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L'intervista

Nicolò Bulega rincorre la vetta del mondiale di Superbike: «Mi diverto e voglio vincere ancora a lungo, Vale Rossi il mio idolo»

Nicolò Bulega rincorre la vetta del mondiale di Superbike: «Mi diverto e voglio vincere ancora a lungo, Vale Rossi il mio idolo»

31 Maggio 2024, 03:01

Dall'essere leader del Campionato mondiale Superbike all'intervento chirurgico all'avambraccio destro. Poi il rientro ad Assen e ora, nel mirino, l'appuntamento di Misano Adriatico (14-16 giugno) per rilanciarsi definitivamente. Gli ultimi mesi Nicolò Bulega, pilota del team Aruba.it Racing Ducati – nato a Montecchio Emilia nel 1999 e un'infanzia trascorsa a Parma -, li ha vissuti come sulle montagne russe.

Dopo essersi laureato campione del mondo Supersport, appena un anno fa in sella alla Panigale V2 del team indipendente Aruba.it Racing WSSP, per lui è arrivato il grande salto in Superbike. Approccio entusiasmante: con il trionfo a Phillip Island Bulega è subito balzato al comando della classifica piloti. Una leadership persa poi ad Assen, a fine aprile, dove il pilota emiliano era rientrato a distanza di appena tre settimane dall'operazione eseguita dal professor Alessio Pedrazzini, nella struttura ospedaliera di Oglio Po, per risolvere il problema causato da una sindrome compartimentale cronica da sforzo. Una patologia, piuttosto comune nel motociclismo, con cui Bulega conviveva da qualche mese ma «esplosa» a Barcellona, con un dolore a tratti insopportabile che ha fortemente condizionato la prova del pilota. «L'operazione è perfettamente riuscita, il braccio sta rispondendo alle continue sollecitazioni: va sempre meglio» rivela Bulega, figlio d'arte: suo padre, Davide, è stato anch'egli un pilota professionista. «Ho ripreso ad allenarmi con continuità e ad Assen, in un tracciato che comunque presenta un elevato coefficiente di difficoltà e considerato che era il mio rientro in gara dopo l'intervento, posso considerarlo positivo».

Quanto è stato limitato, in questi mesi, dal problema fisico?
«È stata molto dura. Quando facevo giri più lunghi e veloci, tenendo l'arto in tensione, dopo un po' sentivo il braccio bloccarsi. Il dolore avvertito era intenso».

C'è comunque da essere soddisfatti di questo debutto in Superbike, o no?
«Certamente sì. Sono partito benissimo, vincendo all'esordio e andando sul podio nelle due tappe successive. Anche a Barcellona, nonostante il problema all'avambraccio, mi sono ritrovato ad un passo dalla vittoria. Poi sono stato tradito da una gomma. In tutte le gare sono partito dalla prima fila, in una ho anche centrato la pole position. Con la squadra si è creato un bellissimo feeling, dobbiamo restare concentrati per mantenere questo trend positivo».

Che sensazioni le sta dando questa nuova moto?
«È una moto che va “capita”, studiata in ogni dettaglio nella misura in cui ha una velocità senza dubbio più elevata rispetto a quelle cui ero abituato in passato. Al di là della potenza che esprime, c'è poi una componente elettronica assai rilevante. Anche in questo caso, però, mi sento di dire che la differenza la fa il team: per fortuna ho una grande squadra dietro, stiamo crescendo e ci divertiamo. Così come mi diverto io in moto».

Misano è ormai alle porte: Bulega vuol tornare ad essere protagonista?
«Team italiano, moto italiana, piloti italiani: basta partire da qui per sottolineare quanto la gara di Misano Adriatico possa essere importante, per tutti noi. Devo riuscire ad arrivare a quell'appuntamento nelle migliori condizioni di forma possibili».

Cosa le ha lasciato il trionfo iridato in Supersport della scorsa stagione?
«Non riesco a trovare gli aggettivi giusti per definire un anno semplicemente incredibile, con tante gare vinte, conquistando quasi sempre la pole position. Dove non si è vinto, siamo comunque riusciti ad arrivare sul podio. A livello di risultati penso sia stata una stagione quasi irripetibile».

Se lo aspettava?
«Più che altro ci speravo, perché quello che siamo riusciti a fare è stato il frutto di un lavoro iniziato già nella stagione precedente, con una sapiente programmazione e un grandissimo lavoro di squadra».

Facciamo un salto indietro e parliamo di Nicolò bambino: un amore per le due ruote nato in famiglia.
«Il mio babbo correva e quando sono nato aveva un team in Supersport: è un'aria della quale mi sono nutrito fin da piccolo, in casa le moto hanno sempre fatto parte della nostra vita».

Ha iniziato prestissimo?
«A quattro anni. I miei mi avevano portato a fare qualche giro di prova, sulla minimoto. Da allora non ho più smesso».

Il suo idolo da piccolo?
«Troppo semplice: Valentino Rossi. Ricordo come fosse ieri il mio primo giorno di scuola: mi sono presentato con il suo zaino. È stato e continua ad essere ancora oggi il mio idolo in assoluto».

Ha anche avuto la fortuna di lavorarci.
«Esatto: dal 2014 al 2019 ho fatto parte della sua Academy. Lo incrociavo molto spesso, sia in palestra che in pista. È stata un'esperienza formativa di altissimo profilo. E con il suo Sky Racing Team VR46 ho coronato il sogno del debutto mondiale nel 2016: quello è stato per me il trampolino di lancio».

E Parma, in tutto questo?
«Sono nato a Montecchio, ma i ricordi più belli della mia infanzia si legano proprio a Parma: una città bellissima, dove conservo tanti amici veri. Anche se a dire il vero l'ho vissuta poco, visto che sono andato a vivere presto altrove».

Le capita di tornare qui?
«Quando posso, sempre molto volentieri. Se so che per raggiungere una destinazione devo passare da Parma, parto un paio d'ore prima: giusto per avere il tempo di ritemprarmi, passando del tempo con le persone cui voglio bene».

Il suo sogno da piccolo qual era?
«Di sogni se ne fanno tanti, quando si è bimbi: il mio era naturalmente quello di diventare un pilota professionista. Adesso che si è realizzato spero di poter continuare ad essere protagonista, e magari a vincere, ancora per tanti anni».

Vittorio Rotolo

© Riproduzione riservata

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