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MALTRATTAMENTI E VIOLENZA SESSUALE

«Con te faccio quello che voglio»: patteggia il marito-padrone

«Con te faccio quello che voglio»: patteggia il marito-padrone

13 Dicembre 2023, 03:01

Ai suoi occhi lei era colpevole di tutto. Anche di essere diventata una maga malefica: «Tu e tua madre mi avete fatto una fattura per farmi innamorare di te», le aveva scritto in un messaggio quando ormai la storia era arrivata al capolinea. Ma per quattro anni e mezzo, dal 2016 alla primavera del 2021, anche dopo la decisione di Laura (la chiameremo così) di separarsi, era stato il regista di ogni istante della sua vita. Arrogante e violento. Gli insulti, le minacce, le botte e quel controllo ossessivo e asfissiante: uscire anche solo per andare a casa dei genitori era proibito. Ma Laura era rimasta di sua proprietà anche quando ormai le loro strade si erano separate: un giorno, quando si erano incontrati solo perché lui potesse trascorrere un po' di tempo con il figlio di 3 anni, aveva tentato di baciarla e poi l'aveva palpeggiata. Così, oltre che per maltrattamenti, l'uomo - 30enne, parmigiano - è finito sotto accusa anche per violenza sessuale, ma ha deciso di patteggiare, potendo contare su alcune attenuanti: 2 anni, la pena finale. Il giudice gli ha concesso la sospensione, a patto che, entro un mese dal passaggio in giudicato della sentenza, segua un percorso per uomini maltrattanti della durata di almeno un anno.

Avevano bruciato i tempi. Ma Laura si era sentita desiderata, al centro del mondo di quel ragazzo. Non aveva ancora 19 anni quando aveva deciso di andare a convivere. L'euforia della nuova vita insieme, il progetto di una famiglia: le sembrava tutto così entusiasmante. Ma la quotidianità le aveva fatto ben presto scoprire un altro volto del ragazzo innamorato. Ogni minima frizione finiva con una marea di insulti. Lei era «quella che era stata con mezza città», eppure le era proibito uscire da sola: persino di andare al matrimonio della sorella le aveva vietato o di fare una breve vacanza per andare a trovare i parenti all'estero.

Padrone della vita di Laura, ma libero di vivere la propria come voleva: «E' colpa tua se ti tradisco, perché non fai nulla per me», le rinfacciava quando lei gli rimproverava gli incontri con altre ragazze, compresa l'ex fidanzata.

Ma Laura non esisteva nemmeno tra le quattro mura di casa in cui di fatto era reclusa: ogni sua parola, che non fosse di assenso, diventata un insulso pretesto per denigrarla o metterle le mani addosso, anche quando era incinta. Nemmeno la nascita del figlio, però, aveva creato quella serenità che Laura desiderava da sempre: «Non mettere il mio cognome al bambino», le aveva urlato quando ancora era in ospedale. E solo dopo varie insistenze di amici e parenti aveva acconsentito.

La svolta non era mai arrivata in quei tre anni di convivenza. Nemmeno il matrimonio e la nascita del bambino avevano ridisegnato le giornate di Laura. Ma anche dopo l'addio, nella primavera del 2019, lui aveva continuato a mostrare il solito volto. Un giorno, quando lei lo aveva invitato a passare da casa per vedere il bambino anche solo per pochi minuti, lui le aveva risposto: «Io, in cinque minuti, casomai vengo e ti ammazzo». E nemmeno il bambino, che gli aveva urlato «lascia stare la mamma», era riuscito a fermarlo quando aveva molestato Laura mentre erano seduti tutti e tre in auto, durante uno degli incontri con il figlio dopo la separazione. «Sei mia moglie e posso fare quello che voglio con te», aveva sibilato.

Prove di forza. Ordini. Il copione violento che conosceva a memoria. E continuava a seguire.

Georgia Azzali

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