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Parma, aumentano le imprese gestite da cittadini immigrati

Parma, aumentano le imprese gestite da cittadini immigrati

30 Aprile 2024, 03:01

A Parma, come in Italia, sta aumentando il numero delle imprese gestite da cittadini immigrati: si tratta di una crescita costante, «un dato positivo per l'integrazione». Delle oltre 60mila imprese immigrate in Emilia-Romagna l'8,8% si trova a Parma (a metà tra Bologna, con il 22% e Ferrara con il 5,6%).

Il dato è emerso durante la presentazione del Dossier statistico immigrazione 2023 curato dal Centro studi e ricerche Idos, moderato da Marion Gajda, ieri nelle aule di Economia dell'Università di Parma. Al centro del dibattito, organizzato da Cgil Parma in collaborazione con l'Università, i temi che legano le migrazioni, al lavoro, all'integrazione. «Siamo un Paese di immigrazione da 50 anni, gli stranieri sono inseriti stabilmente nel tessuto sociale e produttivo - dichiara Luca Di Sciullo, presidente Centro studi e ricerche Idos, anticipato dai saluti di Stefano Magagnoli, direttore del Dipartimento di scienze economiche e aziendali -. Il problema è che ancora però governiamo questo fenomeno con un impianto normativo ancora molto lacunoso, che rende difficile a chi arriva l'accesso a molti servizi del welfare».

Occupazione, integrazione, accessibilità al welfare sono temi fondamentali per una città come Parma, che è tra le province, in Emilia-Romagna, con più incidenza di stranieri sui residenti (15,1%, si tratta di oltre 70mila persone). «Bisogna sviluppare un'accoglienza diffusa ma non solo basta sui dati - commenta Ettore Brianti, assessore alle Politiche sociali -, la cultura dell'accoglienza è qualcosa di diverso: è accogliere perchè si crede in questo». Tra le questioni urgenti sollevate dall'assessore, c'è l'arrivo sul territorio di molti minori non accompagnati, la mancanza di situazioni abitative certe e la questione linguistica per l'integrazione. Lo sa bene la comunità di Sant'Egidio, che da anni lavora su questi fronti, come sottolineato dal responsabile Bruno Scaltriti, che ha raccontato l'esperienza parmigiana del corridoio umanitario, dalle difficoltà burocratiche, fino a quelle abitative.

Poi c'è il tema dell'occupazione: dei circa 5 milioni di cittadini stranieri residenti, 2.4 milioni sono occupati. Ma qual è la domanda di lavoro per gli immigrati in Italia? Come spiegato da Andrea Lasagni, docente di Economia applicata all'Università di Parma, si tratta di «lavori faticosi e socialmente difficili - dice - lavori sottopagati e che non richiedono titoli di studio». Inoltre, il tasso di disoccupazione più alto è proprio registrato tra le donne straniere: una su due non lavora. I dati riportano, inoltre, un aumento delle imprese gestite da immigrati: in Italia sono 647.797 mila. Perchè «fare impresa da soli»? «Spesso per necessità, perchè non hanno alternative possibili - spiega Lasagna -, oppure per il mercato etnico, per un progetto di vita che usa competenze professionali già acquisite o per sfruttare i contatti e i mercati dei Paesi di origine».

Parma e in generale l'Emilia-Romagna stanno portando avanti diversi progetti per facilitare l'integrazione (a Parma è stato ricordato il progetto Rilp dell'Unione parmense degli industriali). Non manca anche l'impegno della Regione, sottolineato dal consigliere regionale Matteo Daffadà. In Emilia-Romagna è stato presentato il nuovo programma triennale per una regione plurale, equa e inclusiva, una programma per : individuare le principali sfide, le questioni trasversali e prefigurare un approccio intersettoriale.

«La politica europea in questo momento non è adeguata perchè punta al contenimento - conclude Lisa Gattini, segretaria generale Cgil Parma -. Si dovrebbe lavorare di più e utilizzare più risorse per il welfare e per diminuire le diseguaglianze». Per strumenti che «permettano davvero a tutti i cittadini di costruire al meglio la propria vita».

Anna Pinazzi

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