L'INTERVISTA
Non mostra il suo volto. Eppure te lo immagini, Andrea (lo chiameremo così): la fronte corrucciata per le domande che potresti porgli e lo sguardo che a volte cerca conforto in Alessio Testi, lo psicologo seduto accanto a lui, referente del centro Ausl «Liberiamoci dalla violenza». Non lo vedi, ma è come se lo mostrasse il suo viso, perché è un «normale» giovane uomo: 34 anni, parmigiano, operaio. «Ma sono passati otto anni da quando sono entrato qui per la prima volta. Ci sono stati momenti più gestibili e altri con ricadute molto forti. Gli episodi di violenza fisica nei confronti della mia ex compagna, schiaffi e spintoni, sono stati limitati nel tempo, in una prima fase, ma poi c'è stata una lunga serie di abusi psicologici».
La prima volta, la ricorda?
Io e la mia compagna avevamo litigato mentre eravamo in motorino. Quando poi mi sono fermato, l'ho spinta. Siamo entrati a casa di mio padre e abbiamo continuato a discutere: ricordo che la stringevo forte per non farla uscire, perché lei voleva andarsene. E' riuscita a liberarsi, ma io ho continuato a seguirla fino a casa sua. Poco tempo dopo è capitato che la spintonassi e sono arrivato anche a tirarle degli schiaffi.
E poi come sono continuate le violenze?
Dopo nessuna violenza fisica, ma abusi psicologici. Una gelosia ossessiva che mi portava a un controllo totale.
Quindi cosa faceva?
Le facevo mille domande se arrivava in ritardo anche solo di tre minuti, le chiedevo di guardare il telefonino e se lei diceva di no, lo controllavo di nascosto. Quando poi, secondo me, era venuto meno l'interesse da parte sua, sono diventato ancora più ossessivo con le forme di controllo.
Cosa temeva?
Il tradimento: quella era la mia fobia. Perché, per me, non era possibile non avere tutte le attenzioni che io pensavo di meritare. E, secondo me, lei le dava a qualcun altro.
Ma la sua compagna come reagiva?
E' sempre stata favolosa, perché ci dicevamo che questi “attacchi” erano figli delle mie paure, ma non ero io. Quindi lei ha sempre creduto nel buono che c'è in me ed è rimasta con me fino all'ultimo. Mi ha dato anche due figli, che sono ancora piccoli.
La sua compagna avrebbe fatto meglio ad andarsene.
Sì, ha ragione. Ma non è così facile prendere questa decisione, anche perché c'era un legame forte anche da parte sua. Un anno fa, però, quando io continuavo con i miei soliti interrogatori ossessivi, lei ha detto basta. E io ho ripreso il percorso qui al centro.
Ma quando lei diventava violento, sia negli episodi di abusi fisici che psicologici, cosa avvertiva dentro di sé?
Una grande agitazione, senso di smarrimento e di insicurezza. Ma anche molta rabbia, perché mi sembrava di dare il 200% e di non ricevere nulla in cambio: era questa la sensazione che avevo.
E subito dopo come si sentiva? Sollevato? Dispiaciuto?
Mi sentivo una m... Quando si raffredda il sangue, il cervello, non so, arriva la razionalità e capisci quanto fai schifo. Poi ho chiesto mille volte scusa. Il prezzo che paghi è la consapevolezza di quello che hai fatto e te lo porti sempre dentro. Quando capisci di aver fatto del male a una persona che ami, diventa una tortura.
Cosa l'ha spinta a rivolgersi al servizio dell'Ausl?
E' stata una mia scelta. Non mi riconoscevo nella persona che ero diventato, non volevo essere così, ma allo stesso tempo non sapevo dove sbattere la testa. Un giorno, però, ho visto un cartellone per strada che illustrava questo centro e l'ho preso come un segno del destino. Mi sono presentato e poi ho cominciato i colloqui.
Dopo questo percorso, che in questa ultima fase va avanti ininterrottamente da un anno, come si sente?
Intanto, questa violenza, che comunque ha coinvolto anche i bambini, non riesco a perdonarmela. Io ci sono sempre per loro, ma affrontano tante difficoltà. Per quanto mi riguarda, ho acquisito più consapevolezza. Spero proprio di poter eliminare la gelosia dalla mia vita.
Ma quindi teme ancora di arrivare alla violenza?
Pensando al dolore che ho dentro di me e mi porto ogni giorno, mi sembra di no. Però anche prima di arrivare alla violenza, non avrei mai pensato di poterlo fare. Non abbiamo la palla magica.
Nella sua infanzia ha vissuto in famiglia episodi di violenza?
Sì, ci sono stati. Questo non significa che il figlio di un assassino debba diventare un assassino. Diciamo che ho vissuto in una famiglia patriarcale.
Cosa prova di fronte a questa strage di donne che sembra inarrestabile?
Provo un imbarazzo immenso. Penso a me stesso, al fatto che anch'io ho fatto violenza e penso di aver fatto schifo anch'io.
E lei che ha fatto violenza su una donna, che consigli darebbe alle donne?
Quando ci sono problemi, bisogna avere l'onestà e la sincerità di parlarne. Bisogna assumersi le proprie responsabilità: gli uomini, ma anche le donne devono assumersi le proprie responsabilità.
Certo, ma poi se l'altro reagisce con le botte o con la violenza psicologica, non è giustificabile, al di là dell'assunzione di responsabilità da parte di tutti.
Sì, certo capisco. Direi alle donne di rivolgersi ai Centri antiviolenza, perché aiutano veramente tanto. E poi bisogna saper cogliere subito i segnali d'allarme. Ma posso capire che una donna abbia paura nel prendere certe decisioni, quindi bisogna trovare realtà che ti seguano e ti proteggano. Sono grandi opportunità per le donne e anche per noi uomini, soprattutto per persone che, come me, non hanno grandi possibilità economiche, e possono seguire gratuitamente questi percorsi. Speriamo che si continui a investire su queste realtà.
E lei, dopo questo suo lungo percorso, ha capito perché ha agito con violenza?
Sì, l'ho capito: avevo una forte insicurezza. Ma c'erano anche frustrazione e incapacità di affrontare le situazioni.
Fino a diventare il nemico della donna che gli stava accanto. E poi a odiarsi per la vergogna e l'imbarazzo. Sta tentando di rimontare la china, Andrea. Un viaggio lungo, fatto di cadute e risalite.
Georgia Azzali
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