Lutto
Corniglio «Forza e coraggio». Questo direbbe don Gianni Caimi ai tanti fedeli che in queste ore stanno piangendo la sua scomparsa. Un coraggio speciale, quello che – diceva – deriva dal latino «cor-agere», agire col cuore. Ed è con il cuore che ha sempre agito don Gianni, che si è spento martedì dopo aver combattuto, nonostante i suoi 93 anni, per rimanere attaccato alla vita che tanto amava. Una vita che esortava tutti a vivere con «forza e coraggio», appunto, con quella sua voce tonante che ancor oggi risuona nelle orecchie di chi lo ha ascoltato durante le messe nelle tante parrocchie che ha guidato negli anni, o negli ospedali, dove quotidianamente andava a vegliare i malati, o ancora nelle case dove si recava a trovare gli anziani. O semplicemente per strada: perché don Gianni era il parroco con gli scarponi e la giacca abbondante che tanto amava stare in mezzo alla «sua» gente.
Figlio di agricoltori, originario di Cislago, nel varesotto, don Gianni si è diplomato geometra e per alcuni anni ha svolto la professione costruendo grandi opere prima che la vocazione lo portasse ad entrare nei Salesiani.
Fu parroco in un carcere minorile di Milano, poi - dopo aver trascorso alcuni anni in Rwanda dove realizzò imponenti opere a servizio della gente del posto - venne destinato alle valli di Comacchio e poi alla parrocchia di Valverde, a Bologna, dove ancora lo ricordano.
Arrivò nella nostra provincia come parroco a Montechiarugolo, poi il vescovo di allora gli chiese un favore: per un anno, uno soltanto, avrebbe dovuto spostarsi a Bosco di Corniglio. Don Gianni – molto devoto alla Madonna - accettò di buon grado e si innamorò di quei posti, dove rimase 20 anni. Fino al 2017, quando fu destinato nuovamente a Montechiarugolo, dove è rimasto fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso, sempre circondato dall’affetto dei suoi fedeli.
A Bosco ha lasciato il cuore ed oggi in tantissimi lo ricordano con le lacrime agli occhi e una stretta al cuore rivivendo i tanti momenti trascorsi con lui. Lui, che attirava in chiesa tantissime persone, tra cui anche qualcuno che non vi aveva mai messo piede prima, ma che voleva dire messa anche nelle chiese più sperdute, in inverno, per permettere ai pochi fedeli delle frazioni di partecipare alle funzioni. Lui, che era sempre circondato sull’altare da un’infinità di bambini che dopo la messa attendevano con gioia le ostie sconsacrate e i lecca lecca e i palloncini che aveva sempre in tasca.
I bambini – così come gli anziani e i più deboli in generale - erano sempre nei suoi pensieri ed è per loro che agli inizi degli anni 2000 ha organizzato la prima edizione del centro estivi “E…state felici” di Bosco, realizzando parallelamente nel giardino dell’oratorio un bellissimo parco giochi meta quotidiana dei bambini della zona. Ed è con affetto e malinconia che lo ricordano oggi bambini, genitori, animatori che in quel centro estivo ancor oggi vedono la presenza di don Gianni, che lascia un grande vuoto, ma anche una grande eredità in termini di insegnamenti sia per i bambini che per gli adolescenti che sono diventati oggi adulti seguendo il suo esempio.
Anche il sindaco di Corniglio, Giuseppe Delsante, ricorda con affetto don Gianni a nome di tutti i cornigliesi, come un pastore che non si è risparmiato e che ha lasciato il segno in tutti, ma soprattutto nei giovani e negli anziani.
In tanti si sono riuniti ieri sera per il Rosario recitato nella chiesa di San Quintino di Montechiarugolo, dove anche oggi la salma resterà esposta per la preghiera personale. Il funerale sarà celebrato domani alle 10,30, nel santuario salesiano di Maria Ausiliatrice a Montechiarugolo poi la salma tornerà a Cislago per la tumulazione.
Beatrice Minozzi
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