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Aprile 1944

L'urlo terrificante delle bombe sulla città

L'urlo terrificante delle bombe sulla città

27 Aprile 2024, 03:01

Carlo Migliavacca

Nell'aprile del 1944, esattamente 80 anni fa, la guerra nella nostra città arrivò dal cielo. Con l’avanzare degli Alleati nel Sud della penisola ormai Parma era entrata nel raggio d’azione dei micidiali bombardieri nemici.

Era domenica sera, la città si trovava nel buio più totale, proprio per evitare di offrire un facile bersaglio. I parmigiani erano tranquilli, infatti era opinione comune tra la popolazione che: «Parma rossa non si tocca!». Questa ingenua speranza che gli Alleati potessero risparmiare la città grazie al suo spirito antifascista venne spazzata via proprio quella notte. Un ricordo incancellabile in tutte quelle persone che l’hanno vissuto sulla propria pelle, cittadini ormai sempre più rari per ovvi motivi anagrafici. Uno di quei parmigiani è mio padre Augusto.

Come per quasi tutte le persone che hanno superato i 90 anni, mio papà è nato nel 1933, la memoria a breve termine è molto incerta, ma la natura, quasi per farsi perdonare, regala a questi grandi vecchi la capacità di rammentarsi perfettamente tutto ciò che è accaduto nella loro giovinezza. Infatti, mio padre ricorda benissimo quel drammatico episodio di 80 anni fa, quando la notte di via Bixio, dove lui abitava con i miei nonni ed i suoi fratelli, diventò giorno a causa dei bengala, fiaccole luminosissime lanciate dagli aerei appesi a piccoli paracadute che avevano lo scopo di illuminare il bersaglio: una piccola città inerme persa nella Pianura Padana. Come da un computer Augusto prende dalla memoria la cartella di quel periodo ed estrae i file che raccontano la paura, gente che scappa, la terra che trema sotto i piedi a causa delle potenti esplosioni. Gli aeroplani venuti per bombardare la città erano 9 bombardieri Handley Page «Halifax» inglesi, che puntarono allo scalo merci della ferrovia, sganciando circa 50 bombe ad alto potenziale. Solo poche caddero sul bersaglio, le altre si distribuirono fra il Parco Ducale ed il suo storico Palazzo, il Ponte Dux, ora ponte di Mezzo, via delle Fonderie, via Palermo. 15 furono le vittime, tutti militari di stanza nel Palazzo Ducale.

L'illusione dei parmigiani di poter sfuggire ai bombardamenti era definitivamente tramontata, infatti i timori di nuovi attacchi trovarono tragica conferma a distanza di sole 36 ore. Il 25 aprile del 1944, stavolta a mezzogiorno, il secondo attacco. 15 bombardieri pesanti Consolidated Vultee B-24 «Liberator» americani arrivarono da sud, dopo aver sorvolato il Passo della Cisa, seguendo la strada rappresentata dal fiume Taro che li aveva guidati fin sopra a Parma. In quel momento papà si trovava nel cortile del palazzo dove abitava, il suo udito finissimo di bambino di 11 anni gli aveva permesso di sentire il cupo rombo dei velivoli americani quando ancora l’allarme non era suonato. Ma prima di riuscire a mettersi in salvo un’ombra improvvisa oscurò il cortile, un bombardiere stava sorvolando l’Oltretorrente a bassissima quota, mio padre alzò gli occhi al cielo e vide l’aeroplano, enorme, color verde oliva, riempire completamente lo specchio azzurro delimitato dalla corte del palazzo. In quel momento un aviatore americano azionò la leva che apriva il portello delle bombe e quasi istantaneamente gli ordigni si staccarono dalla pancia del bombardiere fischiando dritte verso mio papà. Terrorizzato da quella vista con uno scatto afferrò il fratellino Pietro, che stava giocando accanto a lui ignaro del pericolo con l’innocenza dei suoi 4 anni, e corsero insieme a ripararsi nelle cantine. Per loro fortuna, le bombe trascinate dall’inerzia causata dalla velocità dell’aeroplano, caddero più avanti colpendo tutto il centro storico. In particolare la zona di via Cavour, con decine di abitazioni danneggiate e diversi palazzi completamente distrutti, le vittime furono 133, centinaia i feriti. Negli angusti e claustrofobici spazi di una buia cantina sotto alle bombe il tempo sembra dilatarsi, i minuti diventano interminabili, tutto trema come durante un terremoto, e alla fine finalmente riemergere bianchi di paura e polvere.

Tutto questo nei ricordi di mio padre, chiari, nitidi, «come fossero accaduti oggi», il quale, a distanza di 80 anni, sente ancora nelle orecchie «l’urlo terrificante», così lo definisce, che fa una bomba durante il suo volo. Era troppo per la nostra città, infatti il giorno dopo un fiume di parmigiani a piedi, in bicicletta, trascinando carretti e le loro povere cose, abbandonavano Parma per portarsi al sicuro nelle campagne.

Ormai era chiaro che Parma era diventata un bersaglio da distruggere. Anche i miei nonni, con i loro 4 figli, decisero di «sfollare» in campagna direzione Mamiano. Raggiunta la località trovarono rifugio presso la casa di un contadino che li ospitò in una stalla nuova, ancora da «spianare», al posto dei letti il fieno, per lavarsi l’acqua fredda del «sambòt», la pompa a mano che serviva per prelevare l’acqua dal pozzo. Per circa due mesi quella divenne la loro casa, con il nonno che tutti i giorni faceva avanti ed indietro dalla città in bicicletta per guadagnarsi il pane. Vita dura ma sempre meglio che trovarsi sotto alle bombe che piovevano dal cielo. In questo modo la mia famiglia riuscirà a salvarsi dai successivi bombardamenti che arrivarono puntuali. Il 2 maggio 1944 alle 12,30 29 «Liberator» americani arrivarono sul cielo della città, sganciando 232 ordigni da 250 e 500 kg nella zona della stazione ferroviaria e dello scalo merci. 30 minuti dopo arrivò implacabile un’ altra ondata di bombardieri per dare il colpo di grazia. Altri 10 «Liberator» sganciarono 60 bombe sugli stessi obiettivi, per fortuna stavolta caddero quasi tutte sui bersagli e non in centro città. Ma una sola bomba, singola e maledetta, prese una strada sbagliata e causerà una delle più grandi tragedie della storia recente di Parma. In località Cornocchio, nella prima campagna a Nord Ovest di Parma, gli abitanti avevano scavato nei campi una sorta di trincea, ricoprendola poi con assi da cantiere, doveva servire come rifugio per gli abitanti della piccola frazione. Anche quel giorno, al suono dell'allarme, gli abitanti vi si erano precipitati, ma quel singolo ordigno la colpirà in pieno. Quasi tutte le persone rifugiate nella trincea di fortuna moriranno in seguito alla terribile esplosione. Intere famiglie distrutte. Alla fine si conteranno 154 morti, tra cui 61 abitanti della frazione. Le altre vittime furono persone di passaggio, tra cui una coppia di sfortunati giovani sposi, scappate da un treno che si era fermato tra i campi. I parmigiani erano letteralmente inebetiti dalla violenza dei bombardamenti, ma ancora non si era toccato il fondo, l'attacco più devastante per Parma si stava preparando. Alle 14,40 del 13 maggio 1944 oltre 70 Liberator oscurarono letteralmente il cielo della città sganciando circa 140 tonnellate di acciaio esplosivo. Da Sud a Nord una scia di morte devasterà Parma. Alla fine del bombardamento, come dopo un sisma gigantesco, solo macerie. Per puro miracolo i monumenti storici della città, il Duomo, il Battistero, la chiesa di San Giovanni, il Teatro Regio, furono risparmiati dalla distruzione. Persino la Gazzetta di Parma dovrà interrompere la pubblicazione del quotidiano che tornerà ad uscire nelle edicole solo il 17 maggio. Ma non era ancora finita. Il 22 giugno 1944, 54 B-17, la famosa Fortezza Volante, in 2 ondate successive, arrivarono sulla città a mezzogiorno in punto. Vennero sganciate circa 1000 bombe sullo scalo ferroviario ed il centro smistamento merci. L'aerea fra la stazione e lo scalo merci venne definitivamente devastata con danni gravissimi alle infrastrutture. Vista l'estrema precisione dell'attacco, le vittime stavolta saranno relativamente poche, solo 5. Questa fu l'ultima incursione portata da grandi formazioni di bombardieri, ma per Parma l’incubo continuò. Cominciò un stillicidio giornaliero di attacchi portati da piccoli gruppi di cacciabombardieri, che sparavano e sganciavano bombe su tutto ciò che si muoveva.

A giugno inoltrato la famiglia di mio papà tornò in città, per fortuna la loro casa era intatta. Mio padre fu quindi testimone oculare di tanti di questi attacchi portati dai cacciabombardieri Alleati. Un pomeriggio assolato di fine giugno il piccolo Augusto si trovava sul portone di casa che dava su via Bixio. Improvvisamente da Barriera Bixio sentì il rombo di un aeroplano in avvicinamento, girò lo sguardo e vide un piccolo aeroplano dal muso tondo, probabilmente un Repubblic P-47 «Thunderbolt», mettersi a «coltello» e prendendo d’infilata la strada cominciò a mitragliarla da cima a fondo. Il rumore fortissimo del motore che girava alla massima potenza, e le 8 mitragliatrici da 12,7 mm che vomitavano fuoco, fecero tremare i vetri intanto che decine di bossoli fumanti cadevano davanti ai piedi di mio papà. Lui era letteralmente paralizzato dalla paura, non fece nemmeno in tempo a ritrarsi dentro al portone, che il velocissimo caccia salì in verticale per recuperare quota e se ne andò. Dopo quale minuto Augusto prese coraggio e si affacciò sulla strada, davanti all’allora cinema Ducale vide un furgone completamente distrutto dai proiettili dell’aeroplano americano. Si trattava dell’innocuo automezzo della ditta «Ajolfi» che si occupava di raccogliere le immondizie per conto del Comune. Per fortuna gli addetti si erano miracolosamente salvati gettandosi letteralmente attraverso un portone all’interno di un palazzo. Un’altra volta si trovava in piazzale Filippo Corridoni, in quel momento nessuno osava attraversare il Ponte Dux, in quanto un caccia si aggirava solitario e minaccioso sui cieli della città in cerca di bersagli. Improvvisamente un bambino sfuggì alla presa della mano della mamma cominciando a correre verso il ponte. La mamma disperata cominciò a rincorrerlo per riacciuffarlo, inutilmente, il bimbo era troppo veloce. Proprio in quel momento l’aeroplano scivolò d’ala e cominciò la picchiata sganciando la sua arma verso l’Oltretorrente. Il ponte verrà colpito proprio nel mezzo, senza abbatterlo, ci voleva altro per distruggere quel robusto manufatto, ma per la signora ed il suo bambino, che nel frattempo avevano raggiunto il centro del ponte, non ci fu nulla da fare. Colpiti in pieno, non si trovarono neanche i resti, disintegrati dalla bomba americana. Parma era completamente indifesa da questi devastanti attacchi, solo il 1° Stormo caccia dell’Aeronautica nazionale repubblicana, composto da pochi velivoli di base all’aeroporto di Reggio Emilia, provava a respingere gli attacchi aerei. Ma la zona da difendere era troppo vasta, comprendeva tutta l’Emilia Romagna, parte del Veneto e della Lombardia, nonostante i loro coraggiosi sforzi non riusciranno mai a rallentare l’offensiva Alleata. A conferma della totale impotenza del regime contro questi attacchi mio padre vide una scena emblematica. Una mattina del luglio ‘44 alcuni caccia americani stavano mitragliando il centro storico, nel mezzo del ponte Dux mio padre vide un milite fascista che, con la sua piccola pistola Beretta d’ordinanza, sparava contro gli aeroplani che picchiavano verso via Mazzini. Un gesto ovviamente inutile, grottescamente ridicolo, che causò i caustici commenti a denti stretti dei parmigiani presenti. Nemmeno di notte i cittadini di Parma poterono stare tranquilli. Come calava la sera a tenere svegli tutti ci pensava «Pippo». Questo il nomignolo con cui i parmigiani avevano battezzato un aeroplano, sicuramente un cacciabombardiere Alleato, operante solo di notte che sganciava bombe su tutte le fonti di luce che riusciva ad individuare. Anche in questo caso mio padre rammenta perfettamente la paura che scatenava il ronzio del solitario velivolo nel buio della notte. Ronzio che spesso si interrompeva bruscamente sovrastato dal boato di un esplosione. Pippo aveva individuato una luce accesa. Come quella volta che una bomba distrusse completamente una casa all’inizio di via della Salute, angolo viale Vittoria, episodio che mio papà ricorda molto bene in quanto quella volta perse degli amici. Dal giugno '44 fino all'aprile del '45 questi attacchi si ripeterono quasi ogni giorno terrorizzando i parmigiani facendo numerose vittime. La campagna di bombardamenti sulla nostra città causerà più di 800 morti con migliaia di feriti, oltre a danni incalcolabili al patrimonio architettonico, artistico e culturale.

«Chi non è mai stato sotto ad un bombardamento aereo non potrà mai capire cosa si prova».

Dalla preziosa testimonianza di chi c’è stato davvero sotto a quelle bombe: Augusto Migliavacca.

Mio padre.

Si ringrazia il dottor Giovanni Banchini amministratore delegato della Compagnia generale Riprese aeree di Parma per averci concesso l’utilizzo delle foto riprese dall’alto dei bombardamenti sulla città, provenienti dal loro archivio storico.

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