CONDANNA
Da terapeuta a paziente. Era toccato a lei, psicologa, raccontare a una collega l'ansia e le paure che la stavano divorando da mesi. Terrorizzata da un uomo a cui aveva solo consigliato il percorso di cura più appropriato per i suoi disturbi: dopo quattro sedute gli aveva detto che i colloqui erano terminati e che avrebbe dovuto rivolgersi a uno psichiatra. Ma quelle parole avevano innescato un'esplosione. Di rabbia e aggressività. La psicologa, con studio a Parma, era stata sommersa dal fango degli insulti. Ed erano cominciate le minacce di morte. Lui aveva perfino contattato l'Ordine degli psicologi screditandola e lanciando un avvertimento: «Dovete fare qualcosa. Se non mi aiutate voi, ci penso da me a sistemare le cose. Vado là e l'ammazzo». Così inquietanti quelle minacce che il pm aveva chiesto il carcere per l'uomo, anche se poi il gip aveva ritenuto sufficiente il divieto di avvicinamento. E l'altro giorno l'ex paziente - 38enne, origini calabresi, ma residente in provincia - è stato condannato a 2 anni e 8 mesi per stalking aggravato dalla giudice Gabriella Orsi, due mesi in più rispetto alla richiesta del pm Andrea Bianchi.
Un'ombra inquietante per poco meno di due mesi, tra ottobre e dicembre del 2023, ma ciò era bastato a fare sentire Giulia (la chiameremo così) in pericolo in ogni momento della giornata. Avrebbe avuto bisogno di sentirsi ancora più protetta in quel periodo, perché era incinta, ma soprattutto lei conosceva l'ossessione del suo ex paziente per le figure femminili. E ora c'era lei nel mirino.
Verso la fine di ottobre, quando lei gli aveva consigliato un altro specialista, aveva cominciato a costruire la sua vendetta: una raffica di chiamate e messaggi con l'augurio di morire il prima possibile, oltre che la minaccia di rivolgersi a un avvocato, ma anche scampanellate continue allo studio.
Nel suo delirio si sentiva tradito. Abbandonato. E diventava sempre più violento. Così, quando Giulia lo aveva bloccato su WhatsApp e sui social, era scattato l'accerchiamento. Aveva chiamato altri professionisti diffamandola e lanciando minacce pesantissime: «Se la dottoressa... non risponde al telefono, l'aspetto all'uscita dello studio e non so cosa succede», aveva urlato al telefono a un collega. Ancora più allarmante il messaggio a un'altra professionista: «Però a volte mi prende questa cosa che non so controllare. Saprà meglio di me che giocare con la testa delle persone, poi succedono queste cose».
Un fiume in piena che rischiava di tracimare. E Giulia ne era perfettamente consapevole. Così, a metà dicembre, assistita dall'avvocato Matteo Manici, l'aveva querelato. E già il giorno dopo si era dovuta ripresentare per integrare l'atto, visto che lui si era attaccato ancora una volta al citofono dello studio. Arrivati i carabinieri, poi, lui l'aveva chiamata e, in loro presenza, le aveva urlato: «Sai perché non ti ammazzo? Perché non vali 5 lire».
Infine, quattro giorni dopo, una sorprendente mail di scuse e la promessa di non infastidirla mai più. Eppure, a Giulia pare ancora di intravedere la sua ombra.
Georgia Azzali
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