il campionato in cifre
«Questo è il Parma che non hai visto mai...». Così i tifosi hanno accolto spesso a fine partita la squadra di Pecchia sotto la curva Nord e mai come in questo caso, alla luce dei risultati ottenuti, il coro si può ritenere azzeccato.
Stagione al top
Basta voltarsi indietro e rileggere i numeri di una stagione straordinaria, vissuta perennemente al comando (al netto degli asterischi e delle gare da recuperare nella primissima parte del torneo cadetto) dalla prima all’ultima giornata.
La vittoria del campionato di serie B è un «unicum» assoluto in centodieci anni di storia del club, che nelle tre precedenti promozioni aveva raccolto un quarto posto (nel 1989-90) e due piazze d’onore (nel 2008-09, dietro al Bari, e nel 2017-18 alle spalle dell’Empoli), senza mai riuscire a tagliare il traguardo da primo della classe. Con, in più, il record di punti: 76, alla media esatta di 2 a partita, che eguaglia la quota del 2008/09, in cui, tuttavia, la truppa di Guidolin disputò quattro incontri in più (42 contro gli attuali 38).
A suon di primati
Le ventuno vittorie, le stesse di Como e Venezia, costituiscono un altro primato che pareggia, ma sarebbe meglio dire supera, quanto raccolto nel 2017/18 da D’Aversa e i suoi, i quali, però, anche in quell’edizione giocarono 42 partite. E non è utopistico pensare che, se non ci fosse già stato il supporto della matematica al terzultimo turno, il bottino tra Bari (al San Nicola, complice il ko in extremis del Venezia a Catanzaro, bastava un punto), Cremonese e Reggiana sarebbe potuto essere ancora più cospicuo e sostanzioso dei tre «segni X» racimolati e sufficienti per mantenersi in testa fino alla fine.
A testimoniare la solidità e la continuità acquisite fin dalle fasi conclusive della passata stagione, interrotta bruscamente dall’amara eliminazione in semifinale play-off contro il Cagliari, l’esiguo numero di sconfitte, quattro (uguale al super Benevento di Inzaghi nel 2019-20 ma, tanto per fare un paragone, Frosinone e Genoa un anno fa chiusero a sei) e ben distribuite tra di loro, che permettono di emulare il cammino dell’immediata risalita in A nel 2009.
Fattore Tardini
E, pur in presenza di una concorrenza particolarmente agguerrita (la terza, il Venezia, si è issata a 70 in regular season), il Parma spicca sia nel rendimento casalingo che esterno: tra le mura amiche nessuno ha perso di meno (uno stop col Catanzaro a Pasquetta dopo tredici mesi d’imbattibilità al Tardini), in trasferta, invece, si registra una triplice leadership tra punti conquistati (36, uno in più della Cremonese), successi (dieci, da condividere proprio assieme ai grigiorossi) e gol segnati (32, il Palermo secondo insegue a 29). E proprio l’attacco è stata una delle principali armi vincenti in questa cavalcata trionfale: mai prima d’ora i crociati avevano realizzato 66 centri in B con una differenza reti di +31, identica, ma allora si andò a segno 65 volte, a quella del 2008/09.
Man e Benek, che coppia
E, per sottolineare il lavoro del collettivo, tra le altre squadre della cadetteria, soltanto Catanzaro, con Iemmello e Biasci, e Venezia, grazie al capocannoniere Pohjanpalo e a Gytkjaer, hanno mandato due giocatori in doppia cifra: tra le fila dei ducali è toccato a Dennis Man (11) e Adrian Benedyczak (10) che hanno migliorato il loro «best score» personale in Italia, pur non ricoprendo praticamente mai il ruolo di prima punta. Ulteriori dati da non trascurare i diciassette sigilli dei subentranti da nove marcatori diversi (Charpentier guida a quattro poi Colak a tre, Bernabé, Camara e Partipilo a due e Benek, Cyprien, Estevez e Mihaila, tutti a uno), a suggellare il «tutti dentro» di Pecchia, e gli otto oltre il 90’ che hanno portato in dote dieci punti in più in classifica.
Difesa granitica
E, guardando la difesa, il bilancio finale dà ancora ragione al Parma che ha incassato 35 reti (secondo solo alla Cremonese che si è fermata a 32) e non faceva meglio in serie B dal 2008/09 (34). Menzione speciale per il re dei clean sheets, Leandro Chichizola, che in ben quattordici occasioni è stato in grado di conservare l’inviolabilità tra i pali: l’estremo difensore argentino, che nell’ultimo mese di campionato si è arreso esclusivamente alla prodezza dell’ex Di Cesare a Bari prima di lasciare spazio al vice Corvi di fronte a Cremonese e Reggiana, precede Semper (13) del Como e Micai (11) del Cosenza. Dalla porta fino al reparto offensivo, tutti protagonisti, nessuno escluso, di un percorso da sogno, figlio di una crescita costante e legittimato da numeri invidiabili, che consegnano al Parma un meritatissimo ritorno tra i «grandi» del calcio italiano.
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