RICETTAZIONE
Marche da bollo=soldi. Non cifre stratosferiche, ma un piccolo bonus per far lievitare lo stipendio. Lavorando all'Ufficio passaporti della Questura era tutto piuttosto semplice. Farsi consegnare direttamente il denaro da chi aveva bisogno del documento, dicendo che poi ci avrebbe pensato lei, e poi staccare le marche da altre pratiche mettendole su quelle dei cittadini che le avevano già dato i soldi, non era un problema. E questo avrebbe fatto tra il 2018 e il 2020, un'ex dipendente amministrativa in forza all'ufficio: 64 anni, accusata di peculato e distruzione di atti veri, nel 2021 aveva patteggiato 2 anni. La pena era stata sospesa. Per poter chiudere i suoi conti con la giustizia, l'ex dipendente aveva dovuto anche versare 2.912 euro della pubblica amministrazione come riparazione pecuniaria.
Ma alcune di queste marche da bollo erano poi state riacquistate a prezzo ribassato dai titolari di due tabaccherie della città e rivendute. Così, oltre all'ex dipendente dell'Ufficio passaporti, erano finiti sotto indagine anche marito e moglie (lui originario di Napoli, lei cinese, tutti e due 36enni) titolari di una delle due tabaccherie, e la proprietaria dell'altra rivendita, 27 anni, anche lei cinese. Accusati di riciclaggio, ieri, come richiesto dai difensori Valentina Tuccari, Michele Villani e Monica Alpini, hanno ottenuto la messa alla prova, dopo che il reato è stato derubricato in ricettazione. Con la messa alla prova, che può essere concessa nel caso di reati con pena non superiore ai 4 anni, il processo viene sospeso a patto che l'imputato svolga lavori di pubblica utilità non retribuiti provvedendo anche, se possibile, al risarcimento del danno.
Il costo delle marche da bollo? 73,50 l'una, ma ai tre tabaccai era stato fatto un po' di sconto. A un certo punto, però le voci su quel mercato di piccolo cabotaggio si erano sparse ed erano partiti i controlli. Accertamenti a campione sulle pratiche, di cui 78 erano poi state segnalate come anomale. Ma quando la macchina delle verifiche ha cominciato a mettersi in moto, la dipendente ha capito che ben presto tutto sarebbe venuto a galla, così ha tentato di sbarazzarsi delle richieste «manomesse» gettando anche vari atti nel trita-documenti dell'ufficio. Da qui, anche il reato di distruzione di atti veri che le era stato contestato. Mentre i tabaccai si sono trasformati in ricettatori.
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