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Cassazione

Accolto il ricorso dell'Orchestra del Regio contro la Fondazione

Accolto il ricorso dell'Orchestra del Regio contro la Fondazione

16 Marzo 2024, 03:01

Essendo coinvolto un teatro - e che teatro -, è il caso di definirlo colpo di scena. Oppure, visto che l'argomento riguarda il tempio della lirica e la sua ex «voce strumentale», si potrebbe dire che la Prima sezione civile della Cassazione ha cambiato lo spartito rispetto a quello dei primi due gradi di giudizio sull'annosa querelle che contrappone la Fondazione del Teatro Regio alla (fu) Orchestra del Teatro Regio. La Suprema corte ha accolto il ricorso di Enrico Maghenzani, da 12 anni contrapposto alla Fondazione che nel 2012 dichiarò nulla la convenzione con l'Orchestra, della quale era stato amministratore delegato e liquidatore. Roma ha ora ordinato alla Corte d'appello di riunirsi con un diverso collegio e di quantificare l'importo della penale da versare al ricorrente, che dal Tribunale di Parma era uscito sconfitto il 22 dicembre 2016, come dal secondo grado il 28 settembre 2020. I giudici bolognesi dovranno stabilire quanto gli spetti, calcolando l'importo che nella convenzione tra le due parti sarebbe di tre milioni e 670.400 euro.

Cifra che non fu mai versata, perché nei primi due gradi di giudizio, quelli avversi a Maghenzani, si dichiarò nullo l'accordo (rinnovato per l'ultima volta il 31 gennaio 2012 e destinato in teoria a durare fino a dicembre 2014) tra la Fondazione e l'Orchestra a causa della «mancanza di gara pubblica».

«Fungibilità» è una delle parole chiave dell'ordinanza della Cassazione. Sta a indicare la facile sostituibilità di ciò che non ha individualità specifiche. I primi gradi di giudizio associarono il sostantivo alle caratteristiche di un'orchestra, paragonandola in sostanza a un qualsiasi fornitore di manodopera. Di tutt'altro avviso la Cassazione, che ora scrive: «Così opinando, però, quella corte mostra di non considerare in alcun modo le particolarità proprie delle prestazioni fornite, nel suo insieme, da un'orchestra, connotate, come è intuitivo, non solo da specifiche e peculiari caratteristiche sonore che ne qualificano l'una rispetto a un'altra, al punto da ritenere ragionevolmente ipotizzabile anche la irriproducibilità del medesimo suono da parte di orchestre differenti, ma anche dal fatto che è necessario che ogni elemento che la compone conosca perfettamente il proprio compito e sappia ascoltare, seguire, e suonare assieme agli altri per culminare in una perfezione armonica e temporale comune». Ecco descritta l'infungibilità dei musicisti, esenti da bandi di gara.

«Dissi all’epoca, più di dieci anni fa, da amministratore delegato, che l'inadempienza della Fondazione Teatro Regio di Parma, agli obblighi del contratto con la sua Orchestra, contratto da lei stessa proposto e firmato, sarebbe stata ricordata come una delle pagine più nere della vita civile di questa città - commenta Maghenzani -. Ora è raccontata, puntigliosamente, nell'ordinanza della Cassazione che, annullando la precedente sentenza della Corte di Appello di Bologna, ha poi dichiarato definitivamente la piena e completa legittimità di quel contratto, con l'inevitabile finale: il rinvio alla Corte di appello di Bologna solamente per la definizione della cospicua penale risarcitoria, che il Regio si troverà a dover pagare». L'avvocato di Maghenzani, Federico Silvestrini, ricordando il «faticoso percorso giuridico, per ottenere ciò che era evidente dall'inizio» ricorda come «gli orchestrali e, in particolare, il capofila Maghenzani, si siano dimostrati sempre disponibili a risolvere transattivamente, nei vari passaggi, la controversia. Opportunità, tuttavia, non colta dalla Fondazione, in relazione a un contendere che, in Cassazione, poteva solo avere questo esito, marcatamente a noi favorevole».

Interpellato dalla Gazzetta, l'ex sindaco Federico Pizzarotti, presidente della Fondazione al momento della rottura della convenzione con l'Orchestra, non ha rilasciato dichiarazioni. L'avvocato Luca Pietra, difensore con Fabio Massimo Orlando della Fondazione, non nasconde invece i propri dubbi. «L’ordinanza con la quale la Cassazione ha deciso il ricorso presentato dal signor Enrico Maghenzani contro la sentenza della corte di Appello di Bologna del 2020, che ebbe ad accogliere tutte le ragioni della Fondazione del Teatro Regio - scrive il legale - presenta elementi che suscitano forti perplessità anche con riferimento al disposto prosieguo del giudizio avanti alla Corte di Appello di Bologna. La Suprema Corte, infatti, da un lato, ha accolto l’eccezione di inammissibilità formulata dalla Fondazione, ritenendo non più esaminabile la domanda (già rigettata sia dal Tribunale di Parma che dalla Corte di Appello di Bologna) originariamente formulata dall’Orchestra del Teatro Regio, oggi estinta, in punto alla risoluzione per inadempimento della convenzione. Dall’altro lato, tuttavia, ha ritenuto esaminabile la domanda di condanna della Fondazione al pagamento della penale che conseguirebbe allo stesso accertamento dell’inadempimento. Siffatto giudicato costituirà, quindi, i ben precisi limiti entro i quali la Corte di Appello potrà riesaminare la questione nel giudizio di rinvio avanti la stessa, nel quale la Fondazione potrà svolgere ogni più opportuna difesa».

Roberto Longoni

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