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Volontà e tenacia

Fidenza, la forza di Federico: è il primo sordo diventato infermiere

Fidenza, la forza di Federico: è il primo sordo diventato infermiere

08 Gennaio 2024, 03:01

All’Ospedale di Vaio è uno dei tanti infermieri che ogni giorno garantiscono il diritto alla salute. Ma Federico Spigardi è un ragazzo speciale. E non solo perché è il primo infermiere sordo dell’ordine delle professioni infermieristiche di Parma. Federico è un campione di tenacia, un vero eroe contemporaneo. Nei suoi ventotto anni di vita ha attraversato e combattuto tempeste che avrebbero schiantato una quercia. Dietro il suo sorriso gentile c’è una storia travagliata di sofferenza e riscatto.

Nasce a Fidenza nel 1996 da una giovane, che resta sola con il suo bambino. Ma il peso è troppo grande per le sue spalle fragili. Dopo i primi anni a Salsomaggiore, la madre si trasferisce in provincia di Imola, dove entra in una comunità per combattere la depressione. Il destino per Federico entra in scena durante una recita di Natale. Ha solo tre anni e le maestre si accorgono che improvvisamente smette di cantare. Piomba nel silenzio, i suoni si spengono. La causa è ignota e i medici dell’ospedale Maggiore non possono far altro che applicargli una protesi acustica.

Dopo qualche anno, il tribunale dei minori di Bologna decide che Federico ha bisogno di una famiglia solida per crescere e affrontare un percorso difficile.

Lo accoglie una coppia di agricoltori senza figli in provincia di Parma. Federico si innamora della vita in campagna, studia all’istituto agrario Bocchialini e trova nel suo padre affidatario un solido punto di riferimento. Un amorevole contadino che gli insegna a non mollare. Una tragica fatalità glielo porta via, ma Federico è già un uomo.

Dopo il diploma Federico torna a vivere tra Fidenza e Salsomaggiore, vicino ai nonni materni, e lavora come trattorista. Ma dal 2012 sente il bisogno di aiutare gli altri. Dal 2015 è volontario a Fidenza, poi al comitato Croce Rossa di Parma. È il nonno materno a trasmettergli la vocazione.

A cambiare per sempre la vita di Federico ci pensa il covid.

In piena pandemia decide di dare una mano come autista soccorritore. Lo fa per tre anni, lavorando per la Pubblica assistenza di Fidenza. Decide di iscriversi al corso di laurea in scienze infermieristiche. Ma il diavolo ancora una volta ci mette la coda e scarica su Federico un altro colpo duro. A 24 ore dal primo vaccino viene colpito da sindrome vestibolare. Finisce al pronto soccorso e dopo due settimane ripiomba nel silenzio. Non ci sono prove che dimostrino un rapporto causa-effetto, ma nello spazio temporale tra le due dosi vaccinali qualcosa si rompe per sempre nel suo apparato uditivo. La protesi non basta più. L’uso delle mascherine complica le cose. Per comunicare gli restano solo gli occhi e le mani.

Comincia un’altra odissea di cure, una terapia a base di massicce dosi di steroidi e tre settimane in camera iperbarica. Nulla da fare. Finisce in lista d’attesa per un intervento chirurgico. A maggio un impianto cocleare bilaterale gli restituisce i suoni, poco alla volta. Con la forza di un leone, Federico riesce a tenere il passo degli esami universitari, pur affrontando un lungo tratto senza poter ascoltare nessuna lezione.

Nello scorso novembre si laurea con lode. Dopo pochi giorni, realizza finalmente il suo sogno. L’ospedale di Vaio a Fidenza lo assume come infermiere nel dipartimento di Chirurgia. Non ha ancora trent’anni, ma è già un esempio di forza, resilienza e amore per la vita.

Nicola De Ieso

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