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Un gradito ritorno in città

Tino Asprilla, il pranzo tra amici e un fiume di ricordi: «A Parma trattato come un re. Quella volta che mangiai la multa...»

Tino Asprilla, il pranzo tra amici e un fiume di ricordi: «A Parma trattato come un re. Quella volta che mangiai la multa...»

28 Marzo 2024, 03:01

Tino Asprilla fa ancora battere i cuori. E più rivedi le sue funamboliche prodezze in campo, più te ne innamori. Anche se quel calcio l'hai conosciuto solo attraverso i racconti di papà o di un fratello maggiore.

Tino è a Parma, in quella che definisce «la mia seconda casa». Irrinunciabile il pranzo con gli amici più cari, tra cui gli ex compagni di squadra Gigi Apolloni e Marco Osio, alla Pasticceria D'Azeglio, accolti dal titolare e grande tifoso Ginetto.

È lo stesso di sempre, Asprilla: battuta pronta, risata contagiosa, un'esuberanza che ti conquista. E via, con un profluvio di ricordi. Che sono ancora vivi. «Perché in fondo, da questa città, è come se non fossi mai andato via» dice l'asso colombiano. «L'amore della gente lo sento dentro: a Parma mi hanno voluto bene fin dal primo giorno in cui sono arrivato e continuano a farlo ancora, nonostante siano passati ormai più di trent'anni».

In effetti basta solo pronunciarlo, il nome di Asprilla, per «accendere» la fantasia dei tifosi.
«Parma mi ha fatto sentire come un re: dai compagni, dalla società, dalla gente ho avuto affetto e anche sostegno nei momenti di difficoltà. Quando mi incontrano per strada, i tifosi mi ringraziano. Ma sono io riconoscente a Parma: questa città mi ha dato la possibilità di giocare nel campionato italiano e di vincere tanti trofei importanti».

Dino Baggio qualche settimana fa ci ha raccontato la storia del foglietto con le multe mangiato da Asprilla: è vera?
«Altroché, se è vera (eccola, l'inconfondibile risata di Tino, ndr). Avevo ragione di farlo: “ballava” una multa di un milione di vecchie lire...».

Un milione di lire? Ma cosa aveva combinato?
«Avevo l'abitudine, in allenamento, di calciare non appena mettevo piede sul terreno di gioco, senza eseguire prima il normale riscaldamento. Raccoglievo un po' di palloni a centrocampo e miravo verso la porta, con l'intenzione di colpire la traversa. Fino a quando...».

Continui.
«Scala mise la regola che nessuno di noi poteva tirare in porta, se prima non si fosse riscaldato. Aveva paura che ci facessimo male. Un giorno mi colse sul fatto e stabilì una multa di un milione appunto. Mi sembrò un po' esagerata».

E quindi decise di ingoiarla.
«Sotto le feste di Natale venivano distribuiti i foglietti con le multe che ciascuno di noi avrebbe dovuto pagare: il ricavato serviva per opere di beneficenza, come portare i doni ai bambini ricoverati in ospedale. Questo blocco di multe lo aveva tra le mani Minotti: di mie non c'era solo quella da un milione, ma almeno un'altra buona decina da 100.000 lire ciascuna. Presi uno dei foglietti e a quel punto Minotti fece notare al mister che avevo fatto sparire una nota. Pur di non farmi scoprire, la mangiai: il problema era che ne avevo preso una da 100.000 lire. Quella da un milione era rimasta lì...».

Di multe gliene avrà fatte tante, però Nevio Scala non ha mai nascosto la sua ammirazione per lei.
«E io per lui. L'ho sempre considerato un allenatore all'avanguardia, nelle sue idee calcistiche. Oggi vedo tanti tecnici che propongono la difesa a tre, con ai lati due terzini dalla spiccata propensione offensiva. A molti sembra una novità, ma questo sistema di gioco Scala lo proponeva al Parma già negli anni Novanta. I risultati gli hanno dato ragione».

Tino, di lei i tifosi del Parma ricordano anche la sua esultanza iconica: la capriola. Come nacque?
«Deve sapere che da ragazzino, avrò avuto 14 anni o giù di lì, ammiravo in tv un calciatore paraguaiano fortissimo, che giocava in Colombia, nell'America de Calì. Lui era Roberto Cabanas ed esultava proprio in questa maniera, con la capriola. Pensai che ogni mio gol avrei dovuto festeggiarlo così. A Parma la gente impazziva».

Qui, di sue capriole dopo un gol, abbiamo la collezione. Preferisce che la chiami eroe di Madrid o eroe di San Siro?
«Mi cita due partite che hanno fatto la storia del nostro Parma. A Madrid contro l'Atletico, nella semifinale d'andata di Coppa delle Coppe: la mia doppietta, in rimonta, unita alla straordinaria prestazione di tutta la squadra, ci permise di portare il Parma a Wembley, per giocarsi la sua prima finale internazionale. Due settimane prima della partita contro l'Atletico eravamo invece riusciti a mettere la parola fine all'imbattibilità del Milan, la squadra degli invincibili, che dominava la scena in Italia e in Europa».

Magistrale, la sua punizione: lo sa che qualche giorno fa l'abbiamo ricordata sul nostro giornale, quell'impresa?
«Lo so, me lo hanno detto i miei amici. Fu una giornata indimenticabile. Oggi è impensabile che una squadra, ancorché composta da grandissimi campioni, possa mantenere l'imbattibilità per 58 partite di fila. Quel Milan era di un altro pianeta. Ha ragione lei: fu davvero un'impresa»,

Vittorio Rotolo

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