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L'analisi

Il curioso caso del Parma: miglior attacco della B, ma i centravanti non riescono a decollare

Il curioso caso del Parma: miglior attacco della B, ma i centravanti non riescono a decollare

31 Gennaio 2024, 03:01

La terza partita stagionale a secco dopo quelle con Reggiana e Cosenza ha riacceso un piccolo campanello d’allarme anche sulla scarsa prolificità dei centravanti del Parma, che non segnano dal 10 dicembre (il colpo di testa al 95’ di Charpentier, subentrato nella ripresa, valso il 3-3 casalingo in rimonta col Palermo).

Premessa utile e doverosa: i crociati vantano tuttora il miglior attacco della serie B con 41 reti all’attivo, grazie, soprattutto, al contributo in termini realizzativi di esterni e centrocampisti offensivi, in primis Man, Benedyczak, prevalentemente impiegato largo a sinistra, e Bernabé, e due anni fa Pecchia ottenne la promozione alla Cremonese, nonostante nessun giocatore si fosse spinto in doppia cifra e i suoi tre capocannonieri Buonaiuto, Ciofani e Zanimacchia si fossero fermati a otto centri. Ma è innegabile dai numeri che davanti stia mancando qualcosa sottoporta e che in certe situazioni, vedi recentemente Ascoli e Modena, una maggior presenza in mezzo all’area avrebbe potuto fare comodo di fronte a difese arcigne e strutturate fisicamente.

Al di là del discorso prettamente tattico, resta il fatto che il cosiddetto «nove» titolare del Parma non entra nel tabellino dei marcatori dallo scorso 5 novembre e da quella fantastica azione personale di Bonny che sbloccò il risultato in apertura sul Sudtirol. Da allora, per chi viene scelto dal primo minuto, dieci giornate di digiuno tra esperimenti falliti (Benedyczak con l’Ascoli), infortuni (Colak nel Boxing Day di Brescia fu costretto ad alzare bandiera bianca dopo poco più di un quarto d’ora) e tre sostituzioni all’intervallo, di cui solo una, quella di Bonny a Cosenza per riequilibrare la squadra rimasta in 10 a causa dell’espulsione di Hainaut, non dettata da ragioni di natura tecnica. L’abbondanza di scelte o forse più semplicemente l’assenza di un attaccante designato, che possa dare molte più garanzie di tutti gli altri, ha portato a rotazioni continue, a cavallo tra dicembre e gennaio, quando Pecchia ha cambiato il terminale avanzato di partita in partita, in ben quattro occasioni di fila. Un turnover scientifico, inaugurato dalla prima maglia da titolare per Charpentier, il più in palla in quella fase, di fronte alla Ternana e che si è poi consolidato attraverso il rilancio al Rigamonti di Colak, a digiuno dal 7 ottobre a Venezia e via via scivolato indietro nelle gerarchie (prima e dopo la fugace apparizione di Santo Stefano, rovinata già in avvio da un problema muscolare, sei panchine per 90’ tra campionato e Coppa Italia e poco più di mezz’ora al Braglia a risultato ampiamente compromesso), il ritorno alle origini di Benek in calo (ultimo gol su azione il 27 settembre al Bari) al cospetto dell’Ascoli e, infine, il richiamo alle armi di Bonny a Genova, l’elemento ideale per il gioco dell’allenatore gialloblù, che, però, sta faticando a rendersi pericoloso e pare aver smarrito un po’ di quella brillantezza mostrata fin dal ritiro estivo.

Ora tocca a Colak?
Nel big match di sabato contro il Venezia non è da escludere una nuova chance dall’inizio per Colak, il quale in stagione ha già punito i lagunari e, anche alla luce delle non perfette condizioni di Charpentier, infortunatosi alla vigilia della trasferta di Modena, rappresenta, allo stato attuale, la miglior alternativa per guarire dal mal di gol degli attaccanti.

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