Judo
Si è innamorata di questa disciplina a 10 anni, dopo aver praticato sport di squadra come il basket e il calcio: «Avevo seguito un amico per provare, ma poi il judo non l’ho più lasciato».
Giulia Vario, insegnante e judoka del Kyu Shin Do Kai Parma, la storica scuola superiore di judo della città, oggi di anni ne ha 34 e da qualche mese ha superato l’esame da arbitro continentale di Shiai. Dopo il suo maestro, Luigi Crescini, arbitro mondiale di Kata, Vario è la prima arbitra dell'Emilia-Romagna a raggiungere questo traguardo ed è anche la prima donna. «Da atleta ho sempre vissuto gli ambiti della gara, del palazzetto e della trasferta con molta partecipazione, poi anche portando i miei ragazzi in gara, seduta alla sedia da coach (sorride,ndr) – racconta Vario, che è anche educatrice scolastica sulla disabilità -. Durante un torneo, con Lucia Rubini (presidente del Ksdk, ndr), ragionavamo sul fatto che servisse un arbitro con personalità e quindi, abbiamo valutato questa idea».
Consapevole di un percorso più complesso di quello di qualsiasi altro collega maschio, Vario, anche di fronte alle difficoltà dovute al pregiudizio esercitato da tanti stereotipi, ha sempre lasciato che le sue prestazioni parlassero per lei. «Sono andata avanti su questa strada, fino a quando è diventato evidente che io potessi arbitrare bene una gara – ha ricordato la judoka -. Oggi, con i colleghi c’è un rapporto amichevole, anche perché, probabilmente, si sono convinti che avere a che fare con me poteva essere un arricchimento e non un ostacolo». Dopo aver fatto l’arbitra regionale, è arrivata la categoria nazionale nel 2018 e, infine, quest’anno la proposta di andare a Malaga a sostenere l’esame «da continentale», che è stato superato con successo. «Non avrei mai potuto fare nulla senza il sostegno del Ksdk, la mia scuola di judo da sempre: ogni volta che mancavo per una trasferta, la mia palestra si è, infatti, adoperata per sostituirmi e la nostra è stata una fatica condivisa – aggiunge la judoka, che rivede anche in questo l’aspetto che più ha amato di questa disciplina, cioè l’idea di lavorare in gruppo -. Non si fa nulla da soli e nel judo non puoi fare a meno dell’altra persona perché ci sono attività che si possono svolgere solo insieme. Quando si ha dietro un gruppo con cui si pratica, invece, ci si sostiene a vicenda. Questa è un’attività in cui sviluppi te stesso con e attraverso gli altri».
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