, il gigante dall’aria timida e romantica; Fabrizio che ha lo sguardo indagatore di un adepto della Guardia di Finanza, le Fiamme gialle e un fisico sempre bello tosto e benvestito che comunica sicurezza.

Paolo Scaramuzza è laureato in Fisica e insegna matematica nei Iicei. Tutti e tre vengono dall’atletica leggera: sì la Maestra di vita‘ che ti insegna a misurarti con i competitori e con te stesso, nel rispetto reciproco. Tre bussetani in cerca di Gloria sottozero: forse la passione per una sfida dal sapore “Juleverniano”? Il richiamo miserioso e ancestrale del centro della Terra? Certo che a 150 l’ora racchiusi in posizione fetale e nel buio vedranno poco anzi nulla di qualsiasi traccia: come attraversare un mondo da percepire mediante esercizi di trascendenza. Eccoci! Forse che sia il bisogno antico di solitudine unito al fascino del Mito moderno della velocità?

Questioni alte, di puro spirito, inavvertite al momento del viaggio dentro la folgore: una folgore lampo ,che oltre al batticuore in accelerazione tachicardica, ti dà il brivido anzi molti brividi:’agratis. Gratis? Sì. A parte i molti milioni che adesso dovremo scucire se vogliamo ospitare le Olimpiadi invernali. O sennò fare la solita figura barbina dell’Italia nel 2026. Mancano ancora due anni: ma lo spettacolo è già iniziato: male.

Vittorio Testa

© Riproduzione riservata