CONDANNA
Sente ancora il tonfo della porta che si chiude alle sue spalle. L'inizio dell'abisso. Chiusa in quel bagno di una discoteca di via Emilio Lepido, sbattuta contro la parete mentre lui le abbassa gli slip e poi la violenta. Sei mesi dopo, continua a sgranare quegli istanti infiniti di paura e dolore. Giulia (la chiameremo così), 18 anni, aveva detto più volte il suo no, l'aveva implorato, ma lui aveva fatto ciò che voleva in quei minuti che a lei erano sembrati un'eternità. Solo quando aveva sentito bussare insistentemente alla porta del bagno, si era fermato. Giulia era riuscita a sbloccare la serratura. E subito dopo aveva trovato la forza di parlarne con le amiche che quella sera erano andate con lei in discoteca, ma - soprattutto - di raccontare tutto ai poliziotti arrivati poco dopo nel locale. Arrestato e tuttora in carcere a Piacenza, il ragazzo - 22 anni, egiziano, residente nel Milanese - è stato condannato a 6 anni (con rito abbreviato) per violenza sessuale e lesioni dal gup Gabriella Orsi, quasi il doppio della pena richiesta dal pm Domenico Galli (3 anni e 4 mesi).
Lui e Giulia non si erano mai visti prima di quel sabato di dicembre del 2023. Lei era arrivata in discoteca insieme a due amiche: era stato il padre di una delle ragazze ad accompagnarle in auto da Reggio. Erano entrate verso le 22,30, quando il locale era ancora piuttosto vuoto. Ma un paio d'ore dopo la pista aveva cominciato a riempirsi, e anche loro avevano cominciato a ballare. I primi sguardi, qualche sorriso: così le ragazze avevano conosciuto tre giovani. E poco dopo si erano separate, perché Giulia aveva deciso di fare una pausa sigaretta fuori dal locale. Non aveva invitato il ragazzo che le si era avvicinato di più in pista e le aveva fatto qualche complimento. Ma lui l'aveva seguita fuori e poi, una volta ritornati nel locale, le aveva offerto un cocktail. E lì, seduti su un divanetto, aveva cominciato a baciarla allungando le mani.
Giulia non voleva. Si era alzata dicendogli che sarebbe uscita, anche perché cominciava a sentire un po' l'ebbrezza del cocktail. Ma lui l'aveva seguita. Poi, quando erano rientrati, aveva deciso di passare all'attacco. Di prendersi ciò che voleva. Aveva chiesto a Giulia di accompagnarlo in bagno e quando lei gli aveva detto che lo avrebbe aspettato al piano di sopra, le aveva afferrato il polso: «Dai, vieni». E aveva cominciato a trascinarla verso i bagni lì accanto. Poi, dentro a una delle toilette.
Altri baci. Ancora quelle mani che si intrufolavano ovunque. E Giulia che cercava di divincolarsi, mentre lui la bloccava sul gabinetto facendole sbattere la testa contro la parete. Lottava Giulia, riuscendo anche a mandare due messaggi a una delle amiche: «Aiuto, mi sta stuprando». La ragazza l'aveva subito chiamata, ma a quel punto lui le aveva strappato di mano il telefonino.
Prigioniera in pochi metri, Giulia. Le aveva sollevato il vestito mordendole anche un seno. E ogni volta che lui la spingeva verso il water, lei perdeva l'equilibrio. Finché era riuscito a portare a termine la violenza.
Solo quando aveva sentito bussare alla porta si era bloccato. «Non urlare», aveva intimato a Giulia. E si era rialzato i pantaloni. Prima che lei riuscisse a riaprire la porta. Sgusciando via. Mentre lui continuava a dire: «Non ho fatto niente». Ma Giulia lo aveva ripetuto il suo no in quel bagno. E il suo corpo aveva tentato di ribellarsi.
Georgia Azzali
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Fepa Spa
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata