PANDEMIA
Dare e avere: lo Stato chiude i conti con la pandemia. A distanza di quattro anni dai primi lockdown, dalle terapie intensive al collasso e dai consolatori «andrà tutto bene», ecco i conti di quanto è stato erogato a Comuni, Province e Unioni di Comuni per fronteggiare l'avanzata del virus. Ma anche di quanto i vari enti territoriali devono ancora ricevere - in base a quanto avevano diritto - e di quanto devono ancora dare. Già perché lo Stato arriva anche in ritardo, ma alla fine arriva e chiede conto di tutto.
Breve parentesi: in questi anni, soprattutto i piccoli Comuni, hanno fatto enorme fatica a destreggiarsi tra le complicate regole della rendicontazione delle spese legate agli aiuti Covid. Parola di sindaci.
Bilancio in sintesi
Ma torniamo ai numeri, o meglio, ai soldi. Lo Stato ha destinato complessivamente agli enti del Parmense 48.793.038 euro. Su un totale di 49 enti - l'elenco comprende i 44 Comuni oltre alla Provincia e alle quattro Unioni - 15 sono quelli che devono restituire parte delle somme ricevute, per un totale di 1.368.045, mentre dieci enti devono ancora ricevere quanto gli spetta di diritto, in base alle stime fatte a Roma tenendo conto della popolazione nei vari territori. La cifra che manca all'appello è pari a 3.654.817 euro. Infine ci sono 24 Comuni che non sono né in credito né in debito nei confronti dello Stato.
Tra dare e avere
Per riuscire a capire la tabella a destra serve una spiegazione. Dare e avere, cosa significano? La voce «dare» corrisponde ai crediti, cioè a quegli importi che lo Stato deve ancora erogare agli enti, mentre «avere» si riferisce ai debiti, somme che sempre lo Stato pretende dai Comuni, dalla Provincia e dalle Unioni dopo aver verificato la rendicontazione delle spese.
La restituzione degli aiuti Covid avverrà in quattro rate distribuite nel quadriennio 2024-2027, ma attenzione, è molto probabile che i Comuni non dovranno restituire nulla. Al contrario, sarà lo Stato a ridurre ai vari enti i trasferimenti legati al Fondo di solidarietà comunale (Fsc) fino a raggiungere la quota stabilita.
Ulteriore precisazione contabile: i vari enti sono stati obbligati ad accantonare in avanzo gli aiuti Covid non spesi. Insomma, a metterli da parte.
Il decreto
Dopo la firma da parte del ministero dell'Interno, lo scorso 8 febbraio è stato sottoscritto dal ministro dell’Economia e delle finanze il decreto interministeriale dal titolo «Criteri e modalità per la verifica a consuntivo della perdita di gettito e dell’andamento delle spese connesse all’emergenza epidemiologica Covid-19 e le conseguenti regolazioni finanziarie, nonché le modalità per l’acquisizione all’entrata del bilancio dello Stato delle risorse ricevute in eccesso».
Insomma, un titolo in burocratese per dire che la lunga e complessa vicenda dei fondi Covid è arrivata alla sua conclusione, a distanza di quattro anni dallo scoppio della pandemia.
La Provincia batte cassa
È la Provincia l'ente che nel Parmense vanta il credito più consistente nei confronti dello Stato: oltre 3 milioni di euro. Come mai? Nella compilazione delle schede per ottenere i fondi Covid c'era una componente facoltativa, in cui gli enti potevano segnare gli ammanchi registrati dalle loro società partecipate. In Conferenza Stato-Regioni è stato deciso di versare anche queste somme ed ecco perché la Provincia si ritrova questi 3 milioni, rispetto ad una previsione iniziale di circa un milione e mezzo. «Non è una sorpresa - spiega il presidente Andrea Massari - anche se tutti gli enti erano ben consapevoli della complessità legata alla rendicontazione dei fondi Covid».
Insidie burocratiche
Già, la complessità. Tutti i sindaci intervistati fanno notare che i loro uffici (la ragioneria) hanno faticato non poco a tenere il passo delle norme che via via si sono succedute per definire come e cosa rendicontare. «Noi i soldi che abbiamo ricevuto, l'importo era basato su una stima relativa alla popolazione del nostro comune, li abbiamo spesi tutti. Poi il ministero, attraverso delle poste rettificative, ci ha comunicato che avremmo dovuto restituire una parte delle somme», afferma Maristella Galli, sindaca di Collecchio.
Alessandro Gattara, sindaco di Roccabianca, è ancora più esplicito. «Dire che il meccanismo della rendicontazione è stato complicato non rende assolutamente l'idea. È stato molto più che complicato. È dalla fine del 2021 che si discute su come certificare le spese. Noi però siamo stati sempre prudenti per evitare sorprese e la cifra che dobbiamo restituire non genera alcun problema di bilancio». Anche se per il piccolo Comune di Roccabianca si tratta di dover restituire oltre 184mila euro su poco più di 307mila euro di aiuti Covid.
Luca Musile Tanzi, sindaco di Salsomaggiore, invece passerà all'incasso, perché il suo Comune dovrà ricevere ancora risorse per oltre 91mila euro. «Notizia positiva, anche se legata ad un evento negativo, la pandemia, che ha toccato tutti. Oggi raccogliamo il risultato del lavoro svolto dalla precedente amministrazione che ha dovuto fronteggiare quegli anni molto complicati».
Più diplomatico il sindaco di Busseto, Stefano Nevicati. «Busseto, come gli altri Comuni, è chiamata ad iscrivere gli importi trattenuti e già distribuiti e restituire allo Stato le somme in eccesso. Stavamo solo aspettando che venisse fissata la data della restituzione e precisate le modalità. Sarebbe stato bello trattenere le somme a favore del bilancio dell’ente ma era pacifico che ciò non sarebbe mai stato autorizzato».
Fabio Fecci, sindaco di Noceto, la pensa come il collega: «Abbiamo speso le somme degli aiuti Covid per rispondere ai bisogni della popolazione e delle attività. Siamo pronti a restituire gli importi richiesti, ma lo Stato avrebbe potuto lasciare quelle risorse a quei Comuni che hanno dimostrato di aver lavorato bene, dato che sono sempre tanti i soldi che ci vengono richiesti».
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