LUTTO
Non si poteva non diventargli amico, poiché il suo viso simpatico, solare e pacioso era lo specchio di un’anima bella.
Marco Valenti, figura nota e stimata nella nostra città, è venuto a mancare nei giorni scorsi all’età di 79 anni. «Pramzàn dal sas äd dedlà da l’acua» era nato in strada D’Azeglio, figlio di un sarto, Renzo, e di una «rezdóra», Ercolina. Rimasto giovanissimo orfano di padre, dopo la morte del fratello maggiore Lodovico, ad appena 12 anni iniziò a lavorare all’Emiliana (attuale Enel), prima nella sede di via Volturno poi nella centrale di Vigheffio. All’interno dell’Enel svolse anche attività sindacale nelle fila della Cisl, impegnandosi per la tutela e la difesa dei lavoratori del settore elettrico.
Militò per anni nella Democrazia Cristiana ricoprendo per diversi mandati il ruolo di presidente del quartiere Molinetto. Carattere aperto, solare, persona disponibile e generosa, riservava un’ attenzione concreta nei confronti dei più deboli e di quanti si trovavano in situazioni di disagio. Valenti fu pure alla guida della cooperativa Molinetto e tra i fondatori della casa di accoglienza di Scarzara.
Il suo spirito di volontario non aveva limiti: per tanti anni fu apprezzato milite dell’Assistenza Pubblica a fianco del fraterno amico Giorgio Cattabiani. Persona di grande fede, fu molto attivo nella parrocchia di Santa Maria del Rosario in via Isola, dove organizzò tanti eventi grazie alle sue capacità organizzative, che testimoniò anche in seno al Caaf della Cisl, un tempo in via Girolamo Cantelli. Era un piacere stare in compagnia con Valenti proprio per il suo carattere sempre positivo, allegro, vulcanico nel proporre e fare tante cose che potessero essere utili alla gente, specie la più fragile.
Come parmigiano verace, Marco era pure una buona forchetta, nonché un intenditore di anolini che, rigorosamente, chiamava «galegiànt».
I suoi hobby prediletti erano l’andare alla ricerca di funghi, i lavori di falegnameria che lo portarono a realizzare deliziosi mobili per i figli, come pure amava viaggiare, al punto di avere visitato mezzo mondo. Due anni fa, proprio per raccontare la sua vulcanica vita, scrisse un libro, «La mia vita a colori», in cui raccontò non solo le varie tappe raggiunte negli anni, ma anche i più significativi amarcord relativi alla famiglia, al lavoro, all’impegno politico-sindacale e ai suoi viaggi.
Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Maria, ai figli Michele e Manuela, agli adorati nipoti Virginia, Alice ed Enrico, alla nuora Sabina e al genero Desiano.
Lo.Sar.
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