Lo sciatore Mahlknecht
Raphael Mahlknecht, 22 anni, altoatesino di Fiè allo Sciliar, sciatore di telemark e compagno di scuola di Jannik Sinner, il tennista vincitore dell’Australian Open a Melbourne e numero 4 del mondo, ci racconta il loro rapporto e ci porta a conoscere una disciplina sportiva molto seguita nei Paesi nordici.
Quando ha conosciuto Jannik Sinner? Che ragazzo era?
L’ho conosciuto quando frequentavo la seconda superiore all’Istituto tecnico-economico, a indirizzo sportivo, «Walther» a Bolzano. Era il mio compagno di banco e già allora, come si può vedere nelle interviste di oggi, era un tipo tranquillo, amava scherzare con i compagni di classe e nei compiti si impegnava tantissimo. Nella nostra classe erano diversi i compagni e le compagne che praticavano uno sport: dallo sci all’hockey su ghiaccio, dal tiro a segno al calcio. Lui era l’unico che giocava a tennis, anche se in precedenza si era dilettato nello sci».
Avete sciato insieme?
«Purtroppo mai, anche perché quando ritorna a casa lui preferisce trascorrere il tempo libero con la famiglia».
E una partita a tennis?
«Neppure quella, io preferisco sciare».
Ma segue le partite di Jannik in televisione?
«Compatibilmente con gli impegni sportivi, certamente. Quando ha disputato la finale di Melbourne, tornavo dalle gare di Coppa del mondo in Svizzera e sono riuscito a vedere la partita».
Lei è un campione che pratica la disciplina del telemark: ci può spiegare di cosa si tratta?
«Lo sciatore è agganciato allo sci solo con la punta dello scarpone e può muovere il tallone; in curva pieghiamo il ginocchio dello sci a monte, portando lo sci a valle per facilitare la curva. È una disciplina sportiva nata in Norvegia e da subito utilizzata dall’esercito di quella nazione per spostarsi da un luogo a un altro; ha avuto successo, poi, in Austria e adesso è alla ribalta in numerosi Paesi europei, anche da noi».
Quali sono le differenze con lo sci alpino?”
«Le differenze sono molte, a cominciare dal punto di vista delle gare, infatti una gara di telemark contiene diverse discipline sciistiche: c’è una parte di slalom gigante, un salto con gli sci di circa 30 metri, sci cross su una parabolica e infine circa 100 metri con la tecnica dello sci di fondo per arrivare al traguardo. Ci sono diversi tipi di gare: il parallelo (dura circa 40-50 secondi), lo sprint (due manches da circa un minuto) e il classic (due manches da 3-4 minuti). È uno sport decisamente impegnativo, occorre saper fare un po’ di tutto ed essere molto preparati fisicamente».
Quando ha iniziato a praticare questa disciplina?”
«Avevo 11 anni ma già a 2 anni e mezzo mio padre Erhard mi mise sugli sci. Prima del telemark, sciavo per divertimento: mi allenavo due-tre volte alla settimana ma non facevo gare. Gigante, speciale, fuori pista e anche snowboard: mi divertivo molto, poi ho scoperto il telemark e mi sono appassionato, adesso partecipo alla Coppa del Mondo e ai mondiali. Purtroppo non essendo una disciplina olimpica, non gode di quella visibilità che meriterebbe».
A livello agonistico, in Italia, quanti siete?
«Attualmente siamo in due (sorride Raphael). Con me c’è Giacomo Bormolini di Livigno: siamo due montanari. Gareggiamo, come ho ricordato prima, nella Coppa del mondo: il prossimo appuntamento sarà il 16, 17 e 18 febbraio in Norvegia, la patria di questo sport. Purtroppo non abbiamo grande supporto: riceviamo qualche volta del materiale dalla Federazione e ci muoviamo a spese nostre, di questo ringrazio i miei genitori».
Come sta andando questa stagione agonistica?
«Sono soddisfatto delle mie prestazioni. A Carezza, nella gara di Coppa del mondo, sono arrivato secondo dietro al francese Nabot. I più forti? I francesi, gli svizzeri e i norvegesi, naturalmente. Ma io e Giacomo (Bormolini ndr) ci difendiamo bene».
In inverno lei gareggia e in estate?
«In estate rimango a casa: lavoro nel ristorante e nel campeggio con i miei genitori Elisabeth e Erhard (campione di slittino su pista naturale ndr), a Fiè allo Sciliar, all’Alpe di Siusi. Mi occupo della gestione del ristorante e ho iniziato la produzione di un gin biologico di montagna. Aspettando l’inverno per ritornare a gareggiare!».
Vanni Buttasi
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