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La storia

Mattia Guarenghi: «Il mio basket in Svezia: formo nuovi tecnici e scopro talenti»

Mattia Guarenghi: «Il mio basket in Svezia: formo nuovi tecnici e scopro talenti»

17 Febbraio 2024, 03:01

Allenamenti da programmare, camp da allestire, il lavoro di istruttori e tecnici da coordinare. E poi riunioni e contatti giornalieri, con istituzioni e altri club, per sviluppare idee e allargare sempre più la dimensione partecipativa nella pallacanestro. Mattia Guarenghi, 36 anni, parmigiano, racconta la sua «giornata tipo» nelle vesti di Club director di Järfälla e Fubb, due team con sede a Stoccolma e un numero di tesserati che supera le 600 unità, fra ragazzi e ragazze, dal minibasket alle categorie Senior. «Entrambi fanno capo alla stessa società, che ha deciso di far convergere le rispettive direttrici progettuali su un'unica figura professionale, in modo da garantire una visione ed una crescita che siano quanto più possibili uniformi» spiega Guarenghi, figlio d'arte (papà Massimo, apprezzato dirigente, è l'attuale delegato della Federazione italiana di pallacanestro di Parma, ndr).

Mattia otto anni fa si è trasferito in Svezia, per mettere a frutto quelle competenze acquisite in Italia: da giocatore prima, da preparatore atletico e allenatore poi. «La mia passione per la palla a spicchi ha radici lontane» racconta. «Ho iniziato a giocare fra le fila della Magik, proseguendo nelle giovanili della Pallacanestro Reggiana e infine a Fidenza. La fortuna più grande è stata quella di aver incontrato, lungo il mio cammino, allenatori preparatissimi: Massimiliano Menetti, che a livello di club è arrivato anche in Eurolega, Massimo Olivieri, Valeria Giovati e Stefano Bizzozi. Grazie proprio a quest'ultimo mi sono ritrovato nello staff della nazionale femminile del Camerun partecipando nel 2015 anche alla Coppa d'Africa, persa in finale contro il Senegal. Di quella squadra ero il preparatore atletico, ma vista l'assenza di Stefano in quella competizione, mi ritrovai praticamente a fare da assistente al suo vice che aveva assunto la guida della squadra. Ero io a tenere i contatti con Bizzozi: le ragazze di me si fidavano molto».

Rientrato dalla Coppa d'Africa, Guarenghi prepara i bagagli e vola in Svezia. Al Djursholm Indians, la prima società ad averlo accolto in terra scandinava. A Norrort, Aik, Hammarby, Skuru Basket e, adesso, Järfälla e Fubb le altre tappe. Sempre con un chiodo fisso: «Dare un'impronta professionale, creando un'identità ai club» scandisce il manager.

Idee e nuove sfide
«Quando firmo un contratto – rivela Mattia - la prima cosa che faccio notare ai miei dirigenti è che loro prendono tutto me stesso: la mia disponibilità, totale nella misura in cui non guardo mai l'orologio o se è un giorno di festa. E non potrebbe essere altrimenti, considerato che con le nostre attività ci muoviamo su un raggio d'azione che copre circa 40 chilometri, tra Stoccolma e dintorni. È impegnativo, ma pure divertente e soprattutto gratificante. Metto a disposizione il mio entusiasmo, la voglia di coinvolgere ragazzi e famiglie nelle attività, di alimentare una cultura sportiva che sia inclusiva e accessibile a tutti. In questo senso, con la mia società attuale e il supporto dell'amministrazione locale, stiamo avviando un programma strutturato rivolto agli “Special”, ai giovani diversamente abili per i quali la pallacanestro può fare davvero tantissimo».

Gap da colmare
Certo, è Guarenghi stesso ad ammettere che «non è tutto oro quel che luccica». Se a Stoccolma chi vuol giocare a basket non ha il problema di trovare un impianto («Noi abbiamo sei campi a disposizione. E sono tutti ambienti confortevoli e ben attrezzati»), per quanto riguarda la cura degli aspetti tecnici e la gestione organizzativa bisogna invece lavorare sodo, per recuperare terreno rispetto ad esempio alla «scuola» italiana. «In effetti – annota Guarenghi – un giovane che pratica la pallacanestro in un'accademia italiana migliora più velocemente rispetto ad un altro svedese. Nei paesi scandinavi c'è molta più attenzione e sensibilità verso la pratica sportiva, anche per i benefici sulla salute psicofisica. Ma sul piano agonistico è necessario investire più risorse ed energie sulla formazione dei tecnici». Che poi è il focus su cui si concentra il lavoro di Guarenghi a Stoccolma con gli istruttori e gli allenatori. «Mediamente sono molto giovani – spiega -: a 16-17 anni iniziano a fare le prime esperienze, seguendo i piccoli del minibasket affiancati da un adulto. Per loro ho realizzato un manuale contenente una serie di linee guida: nozioni legate ai fondamentali del gioco da trasmettere ai ragazzi e indicazioni sull'approccio da seguire a seconda delle rispettive fasce d'età. L'innalzamento della qualità tecnica può infatti avvenire solo impostando una corretta metodologia di lavoro in palestra».

Un progetto ambizioso
Guarenghi lo sta facendo anche attraverso un suo specifico progetto. «Si chiama Crew Basketball: arrivo qui giocatori da tutto il mondo, consentendo loro di mettersi in mostra partecipando ai diversi tornei. Una possibilità, questa, che non deve essere appannaggio esclusivo di chi gioca nei top club».

Vittorio Rotolo

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