Teatro
Lavorare con la compagnia Carrozzeria Orfeo è un fiore all'occhiello per chi voglia fare l'attore, l'attrice. Lo è per Alice Giroldini, 35 anni, una passione innata per la recitazione cresciuta sul terreno florido familiare (il papà è Primo Giroldini, regista, produttore, direttore artistico del Parma Film Festival). Alice è stata scelta da Carrozzeria Orfeo per il nuovo, audace spettacolo «Salveremo il mondo prima dell'alba», domani alle 20 al Teatro Herberia di Rubiera.
Qui la compagnia mantovana, che in passato aveva indagato con vette di straordinaria, cinica ironia il mondo degli ultimi, dei perdenti, ora mette a fuoco il mondo del benessere, del successo, degli eccessi, l'altra faccia della medesima medaglia.
Carrozzeria Orfeo è una compagnia stimata, vince molti premi, ha un linguaggio parecchio innovativo... e potremmo andare avanti: Una soddisfazione arrivarci. Come è accaduto?
«Sì, una bella soddisfazione. Era un desiderio che coltivavo da tempo e, a maggio scorso, quando ho visto che facevano provini pubblici per il nuovo spettacolo, mi sono candidata. Questa compagnia ha il pregio di indire provini pubblici, una importante opportunità per gli attori professionisti italiani. Nel mio caso, hanno fatto una preselezione con i video, poi un provino “su parte” al Teatro Vascello a Roma. Il giorno dopo ho saputo di essere stata presa ma, già uscita dal provino, ero soddisfatta perché era stato un incontro vero con la compagnia. Ho fatto tanti provini nella mia vita, con Glauco Mauri che mi prese come con Giorgio Barberio Corsetti e tutti i maestri con cui ho avuto il piacere e l'onore di lavorare; però in questo caso è stato un provino che veramente che mi ha lasciata col cuore pieno di gioia».
Chi è Jasmine, il suo personaggio?
«Lo spettacolo racconta della vita di alcuni ospiti in una clinica di riabilitazione di lusso nello spazio, nuova meta turistica per super ricchi, quelli che, facendo dei lavori con grande visibilità e grandi stipendi, non dovrebbero avere problemi. Invece... Jasmine è una popstar dipendente da psicofarmaci, Xanax e pasticche assortite senza le quali non riesce a vivere. Ha appena ha cercato di suicidarsi ed è stata mandata in clinica a curarsi da questa dipendenza; in realtà, la sua dipendenza ancora più profonda è quella dall'amore. Gabriele Di Luca ha la sapienza di creare personaggi che sono come dei simboli, sono esasperati sia nella loro bellezza che nella loro tragedia. Lo spettacolo è una commedia ma una commedia triste».
È il “mood” di Carrozzeria Orfeo: il comico che diventa farsa, l'umorismo sarcastico che sconfina nel tragico. Oltre a seguire i consigli di regia, a chi ha pensato per costruire il personaggio?
«Restituire in scena il personaggio che Gabriele immaginava è stata la cosa più difficile. Ho studiato molto una serie tivù con una giovane cantante molto “diva”, quelle che vedi fredde, senza stati d'animo apparenti. Ho studiato anche le pose di dive americane, anche attrici, per capire come riuscissero sempre ad essere “schermate”. Mi ha aiutata molto un documentario sulla giovane cantautrice Billie Eilish e, parrà assurdo perché è un uomo, ma in realtà ho guardato tanto Robbie Williams nella docu-serie Netflix in cui racconta la depressione, le dipendenze, l'insoddisfazione nonostante una vita di successi planetari».
La tournée ha preso il via da Ancona l'11 gennaio e proseguirà con serrate tappe fino a fine aprile (9-28 all'Elfo Puccini a Milano). Come reagisce il pubblico?
«Molto bene, credo di non avere mai visto tanta gioia e tanto entusiasmo a fine recita come in questi giorni, benché sia uno spettacolo molto forte da certi punti di vista, pur essendo una commedia. Ci sono parolacce, il testo è provocatorio, sarcastico. Insomma, con Carrozzeria Orfeo il politicamente corretto è fuori dal palco!».
Mara Pedrabissi
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