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Missione

Seirs, andata e ritorno a Parma con un ferito ucraino

Seirs, andata e ritorno a Parma con un ferito ucraino

24 Luglio 2024, 03:01

La maggior parte della guerra, Andrii l'ha combattuta da ferito. Per 22 mesi sballottato da un ospedale all'altro, sempre alla portata degli attacchi russi, sempre sotto la minaccia di un'amputazione. Né a Kharkiv né a Kiev sono riusciti a guarirgli la gamba sinistra, crivellata dalle schegge di una bomba nel settembre del 2022. I medici ucraini hanno potuto solo metterci una pezza dopo l'altra, e forse è stata la sua forte tempra di soldato a far sì che sia bastato per tutto questo tempo. La speranza di Andrii si chiama ospedale Maggiore: irraggiungibile, se la stessa speranza non avesse i propri inviati. Ennesima corsa a Zàhony, alla frontiera tra Ungheria e Ucraina, per i volontari del S eirs. Per una volta, hanno viaggiato leggero (ma non del tutto a mani vuote) e ancora più veloci del solito, con un'automedica e un'ambulanza centro mobile di rianimazione, per tornare con il 42enne Andrii Semelit steso su una barella, ma con il sorriso in volto che sa di vittoria personale.

Una missione rapida, organizzata in tempi stretti grazie alla condivisione senza se e senza ma di tutte le parti coinvolte. «Il 13 luglio - ricorda Cesare Beghi, contattato dalla Gazzetta sulla via del rientro - Sergeii (Chernoval, l'avvocato-soldato ucraino a sua volta soccorso dal Seirs e sottoposto nel 2022 a due delicati interventi al Maggiore, in Ortopedia e in Chirurgia toracica, ndr), con il quale sono rimasto in contatto, mi ha parlato di un militare della Guardia nazionale che sarebbe stato amputato, se non fosse stato operato in Occidente». Il cardiochirurgo parmigiano consulente dello Stato maggiore della Difesa ha subito avuto l'ok di Luigi Iannaccone, presidente del Seirs del quale lui stesso fa parte. «La stessa domenica - aggiunge Beghi - ne ho parlato con il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Massimo Fabi e con il dottor Pietro Manotti, della Direzione sanitaria del Maggiore. Il giorno dopo la missione aveva incassato anche il loro sì».

Una settimana per i preparativi e poi la partenza: anticipata rispetto alle solite fatidiche 4. Luigi e Paolo Iannaccone, Cesare Beghi, Franco Zanichelli, Riccardo Trevisan e Natalia Kobyliatska hanno lasciato via Mantova alla mezzanotte di domenica. Davanti a loro, i 1300 chilometri ormai ben noti. «Siamo andati - dice Luigi Iannaccone - come sempre, quando ci viene proposto di soccorrere un paziente ad alta complessità». Già che c'erano, i volontari che hanno la sede nell'ex centro stampa della Gazzetta, hanno portato con sé un carico di materiali sanitari urgenti. Piccolo rispetto al solito, ma sempre prezioso. È stato lo stesso Chernoval ad accompagnare a Zàhony il ferito steso alla meglio in auto, su un materasso, per 1500 chilometri attraverso l'Ucraina. Per Sergeii, guarito alla perfezione, è stata anche l'occasione di ringraziare ancora una volta i volontari e la città che l'ha curato.

Ieri, poi il ritorno dei volontari a Parma, con arrivo in serata. Semelit è stato ricoverato agli Infettivi, prima di essere affidato alle cure degli ortopedici. «La ferita - spiega Beghi - è chiusa, ma vanno trattate due fistole. Non ci sono segni clamorosi di infezione e la gamba dovrebbe essere salvata». Da quasi due anni Andrii attende proprio questo. Ricognitore della Guardia nazionale, nel settembre del 2022, il 42enne ucraino era nascosto in una casa a Kharkiv con altri cinque commilitoni. All'improvviso, il gattino da lui adottato, si è divincolato dalle sue braccia, scappando. Andrii lo ha rincorso, temendo gli accadesse qualcosa. Il tempo di uscire, e la casa è stata centrata da una bomba. Dei cinque che erano con lui, solo uno, protetto da travi, è uscito vivo dalle macerie. È stato quest'ultimo a bloccare l'emorragia ad Andrii, colpito alla testa e in modo grave alla gamba. Si può dire che delle sette vite a sua disposizione, una il gattino l'abbia donata ad Andrii. Ora si tratta di rimetterla in piedi.

Roberto Longoni

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