Via Mantova
Martedì sera ore 20,30: via Mantova. Prima due esplosioni, poi i fuochi di artificio. Siamo nei campi dietro al carcere di via Burla: tre uomini incappucciati, vestiti di scuro gridano «Libertà, libertà, libertà».
Raccontata così sembra una manifestazione politica, ma può esserci di più. Tant'è che non è la prima volta che succede: già la scorsa settimana due uomini con il cappuccio sulla testa hanno fatto prima partire un'esplosione forte, che si è sentita in gran parte della città e persino in provincia, poi ancora fuochi con tanto di fontane colorate. E pare che la settimana scorsa, in concomitanza con i fuochi d'artificio, nella zona intorno agli istituti penitenziari di via Burla, sia stato avvistato anche un drone, probabilmente partito non da via Mantova ma dall'altra parte del carcere. Un giallo.
Due episodi diversi nel giro di pochi giorni: «Sì, è successo anche una settimana fa - sottolinea un passante -. In via Mantova nella zona che guarda il carcere, abbiamo sentito prima un botto poi i fuochi d'artificio con i giochi colorati in cielo. E non capivamo cosa stava succedendo».
Una «festa», che si è ripetuta questo martedì: «C'erano dei cani che continuavano ad abbaiare - spiega un passante -. Erano le 20,30 e sempre negli spazi verdi antistanti il carcere abbiamo visto tre giovani vestiti di scuro con un cappuccio sul capo, come se avessero una felpa. Quindi, l'esplosione, poi lo scoppio di petardi e infine i fuochi d'artificio con delle fontane dorate che cadevano dal cielo. E qualcuno ha gridato: "Libertà, libertà libertà". Finiti i fuochi, i tre giovani sono scappati, con una corsa molto atletica, verso la strada dove c'era una macchina che li attendeva».
Chiaramente, sono state avvertite le forze dell'ordine dell'insolito «festeggiamento». Ancora non si sa di cosa si sia trattato, per cui i due episodi sono avvolti dal mistero. Ma se è vero che la settimana scorsa è stato avvistato anche un drone in quella stessa area, non dalla parte di via Mantova ma da quella opposta, secondo una prima ipotesi potrebbe essere che i fuochi d'artificio e le esplosioni siano serviti come diversivo, proprio per togliere l'attenzione sul drone.
Una strategia che, da queste prime ricostruzioni, potrebbe essere analoga a quella riportata dai giornali nazionali in questi giorni, anche se per il momento non ci sono conferme: «Droga e cellulari in carcere in tutta Italia: venti arresti a Napoli: droni modificati per le consegne», così ha titolato martedì «La Repubblica».
Il titolo fa riferimento a un'operazione di polizia e penitenziaria, scattata nel 2021 a Secondigliano e resa pubblica in una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri: al centro, un'organizzazione legata alla camorra che riforniva i detenuti di 19 carceri italiane, in particolare quelli di massima sicurezza, di droga e telefonini, soprattutto, ma pure di armi. Un'indagine portata avanti da squadra mobile di Napoli e Frosinone, Ros dei carabinieri, Nic - nucleo investigativo nelle carceri - e da Dda. E tra gli arrestati anche un esperto di droni, «che modificava i dispositivi consentendo l'atterraggio nei penitenziari», che come è risaputo sono aree vietate al sorvolo.
Sicuramente è ancora presto per stabilire la natura degli episodi avvenuti martedì sera e la settimana scorsa in via Mantova, ma dai primi racconti potrebbero essere fatti non lontani da quello che è capitato in altri istituti penitenziari italiani, proprio perché oltre ai fuochi d'artificio e alle esplosioni ci sarebbe anche chi ha avvistato un drone sorvolare l'area intorno al carcere di via Burla.
«È veramente un grosso e attualissimo problema, quello dei tentativi di portare sostanze illecite e oggetti di vario tipo, in particolare dei telefonini, all'interno delle carceri con l'utilizzo del drone - conferma il garante dei detenuti della Regione Emilia-Romagna Roberto Cavalieri -, così come è già avvenuto in alcuni istituti della regione, inclusa Parma. Tant'è che è diventato un punto di massima attenzione nell'agenda dell'amministrazione penitenziaria: un fenomeno che va a mettere in pericolo l'ordine e la sicurezza delle strutture penitenziarie. Fatti preoccupanti e da condannare».
Mara Varoli
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